Lettere dal Sud America – Dida e le montagne russe

Lettere dal Sud America, storie di campioni (e bidoni) venuti dall’altra parte del mondo – Gli alti e i bassi di Nélson Dida

 

Da “Disastro di Leeds” a “Eroe di Manchester”, per chiudere con “Didastro”: storia di Dida, il portiere diviso tra le papere e i miracoli, un uomo capace tanto di conquistare due Champions League come di prodursi in incredibili e decisivi errori.

Per Dida 302 presenze nel Milan
Per Dida 302 presenze nel Milan: è secondo solo a Sebastiano Rossi

LA PRIMA VOLTA DI DIDA A MILANO nel gennaio del 1999: arriva dal Cruzeiro, già 26enne, buone prestazioni e qualche successo in patria. Un mese senza mai vedere nemmeno la panchina, poi i prestiti al Lugano (zero presenze) e al Corinthians, dove non dispiace affatto. Il ragazzo ha la stoffa, anche se qualche volta è vittima di preoccupanti cali di concentrazione: comunque può tornare alla base.

PAPERE VERE E PASSAPORTI FALSI – L’inizio vero e proprio arriva nel 2001,ed è un po’ atipico: gioca in Champions, ma non in campionato. I primi assaggi (preliminari e prima gara del girone) non fanno brutta figura, ma la seconda giornata è già storica: il tiraccio di Bowyer da trenta metri gli sfugge incredibilmente di mano, consegnando alle cronache il Disastro di Leeds. In campionato il debutto arriva il primo novembre, ed è una sconfitta, 2-0 a Parma; tre giorni dopo viene coinvolto nello scandalo dei passaporti falsi, incappando in sette mesi di squalifica (poi sospesi con la condizionale). Da qui a fine stagione non scenderà più in campo, e l’anno dopo torna in prestito al Corinthians.

L’EPOCA D’ORO di Nélson inizia nel 2002, quando torna a Milano: a 29 anni è un giocatore maturo, che non ha più sbavature, e sfruttando l’infortunio di Abbiati diventa titolare inamovibile. La sua stagione è praticamente perfetta, e si chiude con il suo secondo momento storico: si parla della finale di Champions League di Manchester, in cui para tre rigori, coronamento di uno straordinario percorso in cui ha brillato anche contro Ajax e Inter. La candidatura al Pallone d’Oro è quasi automatica: alla fine sarà tredicesimo.

IL TERZO MOMENTO STORICO è anche quello con cui si suole indicare l’inizio della sua fine: il petardo di San Siro, nel derby di Champions del 20 aprile 2005, sembra lo spartiacque ideale. In verità Baghera la Pantera non è più decisivo come prima già da qualche tempo, e dalla stagione 2005/06 gli errori si susseguono in maniera preoccupante. Nonostante un rendimento in costante declino nel 2006/2007 arriva la seconda Coppa dei Campioni: la rivincita sul Liverpool è la giusta chiusura di una stagione tutto sommato di buon livello.

2007: SIENA, GLASGOW, DERBY, PANCHINA – È però il canto del cigno: nel 2007/2008 un disastro dopo l’altro, tra cui l’indimenticabile sceneggiata di Glasgow (quarto momento storico); il pasticcio di Siena e il derby regalato all’Inter fanno perdere l’aplomb pure al pazientissimo Ancelotti, che da gennaio gli preferisce il colosso Kalać. Fine dei giochi? Non ancora, non del tutto: nelle due stagioni successive non sarà più titolare, è vero, ma giocherà abbastanza da raggiungere le 300 presenze (diventando il secondo portiere più presente in rossonero dopo Sebastiano Rossi), tra l’altro senza grosse sbavature, a parte quella contro il Real Madrid. A luglio 2010 arriva il ritiro, cui però è seguita una seconda carriera dilettantistica nel ruolo di attaccante: oggi, a 39 anni, gira il mondo con la selezione di ex giocatori del Milan, ma pare non voglia più saperne di stare tra i pali.

LIFE IS A ROLLERCOASTER, cantava qualche anno fa Ronan Keating. E la vita (calcistica) di Dida è stata davvero una serie di montagne russe: ora eroe, ora capro espiatorio, ora salvatore, ora attentatore alla salute dei tifosi. Chissà se il cantante irlandese pensava a qualcosa di simile quando ha scritto il suo pezzo…