Lettere dal Sud America – Zamorano, il galantuomo

Lettere dal Sud America, storie di campioni (e bidoni) venuti dall’altra parte del mondo – Iván Zamorano, storia e leggenda dell’1+8

 

Restare nella memoria dei tifosi per un numero di maglia più che per i gol segnati: storia di Iván Zamorano, uno dei giocatori ancora oggi più amati dalla tifoseria interista, noto agli altri soprattutto per essere l’uomo che per dare il numero 9 a Ronaldo si vestì del leggendario 1+8.

Iván Zamorano con il suo celebre 1+8

UNA STORIA CHE INIZIA IN PUNTA DI PIEDI, quella di Iván Luis Zamorano, inizia in una piccola squadra (il Cobreandino) e senza nessun clamore. Però i numeri già ci sono: nella squadra di Los Andes 29 centri in 27 presenze nel 1986, poi 35 in 29 al più blasonato Cobresal. Lo sbarco in Europa nel 1988, in Svizzera al San Gallo, e anche qui l’attaccante venuto dal Cile continua a piacere e segnare, soprattutto di testa (il suo piatto forte), raggiungendo palcoscenici importanti: prima Siviglia, poi (1992) Real Madrid, dove esplode definitivamente conquistando anche il titolo di Pichichi della Liga nel 1995.

L’Inter che lo accoglie nel 1996 è una delle prime Inter morattiane, spese folli e organici immensi: l’anno prima Roberto Carlos e Rambert erano arrivati e ripartiti, l’anno dopo arriveranno Ronaldo, Recoba, Simeone e Taribo West. In mezzo lui, Djorkaeff, Sforza e Winter. In questa stagione sono solo delusioni: il rigore sbagliato nella finale di Coppa UEFA persa con lo Schalke 04, la clamorosa eliminazione in semifinale di Coppa Italia, la volata scudetto persa contro Juventus e Parma.

NEL GIORNO DEL PRIMO TITOLO DI MORATTI però c’è la sua firma: nel 1998 l’Inter è di nuovo in finale di Coppa UEFA, stavolta contro la Lazio. La prima rete di quel 3-0 tutto sudamericano è sua: lancio lungo del Cholo Simeone, Bum Bum si infila tra Nesta e Negro battendo Marchegiani con un tocco morbido. I gol di Zanetti e Ronaldo chiuderanno i conti nella ripresa, ma il protagonista è lui: il primo cileno nella storia a vincere un titolo europeo.

IL POSTO NELLA LEGGENDA ritarda solo di un’altra stagione: Ronaldo è reduce dai misteri della finale di Francia ’98, ha la saudade per il “suo” 9 e oltretutto deve lasciare il 10, perché adesso c’è Roberto Baggio. Il dilemma di Zamorano è grande: nessuno come Iván è affezionato al numero nove, lui che si sente un numero nove nell’anima. A dare la soluzione Mazzola: «Facciamo così» gli dice «prendi il 18, in mezzo ci metti un bel + e la somma dà ancora 9!». Detto, fatto: le ultime tre stagioni di Zamorano a Milano sono tutte caratterizzate da questo caso fin qui unico nella storia del calcio italiano, una maglia non con un numero ma con una somma. Nel 2001 l’addio: in totale sono 149 partite, e 41 reti. Gli ultimi anni passano tra l’América-MEX e il Colo-Colo, dopodiché si ritira, nel 2003.

UNA STORIA CHE OGGI, a 45 anni, continua in altre vesti: osservatore, giocatore di showbol, imprenditore. Sì, anche imprenditore: nel 2008 ha realizzato il sogno della sua vita, aprire un centro sportivo nella periferia di Santiago. Un centro all’avanguardia, che vuole dare alla nazionale Roja nuovi talenti: la quarta generazione, come dice lui, seduto ad una scrivania dietro la quale c’è un quadro. In quel quadro, una maglia nerazzurra, numero uno più otto.

  • william

    un mito