Perù, apoteosi Cristal: allo Sporting il titolo 2016

 

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dal nostro inviato speciale a Lima Davide Bozzano

Titolo numero 18 per lo Sporting Cristal, la compagine sicuramente più regolare in Perù come testimoniano le finali raggiunte nelle ultime cinque stagioni. Nell’epilogo finale di una stagione lunghissima… 44 giornate più semifinali e finali (troppe se consideriamo che il campionato si è anche fermato più volte per la Coppa America e le qualificazioni mondiali), nel “remake” dello scorso anno si affrontano nuovamente “limenos” e Melgar, sicuramente le due compagini più solide e continue viste nel 2016. La vendetta si sa… è un piatto che va servito freddo e stavolta la doppia sfida finale arride a “los bajopontinos” solo grazie al gol in trasferta che vale doppio dopo l’1-1 dell’andata e lo 0-0 del ritorno. Una stagione strana e particolare quella di Soso, “nocchiero” argentino di dichiarata filosofia bielsiana. Un avvio non dei più trascendentali, una buona parte centrale di stagione, una flessione a trequarti del torneo tanto seria da mettere addirittura in discussione la panchina celeste ed il crescente finale sicuro ed autoritario. Come da dna delle ultime stagione, il Cristal si conferma squadra che segna tanto (seconda nella “regular season” dietro all’Universitario) pur non portando nessun elemento nei primi cinque della classifica cannonieri. Cambia solo il modulo: il 4-2-3-1 visto soprattutto nel finale dopo lo storico 4-3-3 da anni specialità della casa. Una autentica cooperativa del gol quella “bajopontina” dove tutti, portieri esclusi, vengono messi nelle condizioni di offendere oltre che difendere, in un gioco fatto soprattutto di possesso palla non solo fine a se stesso e verticalizzazioni continue. Un successo meritato, come meritato sarebbe stato in caso di successo rossonero (quindi… onore ai vincitori, ma anche ai vinti), vista la clamorosa e caparbia regolarità “arequipena” mostrata dopo un disastroso avvio di stagione fra campionato e Coppa Libertadores. I ragazzi di Soso, in particolare, gestiscono al meglio una gara di ritorno resasi a dir poco difficile e scabrosa dopo l’ingenuità commessa da Revoledo (secondo giallo per un fallo inutile), che costringe il sodalizio del Rimac a giocare 49’ (recupero compreso) in inferiorità numerica. Ed è proprio qui che il tecnico argentino compie un autentico capolavoro, organizzando gioco e difesa con meccanismi e chiusure precise e puntuali come un orologio svizzero. Costretto a difendersi, però, l’allenatore argentino non disdegna mai la fase offensiva quando può, anche nel finale… quando nonostante l’inferiorità numerica inserisce la punta Silva per un centrocampista, capitan Lobatòn. Che i frettolosi detrattori pronti a chiederne lo “scalpo” due mesi fa circa si cospargano il capo di cenere e facciano pubblica ammenda…

Ma andiamo con ordine e veniamo alla cronaca dell’ultimo atto del massimo torneo peruviano. Nessuna novità sui due fronti, con entrambe le compagini che schierano l’undici paventato alla vigilia. Il tecnico argentino Soso opta con un 4-2-3-1 che prevede Penny fra i pali, Cazulo ed Abram centrali con Revoledo e Céspedes laterali, Ballòn ed Aquino mediani davanti alla difesa, con il trio Calcaterra – Lobatòn – Ramùa dietro all’unica punta Ifràn. Sull’altra sponda “el cabezòn” Reynoso risponde con un 4-5-1 che prevede Alvarez in porta, in difesa da destra a sinistra Leudo – Santamarìa – Quina – Loyola, un centrocampo folto con in mezzo Arias – Torres – Hinostroza ed Arce e Fernàndez esterni, con Cuesta centravanti. Nella prima mezzora, causa probabilmente l’alta posta in palio, si affrontano due squadre particolarmente contratte e nervose, con entrambe che cercando di impadronirsi del “pallino” del gioco senza però creare azioni particolarmente degne di nota. Passate le canoniche fasi di studio, i padroni di casa provano a spingere sull’acceleratore e vanno vicini al vantaggio in due occasioni: al 35’ è Ifràn a sfiorare il palo con una bella rovesciata in area, mentre cinque minuti più tardi è Aquino a costringere Alvarez ad un difficile intervento in angolo con una pregevole conclusione da fuori area. Poco prima di andare al riposo risponde il Melgar con Arce, che manca d’un soffio l’aggancio in area con un’intelligente incursione in area sul traversone dalla sinistra del colombiano Fernàndez.

La ripresa si apre subito con un episodio che potrebbe dare una svolta ad un match equilibrato e tattico: al 46’, infatti, un ingenuo Revoredo incappa nella seconda ammonizione per un fallo quasi all’altezza della metà campo ed inguaia così i compagni di squadra costretti a giocare praticamente tutto il secondo tempo in inferiorità numerica. Soso corre ai ripari e sostituisce l’unica punta (Ifràn) con un trequartista (Costa), optando così per il “falso nueve”. Da qui in poi sarà un assalto… “all’arma bianca” da parte dei rossoneri, poco lucidi però negli ultimi trenta metri. Le uniche occasioni capitano sui piedi di Hinostroza (60’) e Cuesta (83’), entrambi però imprecisi al momento della conclusione. Nel finale sono “los cerveceros” a lamentarsi per la mancata espulsione di Loyola per un fallo da ultimo uomo sull’uruguagio Costa. Nel concitato finale, il Cristal non corre più sostanziali rischi e si aggiudica così meritatamente il diciottesimo titolo della sua storia. Sic transit gloria mundi