Doppio Tardelli, triplo successo: il Superclásico è ancora brasiliano

Va al Brasile anche l’edizione 2014 del Superclássico das Américas, dopo le vittorie del 2011 e 2012: nell’inedito palcoscenico di Pechino decide la doppietta di Diego Tardelli. Messi sbaglia un rigore

 

Va ancora una volta al Brasile il Superclassico delle Americhe: da quando la coppa è rinata, nel 2011, a conquistarla è stata solo la Seleção. Nel ritrovato stadio Bird’s nest di Pechino, quasi abbandonato dopo le Olimpiadi, la scena è tutta per Diego Tardelli: il 29enne attaccante dell’Atlético Mineiro affonda l’Argentina con una rete per tempo. Dall’altra parte il protagonista è sempre lo stesso, stavolta in maniera diversa: Messi sbaglia infatti un rigore al 41′, sul punteggio di 1-0.

Tardelli festeggia i suoi primi gol in nazionale (Reuters)
Tardelli festeggia i suoi primi gol in nazionale (Reuters)

A Pechino si attendeva una notte piena di stelle, ma alla fine l’incontro è stato deciso da due comprimari: Diego Tardelli, soprattutto, autore dei due gol che hanno consegnato al Brasile la terza vittoria su tre edizioni del rinato Superclássico das Américas, ma anche Jefferson, che al 41′ del primo tempo ha parato il rigore calciato da Messi. Due giocatori dalla carriera lunga e vincente, apprezzati ma mai al punto da far di loro pezzi pregiati di mercato, che a Pechino hanno ottenuto le luci della ribalta e si candidano prepotentemente per occupare i due posti nevralgici della Seleção, il primo e l’ultimo, il portiere e la punta, che tanto hanno fatto penare i tifosi negli ultimi tempi.

A farsi preferire per lunghi tratti è in realtà la Selección: un gioco più veloce, fatto di pochi tocchi e molto movimento, che mette alle corde la difesa brasiliana graziata solo dalla serata no del Kun Agüero, autore di svariati errori decisamente non da lui. Non sbaglia invece Tardelli, che punisce gli avversari al primo spiraglio libero: un pasticcio della difesa consegna un pallone fin troppo invitante per un navigato lupo d’area di rigore, ed ecco servito l’1-0 poco prima della mezz’ora di gioco. Non passa però molto per l’occasione di pareggiare: al 40′ l’arbitro, il cinese Fan Qi, concede un rigore perlomeno dubbio dopo un contatto tra Danilo e di María; al dischetto si presenta Messi, che però si fa ipnotizzare da Jefferson. Il tramonto di Messi, fin qui letteralmente immarcabile, coincide con l’alba di Neymar: ad imperversare nel campo è ora il numero dieci verdeoro, pericolosissimo in almeno un paio di circostanze e soprattutto utile nell’ottenere moltissimi falli a favore.

Nel secondo tempo accade un curioso fenomeno: le squadre in campo sono l’esatto negativo della propria storia, un Brasile estremamente lucido ed organizzato, specialmente in difesa, ed un’Argentina all’attacco in ordine sparso, talentuosa ma svagata, specialmente in difesa. Segno dei tempi che cambiano, forse. A non cambiare è l’esito, e non cambia nemmeno il marcatore: è ancora Diego Tardelli a chiudere i conti, al 64′, deviando in rete dopo la spizzata di David Luiz. Alla fine Dunga concede al proprio attaccante una passerella, sostituendolo con Kaká, il giocatore più atteso della serata, che guadagna anche la fascia di capitano quando, a tempo ormai praticamente scaduto, anche Neymar abbandona il campo.

Il 2-0 prosegue la buona tradizione di Dunga nella partita più importante del Sud America: mai l’ex giocatore della Fiorentina ha perso contro l’Argentina da commissario tecnico. Buoni segnali per una nazionale che ha più che mai il bisogno di sentirsi nuovamente grande.

 

Tabellino

Brasile 2-0 Argentina

28′, 64′ Diego Tardelli

Brasile (4-2-3-1): Jefferson; Danilo, Miranda, David Luiz (90′ Gil), Filipe Luís; Elías, Luiz Gustavo; Oscar, Willian, Neymar (95′ Robinho); Diego Tardelli (82′ Kaká). CT: Dunga

Argentina (4-4-2): Romero; Zabaleta, Demichelis, Fernández, Rojo; Pereyra (75′ Pérez), Mascherano, Lamela (61′ Pastore), di María; Messi, Agüero (61′ Higuaín). CT: Martino

Arbitro: Qi (PRC)

Note

Messi rig/s 41′. Ammoniti: David Luiz, Danilo (B), Fernández, Mascherano (A); espulsi: nessuno.