Russia 2018: Brasile e Uruguay ai quarti, fuori Argentina e Colombia

Brasile - Messico

Con il Perù che aveva già salutato la competizione la settimana scorsa, dopo aver collezionato solo tre punti in due partite, anche Argentina e Colombia salutano Russia 2018. L’Albiceleste perde Brasile - Messicouna partita pirotecnica contro la Francia, evidenziando tutti i difetti già messi in mostra nelle tre precedenti uscite, mentre per i Cafeteros sono fatali i calci di rigore in una sfida molto equilibrata, persa poi contro l’Inghilterra. Così, dentro, rimangono solo Brasile e Uruguay: la Seleção offre una prestazione solida e quadrata, andando a strappare il pass per i quarti di finale eliminando il Messico, facendosi trascinare dalle giocate di Neymar e dall’ottima intelaiatura di gioco e organizzazione cucita attorno alla squadra da Tite. Organizzazione che è il pezzo forte anche dell’Uruguay: la Celeste elimina Cristiano Ronaldo e il suo Portogallo con una doppietta spettacolare firmata Cavani, sul quale però pende la scure di un infortunio muscolare. Probabilmente contro la Francia il Matador non ci sarà, e se così fosse l’Uruguay perderebbe sul più bello una delle armi più pericolose a sua disposizione.

Brasile, basta Neymar a sprazzi: Messico ko e quarto blindato

Il Brasile di Tite mette insieme la terza vittoria in quattro partite. La Seleção non ruberà l’occhio ma è terribilmente concreta: dopo i sette punti conquistati nel girone, è arrivato anche il 2-0 rifilato alla Tricolor, figlio di una partita tatticamente perfetta nella quale il Messico ha imposto il proprio gioco solo nei primi venti minuti di gara. Brasile confermato col 4231, in modo da andare a intasare al meglio gli spazi e chiudere ogni focolaio in costruzione degli avversari. Casemiro è il metronomo della squadra e, per mettere più chili alla mediana, Tite gli affianca Paulinho, in modo da avere una trequarti qualitativamente superiore a fare danni tra le linee.

Neymar all’inizio non carbura, così le iniziative migliori le porta ancora una volta Coutinho, vera spina nel fianco della difesa messicana. Il centrocampista del Barcellona tenta un paio di tiri da fuori e mette in mostra tutto il meglio del proprio repertorio, creando continuamente superiorità numerica e mandando in porta con facilità un paio di suoi compagni. Dall’altra parte però c’è un Ochoa in formato mondiale: il portiere messicano si esalta sempre quando gioca con la Tri e, anche questa volta, riesce a sfoderare alcuni interventi degni di nota. Il primo è su Gabriel Jesus, una parata di istinto togliendo dall’angolino una palla ben calciata dal numero 9 verdeoro. Poi Ochoa si ripete su Coutinho, prima di chiudere il primo tempo murando un tentativo di Paulinho.

La ripresa però si apre con un Brasile più tonico e aggressivo: al sesto minuto arriva anche il gol del vantaggio, segnato da Neymar bravo a sfruttare uno spunto personale di Willian. Già, perché dopo un primo tempo di rodaggio, l’esterno del Chelsea esplode nel secondo tempo spaccando letteralmente in due la partita. Al 51° riceve palla da Casemiro e, con un’accellerazione, si porta via due avversari sulla sinistra, trovando una palla tagliata precisa sulla quale Neymar non deve fare altro che mettere un piede. Il gol scuote il Messico, costretto però a scoprirsi. E, va detto, non è che la Tricolor crei granché, se non qualche sporadico tentativo ben arginato dalla difesa verdeoro. Tite manda in campo Fernandinho e Firmino, ed è proprio da loro che – nel recupero – nasce il gol del raddoppio: il centrocampista guida una transizione offensiva in campo aperto, allarga per Neymar che a sua volta, rientrando sul destro, pesca Firmino sul secondo palo.

Il match è in ghiaccio, perciò c’è solo più spazio per l’ammonizione, pesante, a Casemiro: il mediano non giocherà il quarto di finale, in programma sabato, contro il Belgio. Una perdita pesante, che il Brasile dovrà essere bravo ad affrontare.

Ciao ciao Messi: Mbappè e la Francia eliminano l’Argentina

Che la corsa dell’Argentina si sarebbe fermata agli ottavi di finale era molto probabile. Anzi, la vittoria sulla Nigeria sapeva di palliativo proprio per questo: pur avendo passato il turno, l’ostacolo francese sembrava assolutamente insormontabile per una squadra che, nel girone, aveva palesato difficoltà enormi.

Eppure, forse proprio perché non aveva nulla da perdere, l’Albiceleste è riuscita – seppur marginalmente – a sfruttare le amnesie difensive della Francia, cadendo 4-3 in una partita dove entrambi i reparti arretrati non hanno mostrato un grande spettacolo.

Dopo tredici minuti la Francia è già avanti: Mbappè riceve palla sulla trequarti difensiva e apre il gas in ripartenza, andando a toccare i 34 km/h in progressione. La punta del PSG semina diversi avversari e, quando entra in area, viene agganciato da Rojo: per l’arbitro è rigore e, sul dischetto, si presenta Griezmann, bravo a trasformare con freddezza la palla del vantaggio.

