Messico: maldicion del liderazgo battuta, America Campione!

AmericaTogliete i soldi, le TV, i mega ingacci a sei zeri, le auto di lusso e pure i villoni.
Togliete le varie tessere del tifoso, i divieti (più o meno giustificati), i mega sponsor, i ricatti, le polemiche.
Togliete l’ordine, l’organizzazione di gioco, la classe, la leziosità.
Togliete i fari del calcio che conta, del calcio che fa business, di quello che vende e riempie (riempie?) gli stadi.
Mettete un paese con mille problemi, di quelli veri però. Povertà, corruzione, criminalità, droga. Scegliete voi.

Il Messico non è un paese facile. Il Messico non è un calcio per tutti. Spendi 6 interminabili mesi giocando 17 partite in lungo ed in largo ed alla fine devi anche sorbirti la tortura dei playoff (andata e ritorno ovviamente). Dalla prima all’ottava tutte devono passare dalla liguilla, senza favoritismi di posizione.

Chissa cosa ha pensato Antonio el turco Mohamed quando pochi minuti prima del match ha visto trionfare il “suo” Huracan nello spareggio decisivo per salire in Primera. Sicuramente gli è scesa una lacrima e con essa un pensiero fisso: quello di ribaltare la sconfitta dell’andata e far diventare questo il giorno più bello della sua carriera.

Allo stadio Azteca, terzo al mondo per capienza, è tutto pronto. La partita è vibrante, le aquile dominano il campo e vanno due volte vicinissime al gol, ma il match non si sblocca. 36′ Arroyo recupera un pallone al volo, si invola sulla sinistra, è una freccia, una furia, doppio passo a sinistra, entra in area ed infila un bolide sotto la traversa. La partita si chiude virtualmente qua. La partita si riassume in quest’azione. Un tigres troppo remissivo ed un America affamato ed incontenibile. Quei pochi fan che avevano già preparato le t-shirt con la scritta “Aztecazo” le mettono via.

El turco esulta come un pazzo, poi tenta di contenersi e dire ai suoi di calmarsi che la partita è lunga, ma con scarsi risultati. Provate voi a calmare 70 000 persone che gridano e cantano (si proprio 70 000 perche gli altri 30 000 sono del Tigres). Le sue aquile sono un ciclone. 62′ minuto, tutto il Tigres in difesa, calcio di punizione, da troppo , troppo lontano per riuscire a creare qualche pericolo. La palla arriva sulla testa di Pablo Aguilar, salto deciso, traiettoria impossibile, ovviamente è gol: 2-0. Nei 5 minuti successivi il Tigres perde completamente la testa e, come nel più classico dei classici sudamericani, 3 giocatori vengono sbattuti fuori. 78′ minuto, girata da fuori area del cepillo Peralta, simbolo di questa corazzata: 3-0. Che la Festa cominci.

Con questo titolo, l’America arriva a quota 12 e supera il Chivas, tornando ad essere la squadra più vittoriosa del Messico. Per il turco è l’ora della rivincità, è l’ora dei sassolini. A chi pensava che potessero mancare le motivazioni al condottiero di Buenos Aires, non ha capito il personaggio. Dopo le polemiche delle ultime settimane, i litigi con la società e la decisione di lasciare la squadra dal prossimo semestre, Mohamed ha portato l’impegno fino in fondo, regalando l’ennesimo trofeo agli azulcremas.

“Questione di dignità”, dice lui. Forse c’è di più. Questione di uomo, di stile, di una mentalità che non c’è più, diciamo noi.

Chapeau “rey de reyes”.

  • Manuel

    Il torneo messicano è sicuramente un campionato di buonissimo livello,molte squadre competitive, nell’ultimo periodo si nota la crisi nerissima del Chivas che spero si risvegli presto e le grandi annate dell’America club ora sicuramente più dominante del paese… hanno la regola che limita l’utilizzo degli stranieri,questo forse ferma un po la crescita del movimento ma trovo che sia giusta,forse al limite andrebbe modificata ma non abolita di certo!!!