Rinascita in poche mosse

Il 19 agosto è un giorno importante per i tifosi del Quilmes. Nel 1961 alcuni tifosi del club argentino entrarono in un birrificio e, per scherzo, chiesero al padrone di procurare lo cinquantamila etichette di birra. Lo scopo era farle entrare allo stadio per creare una coreografia. L’iniziativa riuscì, e fu quel giorno che – per la prima volta nel calcio argentino – una tifoseria mise su uno spettacolo per accogliere la propria squadra.

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Quest’anno il “dìa del hincha de Quilmes” è stato festeggiato con altro spirito; due settimane prima la squadra sembrava (anzi, lo era) sull’orlo di una crisi sportiva e tecnica senza

precedenti, pari forse solo a quella che nel 2011 fece crollare il Cervezero in Primera B dopo una stagione disastrosa. Il presidente Anibal Fernandez, politico militante del Partito Justicialista e molto vicino alla famiglia Kirchner, decide di affrontare la situazione di petto; la sera del 20 luglio si riunisce con Julio Cesar Falcioni comunicandogli l’esonero. L’ex tecnico del Boca Juniors accetta di buon grado, e i bene informati raccontano di come – prima di andare via – Falcioni chiede a Fernandez se ha già in mente un sostituto. Risposta? Facundo Sava.
El Colorado, uno tra gli allenatori più giovani del campionato (nonché tra i più promettenti del calcio sudamericano), è uno che tende sempre ad accettare le sfide complicate. Il Quilmes naviga in bassa classifica senza particolari sussulti vitali, e pur non rischiando la retrocessione, ci sono importanti punti promedio da conquistare in vista del prossimo anno. L’impatto di Sava è straordinario, tanto che ad oggi in campionato il Quilmes non ha ancora perso da quando il nuovo allenatore è in panchina. La parabola di Sava è molto interessante, e paradossalmente si può affermare di come abbia fatto molto di più in un lustro passato in panchina che non da giocatore. Quando, tra l’altro, passò anche da Quilmes.
Quando sono stato contattato non ho avuto dubbi – ha detto recentemente ad Oléconosco Quilmes, conosco il campionato e so come si lavora sotto pressione“. In effetti Sava ha poco da imparare, nonostante l’età; Dopo aver smesso nel 2010 si mette subito sal lavoro per abilitarsi come dt, e nemmeno due anni dopo arriva la chiamata dal San Martìn, alla disperata ricerca di punti salvezza. Il miracolo non avviene, ma l’anno dopo la risalita è trionfale così come la salvezza successiva. La tappa successiva è Santa Fe, sponda Union, un altro caso di società in caduta libera. Il Tatengue non vinceva da ventitré partite, Sava arriva e catechizza il gruppo (“Anziché deprimerci, impariamo dagli errori” è uno dei suoi motti) che pochi giorni dopo dà lezione di calcio al Boca Juniors, battuto 3-1 alla Bombonera. La retrocessione arriva ugualmente, ma prima l’Union riesce anche a vincere un “clasìco” contro i rivali del Colon. I risultati non gli danno ragione, ma l’O’Higgins – fresco campione cileno con il Toto Berizzo in panca – lo chiama, per poi esonerarlo dopo un Apertura discreto (qualificazione alla Liguilla per la Libertadores) e un Clausura iniziato senza sconfitte: “Ancora oggi mi chiedo il perché – ricorda il tecnico – ma a posteriori posso dire che è andata bene così“.
Già, perché a Quilmes i musi lunghi si sono trasformati in sorrisi, lo stadio si riempie e la squadra gioca un calcio gradevole. Per arrivare a questo non ci è voluto troppo tempo, ma un grande lavoro psicologico. Al primo allenamento Sava prende tutto il gruppo e lo riunisce in mezzo al campo: “Volevo vedere tutti negli occhi e capire chi avrebbe potuto farmi comodo e chi no – racconta nell’interessantissima intervista ad Oléio voglio solo gente che crede nel gruppo e nel progetto“. Il primo a farne le spese è Diego Buonanotte, crack mai esploso nonostante l’arrivo in pompa magna; l’enano, talento cristallino tanto quanta la sua discontinuità, dopo le prime giornate ha fatto a pungi con un fastidio alla caviglia che sembra essere diventato, alla lunga, una scusa per non giocare. Il secondo passo è stato parlare con i senatori; Rodrigo Braña, capitano ed anima del Quilmes, è il primo a farsi avanti (“Conquistare la fiducia di Rodrigo era il primo passo, perché lui è il Quilmes“, dice Sava), poi è toccato a Claudio Bieler, uno che più volte aveva ribadito a Falcioni l’intenzione di tornare in Ecuador. Il resto lo ha fatto un coeso, comandato dalla personalità di Joel Carli in difesa e dalle invenzioni di Rodrigo Gomez; è il Droopy la vera arma in più del Quilmes, perché da esterno riesce a fare la differenza. Specialista dei calci piazzati, Gomez ha tatuato sul cuore il pedigree doc dell’Argentinos Juniors, club che lo ha cresciuto, ma oggi incanta con le sue giocate (e le sue punizioni) il Centenario.
Il 4-5-1 di Sava non ruba l’occhio più di tanto, ma sottolinea organizzazione e soprattutto certifica come fare le cose semplici, in modo adeguato, paghi più di ogni altro atteggiamento. “Con il presidente siamo d’accordo che il gruppo non verrà smantellato – chiosa Sava – perché con pochi soldi dobbiamo cercare di cambiare il meno possibile“. Negli scorsi giorni hanno rinnovato il contratto Perez Guedes e Romero, i due pilastri della mediana che agiscono davanti a Braña, con il compito di fare le due fasi ad intermittenza. Il prossimo a vincolarsi per un altro biennio sarà Canelo, autore di alcuni gol molto pesanti, mentre l’unico a lasciare Quilmes molto probabilmente sarà Walter Benitez, talentuoso portiere classe 1993, per il quale si parla addirittura di Liga spagnola. Tutto questo però, alla fine di un percorso che durerà ancora un mese, nel quale il Cervezero troverà quattro avversarie sulla carta abbordabili, con la certezza già acquisita di disputare la Liguilla per entrare in Sudamericana.