La punizione eterna di Juninho

 

JUNINHO

27-11-1994. Sport contro Grêmio . Un ragazzino segna su punizione. ” Sì, ma che papera il portiere!”.  Nessuno sapeva che quella sarebbe stata la prima di tante: 75 sul finire del 2012. All’inizio non le batteva con un calcio diretto. Chiede a un compagno di stare davanti a lui: tocca la palla, l’altro gliela blocca con la suola; giusto da creare quella situazione necessaria per fare un passo in corsa e calciare in porta successivamente. Gol, gol. Due volte. Non ci mise di più a capire che anche da solo quel tiro avrebbe avuto lo stesso destino. La palla che scavalca il secondo della barriera e finisce incredibilmente in porta, alle spalle del quarto. O viceversa, a seconda della posizione da cui calcia. Un tiro impercettibile, fisso, che scende brusco all’improvviso. Quando il profumo del talento ti scorre nelle vene, non fai altro che ripassare il diktat di Seneca: la fortuna non esiste, ma la coincidenza tra la tua forza e l’occasione si. Juninho Pernambucano, O gol de falta per eccellenza, ce lo ricordiamo tutti così . 134 gol in carriera, annoverato come tra coloro che hanno subito più falli di sempre. Non solo per il fisico fragile (magro e non troppo resistente ), ma soprattutto per la sua povera mobilità. Non velocissimo di gamba, non rapidissimo di testa. Esistono giocatori di centrocampo che fanno uno sforzo mentale di pensiero ripetuto prima che questo diventi naturale; guardate Ledesma della Lazio: quando gli arriva la palla ha già la decisione presa, e scarica la sfera meravigliosamente al compagno in profondità o in laterale. Non basta la tecnica per fare ciò, ma soprattutto lo studio antecedente dell’atto. Altrimenti un giocatore lo si cataloga “lento” senza margini di ritorno. Ecco, Juninho non era uno che pensava e si muoveva a livelli eccellenti con la testa, ma aveva un valore aggiunto che era unico. Da fermo, faceva nascere sempre un gol. O dalla punizione, o dal rigore, o dal calcio d’angolo. Tanto che l’Equipe, giornale numero uno sportivo a livello nazionale, stipulò una statistica che mostrava come il 45% dei gol del Lione derivassero da una situazione di palla inattiva. Cioè da lui, Juninho. Un killer in preparazione: se gli dai tutto l’equipaggiamento, lui centra la vittima. Bisognava dunque che ci fosse tutto un contorno che gli permettesse questo. Capitano nel Lione, quasi 400 partite in Francia. Vince quella famosa trafila di 7 campionati consecutivi: dal 2001 al 2008. Al Vasco è tornato, dopo essere cresciuto. Brevi esperienze in America e negli Emirati. Se potessi intervistarlo, gli farei una domanda: ” Perchè non hai mai giocato in una squadra dal prestigiosissimo rimbombo internazionale?”  Ma la risposta provo a immaginarla. Mi avrebbe detto che sarebbe stato costretto a dividere il suo trono, condividere il suo privilegio. Quello unico, di decidere la partita da fermo. Perché quando gli altri si bloccavano, non potevano far altro che assistere alla dimostrazione del talento. Juninho Pernambucano si è ritirato dal calcio giocato. Adeus, Reizinho da Colina!