L’Argentina al Mondiale 1934. Storia di un’altra Selección

L’Argentina è da sempre una delle Nazionali più temute del Mondiale. È praticamente sempre inclusa tra le favorite prima dell’inizio del torneo, e ha sempre almeno 2-3 giocatori di primissimo livello e una rosa di spessore internazionale. I due titoli mondiali (1978 e 1986) più le finali raggiunte (1930, 1990) sostengono la validità dei pronostici, che però non sempre vengono rispettati. Ai successi infatti si sono alternati diversi Mondiali deludenti. Ma una Nazionale argentina rimarrà sempre nella storia per la sua unicità: è quella che partecipò al Mondiale del 1934, esattamente 80 anni fa.

Innanzitutto è fondamentale descrivere la situazione in cui si trovava il calcio argentino all’epoca. Dopo lunghi anni di divisioni interne, che avevano portato alla formazione di più federazioni nazionali con i rispettivi campionati di Primera División, l’Argentina aveva vissuto il grande scossone del professionismo, istituito ufficialmente nel 1931, e permaneva ancora un gruppo di società che desiderava continuare l’esperienza dilettantistica. Mentre i professionisti erano affiliati alla nuova federazione, la LAF, i dilettanti rimanevano legati alla vecchia AAF. Per approfondire, rimando al mio articolo sugli scismi del calcio sudamericano.

In vista del Mondiale in Argentina si preparava la Nazionale della AAF, guidata dall’italiano Filippo Pascucci (1907-1966), genovese DOC che aveva tentato con successo l’avventura da tecnico e preparatore in Argentina. La Federazione italiana, però, desiderava convincere i professionisti della LAF a mandare i suoi giocatori, più rinomati e tecnicamente capaci. Scriveva la Gazzetta dello Sport del 9 aprile 1934:

«L’Associazione Argentina dei dilettanti che doveva inviare in Italia la sua squadra nazionale di calcio per partecipare al campionato per la Coppa del Mondo così spiega le ragioni che l’hanno costretta a rinunciare alla partecipazione medesima: avendo la Federazione Italiana condotto trattative per ottenere la partecipazione al Campionato Mondiale dei calciatori professionisti (cioè quelli appartenenti alla Liga Profesional Argentina de Foot-Ball) l’Associazione dilettanti ha creduto, per suo conto, rinunciare.»

Filippo Pascucci in una foto degli anni '60
Filippo Pascucci in una foto degli anni ’60

Nell’aprile del ’34 Pascucci aveva chiamato i seguenti giocatori per la partita preparatoria contro il Cile: Grimaldi, Pergolezzi, Scali (portieri); Echeverría, Chimento, Pedevilla, Marsiglia (terzini); Álvarez, Alló, Méndez, Sola, Albarracín, López e Zazzarino (mediani); Rúa, Faccio, Pérez, Vargas, Lorenzo, Arnáiz, Pagrazzi, Giribaldi, Etcheverry, Tarasconi e Vázquez (avanti). Inizialmente la AAF rinunciò, e la partita contro il Cile fu annullata. Tuttavia, poco dopo la situazione si ribaltò: i ricchi professionisti erano attratti dal Mondiale (l’Argentina era arrivata in finale nel 1930 e la prospettiva di una rivincita erano allettanti) ma allo stesso tempo lo consideravano un ostacolo allo svolgimento del campionato, allora in corso: era iniziato il 18 marzo e l’impegno mondiale avrebbe portato a una sospensione già all’8ª giornata. Senza contare che le più luminose stelle del calcio argentino (Ferreyra, Zozaya, Cherro, Varallo, Peucelle, Ravaschino, ecc), pur desiderosi di mettersi in mostra a livello internazionale, erano troppo tentati dai lauti compensi che iniziavano a percepire giocando per le locali squadre di club. Gli stessi club, inoltre, non vedevano di buon occhio il fatto che i loro campioni potessero lasciarli per approdare a qualche danaroso club europeo. Oltre a questo, un impedimento burocratico/regolamentare: la LAF si era formata da poco e non era affiliata alla FIFA, mentre la AAF era regolarmente iscritta ai ranghi della federazione internazionale. Tutti questi fattori portarono, infine, alla rinuncia della LAF: inutile fu un estremo tentativo di mediazione che prevedeva la convocazione al Mondiale dei più promettenti giovani delle società professionistiche. Subentrò così la AAF, con Pascucci che si trovò a dover selezionare 18 giocatori per la Coppa del Mondo.

