River Plate, l’emozionante addio del Trapíto

13235928_10206317408555394_535882850_n

Di Lorenzo Ciccotosto

Trapíto, Trapíto, Trapíto…”. Capisci che sei inevitabilmente, inequivocabilmente ed irrimediabilmente nel cuore dei tifosi quando esci dal campo così, con l’ovazione dei 50.000 del Monumentàl a fare da contorno e da cornice ad un quadro bellissimo, con 6 trofei sul groppone di cui sei stato artefice in gran parte, con le tue parate al limite della logica e della fisica e, soprattutto, con il tuo liderazgo silenzioso, la tua personalità forte e la tua professionalità imbarazzante per quanto unica.

Questo è Marcelo Barovero, Trapíto per tutti, un portiere con un passato al Velez (121 presenze e 97 gol subiti con la maglia bianco blu), arrivato nel club più grande del paese in punta di piedi ed andato via da gigante, tra le lacrime sue e di chi sa che la partita dell’altroieri contro il Gimnasia è stata l’ultima con quell’uomo esile e spigoloso tra i gloriosi pali della porta che domina il Rio de la Plata, la porta che da le spalle all’altrettanto gloriosa Sivori, la tribuna che accoglie la barra brava del Millonario.

Sono tanti i momenti che potrebbero rendere l’idea di quanto grande, enorme sia stato questo portiere per questa squadra,dai miracoli in Sudamericana al decisivo contributo dato nel Final 2014 poi vinto, fino ad arrivare a quella notte fantastica, quella notte di Libertadores quando l’attaccante boquense Gigliotti provò a bucarlo con un rigore: traiettoria battezzata perfettamente da Marcelo, rigore respinto e tanti saluti a chi ancora piange per quel rigore sbagliato, costato poi la Coppa a vantaggio di chi, storicamente, è più grande. Tra il 2014 ed il 2016 Barovero ha vinto una moltitudine di titoli sia di squadra che individuali, come quello di miglior giocatore della Recopa Sudamericana del 2015, membro dell’11 ideale della Copa Libertadores 2015, membro del’11 ideale del Sudamerica nel 2015 e, dulcis in fundo, la settima piazza nella Top 10 dei portieri mondiali, titolo conferitogli dall’IFFHS sempre nel 2015 a coronamento di un’annata speciale, fuori dai comuni standard di ogni portiere di questo livello. La partita contro il lobo, che lo ha visto sostituito nella seconda frazione di gioco affinchè il pubblico gli regalasse l’ovazione che si è ampiamente meritato in questi quattro anni, ha assunto altresì un significato importante, un probabile passaggio di consegne all’ormai ex secondo Augusto Batalla, promettente pibe nato e cresciuto nel vivaio del club agli ordini di Ubaldo “Pato” Fillol, leggenda vivente del club ed attuale preparatore di tutti i portieri delle giovanili.

Le motivazioni dell’addio sono più di una, probabilmente si è compiuto un ciclo con questa maglia e la voglia di soddisfare nuovi stimoli è tanta, magari in un campionato come quello messicano (indiscrezioni lasciano pensare che la destinazione di Trapito sia proprio quella) dove la pressione e le aspettative sono minori rispetto a quelle presenti in Argentina, a maggior ragione se indossi una maglia unica come quella del Millo. “Lo mas grande que me pasò, todo esto es inolvidable” ha sussurrato emozionato e con le lacrime agli occhi Trapíto a fine partita, dopo aver regalato i suoi guantoni al Muneco Gallardo, che tanta fiducia incondizionata ha dato nel tempo a questo grande portiere, anche nei momenti più bui come quelli di questo semestre. Grazie di tutto, hasta siempre Trapíto.