Anche se la gara sembra incanalata verso i binari francesi, l’Argentina – con Messi falso nueve e tutti gli attaccanti in panchina – sembra avere almeno un sussulto di orgoglio. Così, pochi minuti dopo, Banega pesca bene Di Maria, bravo a incunearsi nella difesa francese per battere Llloris.

Poi Mercado, uno dei gregari, pesca il jolly del pareggio, ma poco dopo è Benjamin Pavard a inventarsi la rete più bella di tutto il mondiale: sul cross spiovente dalla sinistra, il terzino dello Stoccarda impatta al volo in contro balzo, andando a togliere le ragnatele all’incrocio dei pali della porta difesa da Armani. All’ora di gioco il risultato è di 2-2, per cui serve qualche invenzione per sbloccare definitivamente i giochi.

Ci pensa, ovviamente, Mbappè, che nell’arco di quattro minuti segna una bellissima doppietta andando prima a costruirsi la rete del vantaggio, per poi sfruttare in pieno l’assist di Giroud, mettendo in ghiaccio il match. Match che, nel finale, la Francia riapre da sola con un suicidio difensivo e una palla regalata a Messi, l’ultima del mondiale della Pulga, terminato con l’assist vincente ad Aguero.

L’Argentina torna a casa con le ossa rotte: Sampaoli ha annunciato che non si dimetterà, Mascherano lascerà la nazionale e Messi si prenderà almeno un anno sabbatico. In vista della Copa America del prossimo anno, ci sarà molto da lavorare.

Troppo Cavani per il Portogallo: Uruguay ai quarti, Cristiano Ronaldo a casa

Uruguay – Portogallo è stata la partita di Edinson Cavani. Il centravanti del PSG ha risolto una partita che la Celeste ha interpretato in maniera praticamente perfetta, senza rischiare nulla e capitolando con sfortuna nell’unica vera occasione creata dai lusitani. Una serata di gioia, per la qualificazione, che poi si è trasformata in preoccupazione per l’infortunio che ha costretto il Matador ad abbandonare il campo a metà secondo tempo: la gamba tira e Cavani chiede il cambio, gettando nello sconforto un intero paese che, adesso, potrebbe non vedere in campo il proprio beniamino nel quarto contro la Francia.

Tabarez mette in campo la solita squadra solida e organizzata, quadrata quando interpreta la fase difensiva e soprattutto dotata di uno spirito di abnegazione incredibile. Bentancur fa l’enganche e collega i reparti, andando spesso a rifinire l’azione per le due superstar offensive dell’Uruguay. Se Suarez gioca una gara preziosa principalmente per corsa e sacrificio, Cavani mette in difficoltà – spesso da solo – l’intera difesa avversaria. Dopo una ventina di minuti il Pistolero, servito molto bene da Bentancur, apre un piatto destro tesissimo che arriva sul secondo palo, dove Cavani di testa batte Rui Patricio per la rete del vantaggio.

Da qui in poi la gara cambia: il Portogallo, tradito da tutti i suoi uomini migliori, tenta di fare la partita ma sbatte costantemente contro il muro celeste alzato da Godin e soci, mentre l’Uruguay si accontenta di controllare. Così, a metà ripresa, sugli sviluppi di angolo è Pepe a svettare più alto di tutti trovando il gol del pareggio.

Finita? Macché. Questo Uruguay ha risorse mentali infinite e, poco dopo, con Bentancur arma la partenza della vittoria: lo juventino apre sulla sinistra per l’accorrente Cavani che, una volta rientrato, sgancia un interno destro sul secondo palo imprendibile per Rui Patricio. È il gol vittoria, arrivato prima dell’infortunio che ha fermato un paese intero. Cavani non sta bene e, contro la Francia, potrebbe non esserci.

Il sogno quarti si infrange ai rigori: Uribe e Bacca condannano la Colombia, avanti l’Inghilterra

Per Matias Uribe e Carlos Bacca la notte post partita non dev’essere stata facile. I loro rigori falliti, arrivati subito dopo l’errore inglese dal dischetto, hanno condannato la Colombia all’eliminazione da Russia 2018. L’obiettivo di eguagliare i quarti di finale è quindi stato mancato, per una nazionale che, forse, ha raccolto meno di quanto potesse da una generazione molto generosa di talento.

Va detto che i 120 minuti non avevano dato grandi indicazioni: senza James, spedito in tribuna per infortunio, i Cafeteros hanno provato a fare il loro gioco ma mancava l’uomo in più, quello in grado di accendere la luce in ogni momento. Così al rigore di Kane ha risposto Yerri Mina al 95°, in una delle poche situazioni estemporanee create da fermo dalla Colombia. Pekerman ha affidato la regia della squadra a Quintero, generoso ma male assistito, e più in generale ha patito l’assenza di un leader carismatico in mezzo al campo.

La lotteria dei rigori è stata solo una naturale evoluzione: la traversa di Uribe ha acceso il campanello d’allarme, la ciabattata centrale di Bacca ha certificato l’eliminazione, tra mille rimpianti per ciò che sarebbe potuto essere.