Emozioni e lacrime ad Avellaneda: Diego Milito saluta il calcio

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Due squadre, tanto spettacolo e lacrime a fiumi. Finisce così la storia tra Diego Milito ed il calcio giocato. El Príncipe lascia le scene e saluta davanti al suo popolo, quello académico, in un “Cilindro” tirato a lucido per l’occasione. La partita tra “Campioni 2001” e “Amici di Milito” è solo contorno, tra i canti e gli abbracci, con Milito che prima di giocare invita sul campo la famiglia di un ragazzo ucciso nel 2013, Daniel Pacheco, proprio davanti alla sede del Racing in circostanze misteriose. “Dobbiamo fare chiarezza sulla vicenda – ha detto l’ex centravanti interista – non possiamo permettere che la famiglia di Daniel non sappia“.

Milito per il sociale, così come la sua lunga carriera ha insegnato. In campo c’erano – tra gli altri – il fratello Gabi, Samuel, Cordoba, Francesco Toldo e Nicolas Burdisso. Tutti con la maglia numero 22 sulla quale campeggiava la scritta “Da principe a re”. Milito ha segnato, beffando Toldo dagli undici metri, e poi si è lasciato andare all’emozione quando l’arbitro della serata ha fischiato la fine: “Non ci sono parole per esprimere quello che provo questa sera – dice Milito mentre ammira uno striscione in suo nome (con su scritto “Eternamente Grande“) – ringrazio tutti quelli che sono qui, perché l’occasione è speciale e ci tenevo a condividerla con ognuno di loro“.

C’è emozione anche tra gli invitati: “Calciatori come Diego sono un esempio per i nostri bambini e per tutti quelli che vogliono diventare calciatori. Gente come lui ne esiste poca” dice Nico Burdisso in lacrime, “è il compagno più forte con cui abbia mai giocato, ma anche un uomo straordinario” gli fa eco Gustavo Bou, attaccante del Racing. Un diploma, un orologio, il tributo della sua gente: “Milito, Milito!” canta la Guardia Imperiál. Cala il sipario su Avellaneda, la notte argentina avvolge il “Cilindro“. E la storia si chiude.