Lettere dal Sud America – Kaviedes, world wide player

Lettere dal Sud America, storie di campioni (e bidoni) venuti dall’altra parte del mondo – La tappa italiana del bomber giramondo Jaime Iván Kaviedes, primo ecuadoregno del campionato italiano

 

Negli esotici affari dell’imprevedibile Perugia di Luciano Gaucci c’è stato spazio anche per lui, acquistato dopo la visione di alcuni filmati su internet. Storia del viaggio di Jaime Iván Kaviedes, iniziato quasi per caso e proseguito in tutti gli angoli del mondo calcistico.

Per Kaviedes 14 presenze e 4 gol nel Perugia (clasicodelastillero.com)

LA STORIA DELL’ARRIVO di  Jaime Iván Kaviedes a Perugia, sul finire del 1998, è stata fin da subito ammantata da un alone di leggenda: il mito narra di Gaucci informato da un amico della carriera fiorente di questo ragazzo classe 1977, fisico da attaccante puro, un soprannome (el Nine, il nove, in un curioso mix anglo-ispanico) che è tutto un programma e la fama di playboy. Indubbiamente le qualità c’erano: nella stagione precedente aveva stravinto la classifica cannonieri del campionato ecuadoregno segnando qualcosa come 43 gol in 36 presenze. Il presidentissimo perugino decise di non perdere  tempo, e prima ancora di mandare gli osservatori si diede alla ricerca di informazioni su un mezzo che andava affermandosi sul finire di quel millennio: internet.

Nel Perugia multietnico che annoverava tra le sue fila Zé Maria e Barrios, Nakata e Erceg, Lehkouso e Rapajić c’era sicuramente spazio anche per quel ragazzo arrivato da lontano, così lontano da essere irraggiungibile anche per gli osservatori. I filmati visti in rete però convinsero la dirigenza biancorossa, e l’affare si fece: lo sbarco in Italia nel dicembre del 1998, subito buttato nella mischia da Ilario Castagner. Le reti non mancarono: la prima il 31 gennaio 1999, nel 2-0 alla Sampdoria, poi due settimane dopo allInter, poi ancora contro Juventus e Fiorentina. Totale, 14 presenze e 4 reti.

IL MONDO NON BASTA – Ma l’avventura del Nine nella capitale del cioccolato non era destinata a durare a lungo: la sua vocazione di giramondo si fece sentire già nell’estate successiva, quando chiese e ottenne di essere ceduto, passando al Celta Vigo. Nel suo girovagare frenetico ha finito col cambiare maglia sedici volte in quattordici anni: dopo il Grifone e gli spagnoli Puebla, Valladolid (celeberrimo il suo gol in rovesciata al Barça nel 2-2 della penultima giornata del 2000/01), Porto, Barcelona-ECU, ancora Celta, Deportivo Quito, Crystal Palace, Argentinos Juniors, ancora Barcelona, El Nacional, LDU, Macará e infine ancora Nacional, prima di dire basta nello scorso marzo a seguito di una polemica col club Puro Criollo. Tutto finito? Macché: solo un mese dopo ecco la retromarcia, e con essa l’accordo con il piccolo Aucas (Segunda División), dove alla prima partita ha subito trovato il gol. Il viaggio può continuare, una maglia dopo l’altra, un gol dopo l’altro.