Guida al Brasileirão 2012 – Atletico Mineiro: quando il Galo canterà

All’interno di un articolo apparso sull’edizione di marzo di Revista Placar, Alexandre Kalil, presidente dell’Atletico Mineiro, annunciava l’intenzione di finirla con l’acquisto di giocatori affermati e senza fame, per puntare invece su grinta e senso di appartenenza. Tutto bello, e soprattutto corretto. Il problema è che da anni il Galo si affida, invano, a un modo per uscire dalla crisi che l’ha colpito, attorcigliandolo su sè stesso. Da anni? Da decenni, semmai, visto che l’ultimo titolo nazionale è datato 1971, prima edizione del Brasileirão. Altra epoca.

NON BASTA LA TORCIDA Incredibile come un club con cotanto potenziale, con una tifoseria appassionata e con -a detta di tutti- uno dei migliori centri di allenamento del Brasile non vinca rigorosamente nulla, a livello nazionale, da così tanto tempo. E che vada incontro spesso e volentieri a tempeste impetuose ed impreviste, in cui tenere il timone è complicato e, a volte, è più conveniente abbandonare la nave per evitare ulteriori vergogne. Chi non l’ha mai fatto è la torcida atleticana, splendida nella propria dimostrazione di attaccamento ai colori anche in assenza di riscontri concreti da parte della squadra, nonostante due anni fa il trasferimento dall’imponente Mineirão (in rifacimento in vista di Brasile 2014) alla minuscola Arena do Jacaré di Sete Lagoas abbia provocato una prevedibile e sostanziale riduzione degli incassi. Negli ultimi anni il tifoso bianconero ha sofferto parecchio: una Selegalo dietro l’altra, da Diego Souza a Dudu Cearense passando per Daniel Carvalho, ma risultati zero, se si eccettua il titolo statale del 2010 (doppia finale contro l’Ipatinga). In più, due retrocessioni evitate nelle ultime giornate e la macchia di qualche goleada di troppo subita dal Cruzeiro, come l’1-6 dell’ultimo turno del Brasileirão dello scorso anno, che salvò i rivali e diede adito a polemiche e sospetti.

L’attaccante André, ex Dinamo Kiev (foto: Lancenet)

PORTA… SOCCHIUSA – L’uomo su cui si appoggiano le speranze di rinascita atleticane, è Alexis Sinval detto Cuca. Anche se in Brasile non sono abituati a restare con lo stesso allenatore per troppo tempo: basti pensare proprio all’ex tecnico del Cruzeiro, cacciato dal Fluminense dopo una salvezza miracolosa (2009) e dalla Raposa dopo un secondo posto in rimonta (2010). Intanto però sulla panchina del Galo c’è lui, che ha avuto pochino dal mercato e che dovrà quindi arrangiarsi con quel che ha. Il ritorno del laterale Marcos Rocha, reduce da un buon campionato all’America-MG, e l’acquisizione in definitivo del mastino Pierre, benvoluto dalla torcida, puntellano la formazione titolare. Il colpo vero è però il ritorno a Belo Horizonte, dopo 4 anni, di Danilinho, seconda punta o trequartista a seconda delle esigenze. L’ex Tigres (campione del Messico, da capitano, dopo 29 anni) agirà alle spalle del confermato André, entrato nei cuori di tutti a suon di reti lo scorso anno e preso in definitivo dalla Dinamo Kiev, nel 4-2-3-1 voluto da Cuca. Modulo che pare fatto su misura per l’ex attaccante del Santos, che accanto a Neymar, Robinho e Ganso si guadagnò nel 2010 la chiamata europea. Oltre a Danilinho, stavolta André avrà alle spalle anche due tra il giovane Bernard, il tatuatissimo Escudero e l’ex Cruzeiro Guilherme, ed evidentemente non è la stessa cosa. Da risolvere il dilemma-portiere, in seguito all’accantonamento di un incerto Renan Ribeiro e alla constatazione che le altre opzioni (Giovanni, Lee) non offrono particolari garanzie. Come la difesa, del resto, nonostante la presenza del nazionale Rever.

L’obiettivo: qualificazione alla Libertadores

La stella: André

Formazione (4-2-3-1): Giovanni (Renan Ribeiro); Marcos Rocha, Leonardo Silva (Rafael Marques), Rever, Richarlyson; Pierre, Leandro Donizete (Fillipe Soutto); Danilinho, Guilherme (Escudero), Bernard; André. All. Cuca