La signora del Venerdì

 

arsenal-olimpo

Arsenal-Olimpo: c’è qualcuno che deve ancora vincere. “La Nueva” sdraiata sugli spalti risplende come l’insegna di Piccadilly. Manca sempre una parte, decorosa legislazione di un fútbol unico: la tifoseria ospite. La prima partita di giornata racchiude sempre uno strano sapore emozionale: a volte compare la luna, che confonde il calcio con i pastori di Leopardi. Ci sono due squadre a Sarandì che devono raccogliere punti. L’Olimpo di Bahia Blanca, che nello scorso turno porta a casa il numero 1 da appuntare sulla lavagna, gioca contro il Tigre la peggior noia degli ultimi anni. Siamo ad un 4-4-2 con difetti visivi enormi. Benitez e Cerutti, sulla teoria i più avanzati, scendono sempre sulla zona di trequarti. Il secondo, molto spesso, addirittura sulla mediana, con un movimento ripetitivo e medesimo. Scompaiano le soluzioni offensive: nuotano tutti sulla linea orizzontale. I terzini, che aiutano sempre l’esterno a una distanza di 4-5 metri, completano il disegno deficitario del Brunelleschi. Squadra su due linee, che si arrischia il contropiede ( e infatti prende due gol in questo senso ), senza ragionamenti d’attacco. Infine, il numero 7, M.Perez Guedes. È quello che dovrebbe musicare il palco, invece apre il portafoglio e paga per tutti: non per altruismo, nè per mancanza di alternative. Ha estro, e non lo dà a vedere. Gioca sempre di prima, ma nella zona dove si chiedono i tre tocchi per creare la novità. Se al passaggio di ritorno invertisse il focus di osservazione, volgerebbe parecchio in termini di differenza. Il primo highilight di Bahia, infatti, non arriva per caso. È l’unico momento in cui tutti si trovano nel loro ruolo: i due attaccanti in area, P.Guedes che va sul lungo a ricevere il lancio. Cerutti è un giocatore di tatto calcistico: emotivamente è portato a prendersi la palla fuori dalla cerchia dei difensori. Non è questo il punto, ma l’intento successivo diventa fondamentale: punta la porta centralmente, prendendosi il fallo. Dalla punizione arriva il gol. Sul libretto degli avvisi: ripetere l’incursione centrale.

Sull’altra metá campo l’Arsenal. Se ne è andato un blocco di kg: 100. Ortiz-Lopez-Carbonero.  I gol da calcio d’angolo, la spada di Aramis, e la dinamicità attiva ad intermittenza. Non ricostruisci Roma in un giorno. È una squadra che in ogni caso ha sempre giocato meglio quando in campo c’era Furch, al di là di Benedetto. Tuttalpiù ora, che la mancanza di wifi nel medio rende difficoltosa la colla di gestione. Dalla difesa all’attacco ( con Marcone e Aguirre in emergenza sulla seconda palla ). Furch accalappia la sfera e la consegna ai suoi neighbours.  Rolle o Aguirre, due volte su tre a Carrera ( autore del primo gol ) per il cross. A Caraglio mancano giri sulla pista d’atletica, ma la prima palla che tocca ( ovviamente da fermo ) si realizza in una perfetta traiettoria per Aguirre. Ritardo di diagonale di Meza, parata di Sua Maestà Luigi Champagne, e gol di Furch. Nel recupero, arriva il galante saluto di Perez. Gol che fa gioire anche chi non tifa: si prende tutta la corsia di destra, vira dentro il campo, procede galoppando come un gendarme solitario. Alla fine si toglie il cappello e spara. L’incrocio, assetto distrutto, si arrende al 3-1 definitivo.