Ecuador – Guida alla Serie A 2015

copapDodici squadre, quarantaquattro giornate, sette sponsor tecnici e sei canali televisivi diversi, un pallone ufficiale, l’Adidas Conext15 OMB, un solo campione. La Copa Pilsener, il massimo campionato ecuadoriano, non cambia, riproponendo il formato degli ultimi anni, che prevede le vincitrici della Primera e della Segunda Etapa affrontarsi a fine stagione. Si riparte con le due finaliste dello scorso anno, Emelec e Barcelona, come favorite per la vittoria finale, e con un occhio al portafoglio, almeno da parte dei giocatori, che aspettano dai club un totale di 15 milioni di dollari di stipendi arretrati: una cifra non troppo lontana da quella che le società incasseranno per i diritti televisivi (18,3 milioni).

(via footballkitnews.com)
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Emelec – Squadra che vince non si cambia e il Bombillo, trasformatosi da eterno secondo in Bicampeón d’Ecuador, non fa eccezione. Pochissimi movimenti durante la sessione di calciomercato: l’obiettivo era riuscire a mantenere l’ossatura della squadra del 2014, senza cessioni importanti. Un solo addio (Christian Alemán al Tecnico Universitario) e due nuovi arrivi, quello dell’esperto centrocampista Henry León, proveniente dall’Independiente, detto El Faraón per una sua fugace esperienza nel campionato egiziano, e quello del classe ’93 Esteban De la Cruz, centravanti di peso che fatto buone cose con la squadra riserve dell’Universidad Católica. Se l’organico resta più o meno lo stesso, con i vari Giménez, Mena, Herrera e Bolaños chiamati a essere di nuovo protagonisti, tutto il resto è però destinato a mutare, a partire dalla guida tecnica. Gustavo Quinteros ha fatto molto bene in questi due anni, forse anche troppo, tanto da meritarsi una proposta difficile da declinare: fino a marzo continuerà ad occuparsi dei campioni in carica, poi sarà a tutti gli effetti il commissario tecnico della nazionale ecuadoriana. Ancora aperta la caccia al successore: girano i nomi di Omar de Felippe, Guillermo Almada e soprattutto di Eduardo Villegas, boliviano come l’attuale allenatore azul. Quel che è certo è che il nuovo allenatore non potrà, per quest’anno, sedersi sulle panchine del George Capwell. Allo stadio di proprietà del club sono cominciati i lavori di ristrutturazione che rinnoveranno l’impianto e porteranno la capienza a 40000 spettatori; il manto erboso è in vendita ai tifosi come dolce ricordo della storica finale vinta con il Barcelona. Le partite di campionato verranno disputate all’Estadio Los Chirijos di Milagro, a 46 chilometri da Guayaquil, mentre per quelle di Copa Libertadores e Sudamericana sarà utilizzato il Jocay di Manta. Novità, poi, anche per quanto riguarda lo sponsor tecnico: con il passaggio a New Balance di tutte le squadre di calcio sponsorizzate da Warrior, anche il Bombillo userà il materiale del marchio di Boston. Problemi estetici e logistici a parte, l’Emelec resta comunque la squadra da battere, sia per il valore tecnico che per la stabilità finanziaria ed istituzionale della società.

(via studiofutbol.com.ec)
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Barcelona – Dopo che lo storico campionato vinto nel 2012 aveva posto fine a un lungo digiuno di trofei, le cose non sono sempre andate per il meglio nei due anni successivi. Con l’arrivo del tecnico uruguaiano Rubén Israel la scorsa primavera, però, i toreros sono tornati a recitare il ruolo che compete loro, almeno in campo, arrivando a collezionare sette vittorie consecutive e conquistando un posto in finale, obiettivo tutt’altro che scontato. Dall’incubo della finale persa malamente al George Capwell si riparte, considerando che, per le risorse investite, il Barcelona non può non essere considerato in lotta per il titolo. Tra acquisti, cessioni e prestiti terminati il calciomercato ha cambiato la rosa in maniera significativa: Ismael Blanco, il centravanti argentino assoluto protagonista dello scorso semestre, ha rinnovato per altri due anni, pronto a occupare il centro dell’attacco; a fargli compagnia, oltre al trequartista uruguaiano Brahian Alemán, da cui ci aspetta molto, elementi di primo piano come l’attaccante Marlon de Jesús e il trequartista Alex Colón, entrambi di ritorno dal Messico, e altri prelevati dopo essersi distinti nel campionato locale, come il duo dell’Universidad Católica formato da Henry Patta (12 gol lo scorso anno) e Jonathan de la Cruz, il capitano del Deportivo Quito Edison Vega, Tito Valencia da El Nacional e l’argentino ex Treviso Alejandro Frezzotti, acquistato dal Deportivo Cuenca. Anche gli addii non sono mancati, compreso quello imprevisto di Armando Wila, arrivato dall’U Católica e subito ripartito, come previsto da una clausola, per l’Al-Nassr in Arabia Saudita, o quello tormentato di Álex Bolaños, che la giustizia ordinaria ha dichiarato libero da ogni impegno con il Barcelona dopo quanto accaduto negli ultimi due mesi (il brutto fallo in finale al fratello, gli stipendi non pagati, forse anche insulti dal presidente del club). Il materiale, comunque, anche considerando gli impegni in Libertadores, non manca proprio: il sogno è festeggiare il novantesimo anniversario della fondazione con la stella numero quindici.