Un primo test effettuato sul campo dell’Excursionistas (società di medio valore del torneo dilettantistico) si rivela infruttuoso. Vedendosi alle strette, Pascucci taglia la testa al toro: seleziona i migliori elementi del campionato e a essi unisce alcune stelle dei campionati regionali (le cosiddette “Ligas del Interior”) di Santa Fe, Mendoza, Chaco e San Juan. La lista dei 18 è infine completata. Questi i componenti:

Portieri:
Héctor Freschi (Sarmiento, Federación Chaqueña)
Ángel Grippa (Sportivo Alsina, Primera División AAF)
Terzini:
Ramón Astudillo (Colón, Liga Santafesina)
Ernesto Belis (Defensores de Belgrano, Primera División AAF)
Enrique Chimento (Barracas Central, Primera División AAF)
Juan Carlos Pedevilla (Estudiantil Porteño, Primera División AAF)
Mediani:
Ernesto Albarracín (Sportivo Buenos Aires, Primera División AAF)
Arcadio López (Sportivo Buenos Aires, Primera División AAF)
Alfonso Lorenzo (Barracas Central, Primera División AAF)
José Nehin (Desamparados, Liga Sanjuanina)
Constantino Urbieta Sosa (Godoy Cruz, Liga Mendocina)
Avanti:
Alfredo Ciriaco De Vincenzi (Estudiantil Porteño, Primera División AAF)
Alberto Galateo (Unión, Liga Santafesina)
Roberto Irañeta (Gimnasia, Liga Mendocina)
Luis M. Izzeta (Defensores de Belgrano, Primera División AAF)
Vicente Francisco Pérez (Almagro, Primera División AAF)
Francisco Rúa (Sportivo Dock Sud, Primera División AAF)
Federico Wilde (Unión, Liga Santafesina)

Oltre ai giocatori e al selezionatore Pascucci, completano la delegazione Juan E. Robirosa e Severo M. Maresca (quest’ultimo italiano), rappresentanti federali, e il massaggiatore Manuel Sola.

I giocatori argentini a bordo del Neptunia
I giocatori argentini a bordo del Neptunia

Gli argentini sbarcano a Napoli il 16 maggio del ’34 alle 9:45 del mattino, dopo un viaggio transoceanico effettuato sulla nave Neptunia. Durante una sosta a Santos la prima… “gara d’allenamento” contro una squadra composta dall’equipaggio del Neptunia, ovviamente travolta di gol. Giunti in Italia soggiornano brevemente a Pompei per poi partire, alle ore 10 di mattina del 17 maggio, alla volta di Bologna, dove li aspetta l’Hotel Baglioni. Giunti a Bologna, però, non trovano vicino all’albergo un campo o uno spazio che sia sufficiente ad allenarsi. Decidono pertanto di spostarsi in campagna, dove possono trovare un ambiente più salubre e soprattutto il giusto luogo per la preparazione; stabilitisi infine a Casalecchio di Reno (BO), gli argentini iniziarono il percorso d’avvicinamento al Mondiale. Gli allenamenti sono diretti con attenzione da Pascucci, che però non può evitare alcune “infiltrazioni” di tifosi e curiosi emiliani, che seguono le vicende degli argentini con autentica passione sportiva. Uno spaccato dell’atmosfera di quei giorni ci arriva da Il Littoriale del 23 maggio 1934:

«L’albergo che ospita gli argentini vanta oltre le altre comodità, una spianata erbosa ove è possibile agli atleti sottoporsi a tutti gli esercizi ginnastici abituali senza l’ingombro delle valigie o di indumenti. I giuocatori scendono dalle stanze in pigiama, loro abbigliamento preferito, e, sotto la direzione del vigile Pascucci, si dedicano alle discipline atletiche in cui eccellono.»

