Russia 2018: vince solo l’Uruguay, stop per Brasile e Argentina

Nazionale del Brasile

Il Mondiale entra nel vivo e tutte le cinque rappresentanti sudamericane hanno giocato la loro partita d’esordio. Di certo ci si aspettava qualcosa di più da tutte, soprattutto da Brasile e Argentina, le due rappresentative che più delle altre avrebbero le carte in regola per fare parecchia strada. Invece l’Albiceleste e la Seleção deludono, pareggiando nel primo turno di Russia 2018 due partite che erano anche riuscite a sbloccare per prime, contro Islanda e Svizzera. Nazionale del Brasile

Nel frattempo, l’unica compagine ad aver strappato i primi tre punti è stato l’Uruguay, al quale però è servito un episodio su calcio piazzato per avere la meglio di un buon Egitto, orfano di Salah ma comunque solido e organizzato. Perù e Colombia sono le deluse di giornata: entrambe sconfitta, vedono il loro cammino verso gli ottavi abbastanza complicato e sono chiamate a fare l’impresa nel secondo turno, più difficile per i peruviani (che troveranno la Francia) che non per la Colombia, chiamata comunque all’assalto della Polonia.

Delusione Argentina: pari in rimonta e tante polemiche

A distanza di giorni non si placano le polemiche per l’1-1 dell’Argentina all’esordio contro l’Islanda. L’Albiceleste di Jorge Sampaoli affronta una avversaria solida, quadrata e organizzata, che con i muscoli e il cervello mette in difficoltà per tutto l’arco del match la selezione guidata da Messi. È proprio Messi a “tradire” i suoi compagni a metà ripresa, facendosi parare da Halldorsson il rigore della possibile vittoria, ma più in generale non è stata l’Argentina che tutti ci aspettavamo.

Manovra lenta, compassata, i giocatori argentini arrivavano sempre dopo sul pallone e nel momento in cui l’Islanda ha preso le contromisure, Messi e soci non sono più riusciti a creare nulla. Eppure la partita era cominciata abbastanza bene, con un paio di infilate centrali dettate proprio dalla Pulga, bravo a districarsi tra le linee islandesi per creare superiorità numerica e trovare l’ultimo passaggio per Aguero, il referente offensivo della squadra. Proprio il Kun stappa la contesa intorno al 20°minuto: Messi lavora una palla sulla trequarti e apre a sinistra per Tagliafico, bravo a trovare una linea di passaggio tesa, sul filo del fuorigioco, per un pallone che Aguero scaglia sotto la traversa con violenza. Il vantaggio è meritato, ma da qui in poi l’Argentina si spegna col passare dei minuti. L’Islanda invece prende coraggio, e poco dopo la mezz’ora, complice una doppia papera di Caballero (a proposito, siamo sicuri che sia meglio di Armani?), Finbogasson trova il jolly sotto porta che vale l’1-1.

Sampaoli inizia la girandola di cambi inserendo Banega all’inizio della ripresa: il centrocampo argentino fatica a velocizzare l’azione e l’ex Inter, nelle fantasie del ct, dovrebbe essere quello in grado di dare il cambio di passo. L’Islanda però difende a due linee strette e ingabbia le fasce, costringendo l’Argentina a buttarsi in un imbuto centrale senza sbocchi. Nonostante ciò, arriva l’episodio contestato del rigore, concesso dopo un veloce VAR check: dal dischetto si presenta Messi che calcia alla sua sinistra, ma il tiro non è angolatissimo e Halldorsson si trasforma nell’eroe di serata parando un rigore al fenomeno del Barcellona.

L’ingresso di Pavon, che dovrebbe essere proposto titolare contro la Croazia, ravviva un po’ la manovra: imprevedibile, l’esterno del Boca Juniors crea un paio di presupposti interessanti che né Aguero né, in seguito, Higuain riescono a sfruttare. Il risultato? Fischi e critiche, per un punto che fa felice solo la nazionale diretta da Hallgrimsson.

Coutinho non basta: il Brasile delude, pioggia di critiche su Neymar

Sulla falsariga della partita che il giorno prima aveva visto protagonista in negativo l’Argentina, anche il Brasile scatena critiche e contestazioni da parte di media e stampa locale. La Seleção di Tite non va oltre l’1-1 contro la Svizzera, in una partita che fino al fischio di inizio era stata caricata come se fosse il primo appuntamento del cammino verso una finale che sembrava scontata.

Invece il campo ha detto cose diverse: il 4-1-4-1 di Tite viene ingabbiato bene dall’organizzazione difensiva di Petkovic, bravo a costruire una gabbia attorno a Neymar attorno al quale, a turno, c’erano sempre due tra Behrami, Xhaka e Dzemaili ad andare al raddoppio sistematico. Così la pericolosità di O’Ney è stata molto limitata, visto che la prestazione dell’asso del PSG verrà ricordata più per i falli subiti e per le giocate fini a loro stesse tentate, che non per l’effettiva utilità in funzione della squadra. Il Brasile parte bene, creando un paio di presupposti interessanti, poi ci pensa Coutinho – con un gol straordinario – ad aprire le danze: il centrocampista del Barcellona riceve palla sulla sinistra e, dopo essersi accentrato, sgancia un destro imprendibile che va a insaccarsi sul secono palo, imprendibile per Sommer.

