L’Addio al calcio di Cuauhtémoc “The King” Blanco, L’ultimo re!

Cuauhtemoc BlancoCuauhtémoc, (1496-1525) è stato l’ultimo sovrano azteco. Il suo nome (“aquila che scende per attaccare”), è tutt’oggi venerato in tutta la regione per la sua strenua opposizione ai conquistadores spagnoli.
Quando Hernan Cortés strinse l’assedio intorno a Tenochtitlán, la capitale dell’impero azteca, Cuauhtémoc organizzò una drammatica difesa che durò 75 giorni. Venne catturato ed imprigionato ma Cortés inizialmente lo lasciò in vita.
Le leggenda vuole che Cuauhtémoc si rifiutò di fornire informazioni su dove fosse nascosto il tesoro di Moctezuma e che per punizione gli furono messi i piedi nell’olio bollente. Pare che sopportò quella tortura con grande dignità e valore e dalle ricostruzioni storica venne ucciso per impiccaggione all’alba del 28 febbraio del 1525.
(“Motecuhzoma y Cuauhtémoc: los últimos emperadores aztecas”, José LuisMartínez Rodríguez.- Biblioteca IberoAmericana, Anaya, Madrid, 1988.)

Esiste un calcio in America Latina fatto di religione, fatto teatro, di cuore.
Esiste un calcio in America Latina in cui puoi nascere robusto, non troppo alto e nemmeno troppo veloce, sognando però di diventare l’attacante piu famoso della tua nazione.
Esiste un calcio in America Latina fatto di riconoscenza, di simboli, di storia.
Esiste un calcio in America Latina dove puoi permetterti il lusso di “divertirti” fino a 42 anni, segnando 234 gol e diventando il secondo capocanniere di sempre del tuo paese, l’unico ad aver segnato in 3 edizioni mondiali.

CuauhtemocBlanco

Nella notte appena passata, nella partita finale di Copa MX, vinta dal Puebla contro il Chivas con un roboante 4-2 (tripletta di Alustiza), il guerriero messicano ha ufficialmente dato l’addio al calcio giocato.

Oggi, Blanco, voglio ricordarlo per la “Cuauhteminha” ai mondiali di Francia 98, per la consueta Temoseñal (sulle le origini di questa esultanza ci vorrebbe un altro articolo a parte) dopo ogni gol, per la sua potenza nei tiri dalla distanza, per la precisione nei calci piazzatti, per i dribbling e per l’eleganza in mezzo al campo.

CuauhtemocBlanco

Oggi l’oriundo de Tepito, che per ironia della sorte si chiama proprio come il piu famoso imperatore azteco, lo voglio ricordare in tutto il suo carisma e sfrontatezza. Come in  quella partita contro il Veracruz di tanti anni fa. Il portiere  avversario Damian Grosso effettua  una parata e lo sbeffeggia imitando la  sua TemoseñalCuauhtémoc si ferma e lo guarda,  impassibile. Passano alcuni minuti,  il messicano realizza due gol e festeggia nella porta  dell’avversario lanciandosi nella  rete come uno dei tanti palloni che lo avevano bucato. Il pubblico impazzisce.

Oggi voglio ricordarlo nei trionfi e negli eccessi, come quando dopo la sconfitta con il Sao Caetano nella Libertadores del 2004,  venne preso come capro espiatorio della megarissa post-gara e squalificato per un intero anno dalla CONMEBOL.

Voglio ricordare colui che è stato per un ventennio la speranza del futbol messicano e l’eterna promessa, mai esplosa, di quello europeo. Voglio ricordare el “10” del México, con la sua personalità, la sua polemica continua con gli allenatori (chiedere a Ricardo La Volpe per maggiori dettagli) ed i cori sempre presenti dei sui fan sugli spalti “¡Oe oe oeee Temo, Temo!”.

Voglio ricordarlo, infine,  come ancora oggi dicono di lui nel barrio Tepito di Città del Messico, dove è cresciuto:

Cuauh es lo que nunca fue”.

Grazie Ultimo Re.

CuauhtemocBlanco