Ambivalente l’atteggiamento del CT Pascucci che ai giornalisti pubblicamente decanta i principali elementi della propria rosa (e in particolar modo Galateo), mentre privatamente esprime una scarsa fiducia nei mezzi dei giocatori convocati: alcuni giornalisti argentini lo sorprendono a parlare con dei colleghi italiani mentre dice frasi come «Con questi giocatori non possiamo battere nessuno». Come amichevole pre-Mondiale arriva la sfida contro il… Casalecchio, squadra materasso del girone D di Prima Divisione (terza serie). Gli argentini battono per 7-1 i malcapitati emiliani; a Forlì il 24 maggio viene giocata una partita “in famiglia”, attacco contro difesa. Non manca lo zampino dell’onnipresente regime fascista: alla delegazione argentina è… “suggerita” una visita a Predappio, dove i dirigenti sudamericani pongono «una corona di garofani rossi sulla tomba dei Genitori [con la maiuscola! NDR] del Duce», scrive il Littoriale. Tra le curiosità, De Vincenzi abbandonò il ritiro per andare a trovare alcuni suoi familiari a Firenze, e Pascucci lo punì togliendogli la fascia di capitano; lo stesso Pascucci, però, fece visita a sua madre, che viveva nella natìa Genova.

L'Argentina a Bologna, poco prima di affrontare la Svezia
L’Argentina a Bologna, poco prima di affrontare la Svezia

Arriva infine il gran giorno: 27 maggio. A Bologna lo stadio Littoriale è popolato da 14.000 spettatori. Vi è grande attesa per gli argentini, di cui la stampa italiana non mancava di sottolineare le origini italiane (ben 14 su 18 i giocatori con ascendenze italiane). L’Argentina rispetta la tradizione: scende in campo conscia della propria tecnica e desiderosa di stupire. Gli svedesi basano il proprio gioco sulla precisione tattica e sulla forza fisica. Dopo il calcio d’inizio con annesso saluto romano di rito, subito in vantaggio l’Argentina: dai venti metri Belis tira una punizione con grande potenza, e il pallone sorprende lo svedese Rydberg che rimane immobile. Cinque minuti dopo Belis commette un errore, regalando un calcio d’angolo agli svedesi: da una mischia esce un tiro di Jonasson su cui niente può Freschi. Il gioco torna in mano ai sudamericani che assediano Rydberg, che ben resiste. Galateo si mette in mostra: la stampa riporta che «ad un certo momento Galateo ha driblato nello spazio di un metro l’uno dietro l’altro tre svedesi che sono rimasti impalati a guardarsi l’un l’altro». Il secondo tempo viene aperto dallo stesso Galateo che segna imparabilmente dall’interno dell’area. Gli svedesi reagiscono e pareggiano: su un lancio lungo di Rosen Freschi esce, prende il pallone ma questo gli sfugge di mano: rapido Jonasson lo intercetta e segna. A 10′ dalla fine segna nuovamente la Svezia Kroon, che fa passare un tiro sotto le gambe di Freschi. Vani risultano gli attacchi finali dell’Argentina. Il portiere argentino si dispera e ripete inconsolabile che la colpa è tutta sua.

Nonostante l’immediata eliminazione, la stampa argentina cerca di vedere i lati positivi, e sottolinea la bella prestazione dei propri dilettanti contro i possenti professionisti europei. Pascucci rimane in Italia e cura alcuni affari di mercato, facendo da tramite tra Italia e Argentina e tornando anche in panchina in Serie B. Nonostante gran parte dei giocatori, tornati in patria, trovino un ingaggio in squadre professionistiche, pochi dei membri di quella Nazionale ebbero poi modo di tornare a vestire i colori dell’Albiceleste: per loro rimarrà sempre un sogno aver giocato il Mondiale in Italia rappresentando il proprio Paese.

IL TABELLINO

Bologna, Stadio Littoriale

h. 16:30
Svezia 3
Argentina 2

Svezia: Rydberg; Axelsson, S. Andersson; Carlsson, Rosen (cap.), E. Andersson; Dunker, Gustafsson, Jonasson, Keller, Kroon.
Argentina: Freschi; Pedevilla, Belis; Nehin (cap.), Urbieta Sosa, López; Rúa, Wilde, De Vincenzi, Galateo, Irañeta.
Gol: 4′ Belis, 9′ Jonasson, 46′ Galateo, 67′ Jonasson, 79′ Kroon.
Arbitro: Braun (AUT).