Il gol sembra esaltare Neymar e soci, che nel piano partita originale avrebbero dovuto attendere la Svizzera per poi colpirla negli spazi in ripartenza, e invece – complice qualche errore di troppo – il Brasile si limita a gestire il risultato, facendosi rimontare nel secondo tempo, su situazione di palla da fermo.

Da un calcio d’angolo battuto da destra, Shaqiri pesca Zuber indisturbato in area: il laterale dell’Hoffenheim di testa impatta la gara, appoggiandosi però su Miranda. Le protesta brasiliane si fanno veementi, ma l’arbitro – dopo aver consultato il Var – concede il gol non ritenendo il contatto decisivo.

Tite, anziché giocarsi la carta Douglas Costa, prova a vincerla inserendo tra le linee Renato Augusto, suo pupillo al Corinthians, ma gli unici due giocatori che sembrano aver qualcosa in più sono Marcelo e Willian, ovvero l’intera cerniera sinistra. Nel finale il Brasile si butta vanti cercando l’episodio per vincere, ma né Thiago Silva né Neymar, in mischia e su calcio da fermo, riescono a trovare la situazione sperata.

Gimenez all’ultimo respiro, l’Uruguay batte l’Egitto

Una partita sostanzialmente brutta, senza particolari emozioni, con un Suarez che ha fallito tutto il fallibile. Il ricordo di Uruguay – Egitto rischiava di essere questo. Rischiava, fino al 90°: dalla destra Carlos Sanchez, subentrato a un pessimo De Arrascaeta, calcia un angolo di quelli che hanno fatto le fortune del River Plate in passato. La palla spiove in area tesa e potente, l’Egitto sbaglia le marcature e in mezzo all’area, tra le tante testa, spunta quella di Josema Gimenez: l’inzuccata del centrale dell’Atletico Madrid è potente e imprendibile, forse punisce eccessivamente l’Egitto, ma regala alla Celeste tre punti fondamentali in chiave ottavi di finale.

L’esultanza di Tabarez che entra in campo in stampelle è la foto perfetta di questa partita. Il Maestro propone ancora il suo 4-4-2 molto ibrido, con De Arrascaeta fino esterno che in fase difensiva rimane largo a sinistra, ma in costruzione diventa un trequartista a supporto di Suarez e Cavani. La prova del classe ‘94 non sarà indimenticabile, così come quella di Nandez: è proprio cambiando entrambi che Tabarez vince la partita. Il Cebolla Rodriguez dà più imprevedibilità alla manovra, tra le linee svaria in orizzontale e apre spesso la difesa avversaria. Sanchez, che si posiziona mezzala destra, col suo piede butta dentro diversi palloni interessanti, l’ultimo dei quali si trasforma nell’assist per Gimenez. Un gol importante, che scatena il bellissimo abbraccio collettivo. L’Uruguay, come ben sapete, non muore mai.

 Errori, sfortuna e Schmeichel: il Perù sbatte contro la Danimarca

Ci si aspettava forse qualcosa in più dall’esordio del Perù, in un match che la Blanquirroja doveva vincere in quanto quasi uno spareggio per il secondo posto del girone. Invece la truppa di Ricardo Gareca cade vittima dei propri errori: quello grossolano lo commette Cueva, sparando alle stelle il possibile rigore dell’1-0, concesso proprio sul finire del primo tempo per atterramento dello stesso trequartista del San Paolo. Il secondo, probabilmente, è quello di Gareca, che lascia in panchina Guerrero – reduce da 155 minuti su 180 giocati in amichevole – inserendolo solo nell’ultima mezz’ora scarsa di partita. L’ingresso del Depredador ha cambiato volto a un Perù generoso ma troppo timido negli ultimi metri ma non solo, visto il gol sfiorato di tacco che avrebbe fatto scendere l’intero stadio.

Invece a risolvere il match ci ha pensato Pione Sisto, con un contropiede letale in tre contro due dopo che il Perù, come spesso accade, si trovava tutto nella metà campo avversaria. Una situazione di gioco grottesca, ma che già in passato si è verificata. Contro la Francia servirà davvero un miracolo, ma l’impressione è che l’avventura russa della Banda sia già al capolinea.

James non c’è e il Giappone ne approfitta: Colombia ko

La Colombia perde 2-1 all’esordio contro un buon Giappone, in un match complicato dall’espulsione di Carlos Sanchez arrivata dopo tre minuti di gioco. Il centrocampista del Getafe interviene con il braccio in area fermando il possibile vantaggio nipponico, in una situazione di gioco sotto pressione per via dell’errore in disimpegno dell’altro Sanchez, Davinson. Il rosso sventolato dall’arbitro cambia sin da subito l’inerzia della partita, con Kagawa che dagli undici metri trasforma il penalty costringendo la Colombia a rincorrere.

Il pari però arriva, poco dopo la mezz’ora: Quintero calcia una punizione rasoterra sulla quale Kawashima interviene in ritardo, togliendo la palla dalla porta quando quest’ultima aveva già superato la linea. Nella ripresa la Colombia cala fisicamente, e nemmeno l’ingresso di James – acciaccato e escluso dall’undici titolare – riesce a proteggere un punto tanto importante quanto prezioso. Il Giappone trova il 2-1 con Osako, di testa da calcio d’angolo: l’attaccante ex Colonia svetta, nonostante la statura, sopra la testa di Arias, segnando il gol decisivo di un match che complica il cammino cafetero verso gli ottavi.