Leônidas e la rovesciata, storia di un’invenzione mai nata

Leônidas con la maglia del Flamengo
Leônidas con la maglia del Flamengo

Chilena, Chalaca. Se in Sudamerica dite una di queste parole, verrete capiti subito: parlate della rovesciata (e lasciamo per ora da parte i problemi originati dal termine «bicicleta»). Per celebrare il centenario della nascita di Leônidas da Silva (1913-2004), Google ha dedicato uno dei suoi «Doodle», cioè una versione personalizzata del proprio logo, al giocatore brasiliano; e fin qui, tutto bene. Rendere onore a uno dei migliori campioni calcistici del secolo XX è un’iniziativa lodevole e può contribuire a far conoscere il grande attaccante agli ancora molti (troppi) appassionati di calcio che non lo conoscono. E tuttavia, dalla comparsa del Doodle, che rappresenta Leônidas impegnato in una rovesciata, moltissimi si sono affrettati a scrivere che Leônidas è stato l’inventore della rovesciata. Stando alle numerose, benché talvolta controverse, ricerche effettuate da molti storici e statistici del calcio, sappiamo che questo non è vero.

Ramón Unzaga
Ramón Unzaga

La paternità di un gesto tecnico non può essere certa al 100%: rispondere con sicurezza a domande come «Chi ha inventato il doppio passo» o «Chi ha inventato il colpo di tacco» è impossibile. Ma per la rovesciata il discorso è diverso: ci sono giunte testimonianze documentate dell’esecuzione del gesto da parte dell’ispano-cileno Ramón Unzaga (1894-1923), basco emigrato in Cile, che lo avrebbe effettuato nel gennaio 1914 – quando Leônidas non aveva neanche un anno d’età. Da qui il termine “chilena”. Altre fonti, di parte peruviana, indicano che la rovesciata fu inventata ancor prima in Perú, e la chiamano “chalaca”. Unzaga è spesso dimenticato forse perché è un «figlio minore» del calcio, ovvero manca di due requisiti essenziali che invece Leônidas ha: essere brasiliano e aver partecipato a un Mondiale. Chi sia stato il primo a effettuare una rovesciata, non è certo: ciò che è sicuro, è che Leônidas non ne è «l’inventore»: casomai, un memorabile interprete. Ma tra inventare e interpretare c’è la stessa differenza che c’è tra il comporre una fantastica sonata, e riprodurla al pianoforte – per quanto perfettamente.