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(foto suite360.ec)

Independiente del Valle – Non è (quasi) più una sorpresa: da almeno tre anni i nerazzurri di Sangolquí giocano al tavolo dei grandi, pur senza averne la storia (questa è solo la sesta stagione in Serie A) e il tifo (il Municipal Rumiñahui non è esattamente un catino rovente), quasi senza averne le intenzioni, sicuramente investendo cifre pari o inferiori a quelle di squadre da metà classifica. Il settore giovanile, vera miniera d’oro del club, continua a mietere vittorie nei vari campionati di categoria e a sfornare calciatori da inserire in prima squadra: fino a ora ha funzionato. Proprio questo 2015, però, ci dirà se il modello può funzionare a lungo e sopravvivere a sé stesso o meno: i ragazzi sono infatti cresciuti e, inevitabilmente, hanno lasciato la casa paterna, scegliendo il Messico come destinazione. Il Chiqui Guerrero e Jonathan González vestono ora la maglia dei Leones Negros di Guadalajara, mentre Junior Sornoza, gioiello da 36 gol nelle ultime due stagioni, seguito anche in Italia e Inghilterra, è al Pachuca; a questo si aggiunga l’addio del capitano León e risulterà evidente la difficoltà di ricostruire una squadra da subito vincente. Per ripartire non si può prescindere, oltre che da certezze come il portiere Azcona e i due Angulo, dai giocatori fatti in casa, come il centrocampista offensivo Gabriel Cortez, e da quelli arrivati a gennaio, per la maggior parte connazionali del tecnico uruguaiano Pablo Repetto, confermato in panchina. La maglia numero 10 è finita sulle spalle dell’ex Reggina Pablo Caballero, mentre in avanti ci sarà William Ferreira, bomber d’esperienza con un passato degno di nota al Bolivar; da segnalare anche il ritorno dalla Russia dell’attaccante Walter Chalá. Passare il turno preliminare in Libertadores sarebbe qualcosa di simile a un’impresa; arrivare a ridosso delle prime due-tre in campionato un’aspettativa ragionevole.

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(via @LDU_Oficial)

LDU Quito – Fino a qualche anno fa, quando era noto per essere stato il più giovane allenatore di sempre della massima serie argentina con il Lanús, Luis Zubeldía era considerato un tecnico dall’avvenire assicurato. Oggi i maligni potrebbero notare che sia il Barcelona di Guayaquil che il Racing hanno vinto qualcosa non molto dopo il suo allontanamento dalla panchina. Sicuramente un caso, ma Zubeldía, nel suo primo anno alla guida del Rey de Copas, ha trovato diverse difficoltà in campo, con una squadra spesso sterile e incapace di trovare continuità, e con l’ambiente circostante: solo nell’ultimo anno si segnalano una squalifica kafkiana, notificatagli in panchina proprio mentre avrebbe dovuto scontarla, liti con allenatori avversari e un tentativo di aggressione fisica nei confronti dell’arbitro Roddy Zambrano, sanzionato con una squalifica di sei mesi (poi ridotta a tre). Le critiche agli atteggiamenti del tecnico non sono mancate, anche da parte di insigni giuristi e psicologi, con tanto di inviti a cercare aiuto da uno specialista: Zubeldía però è ancora qui, alle prese con la difficilissima eredità del Patón Bauza, che ha portato gli albos sul tetto del continente nel non lontano 2008. Quel ciclo, sebbene in rosa vi siano ancora alcuni eroici reduci (Vera, 35 anni; Araujo, 36; Reasco, 37), è ormai concluso, ma uno nuovo non è ancora iniziato, anche a causa di campagne acquisti disastrose. Quest’anno il mercato ha portato alla Casa Blanca, oltre all’interessante classe ’94 Johnny Uchuari, in passato seguito anche da squadre italiane, tre ex Barcelona dall’indubbia esperienza come il difensore Jayro Campos, il centrocampista Michael Jackson Quiñonez e Narciso Mina, di ritorno da un’esperienza non esaltante in Messico, ma con un curriculum da goleador di razza in patria (capocannoniere nel 2011 e nel 2012). Pochi gli arrivi dall’estero, sostanzialmente limitati al difensore argentino Rodrigo Erramuspe; decisivo l’apporto del figlio d’arte José Cevallos, chiamato, dopo l’esperienza in prestito alla Juventus e un Sudamericano Sub-20 da protagonista, a fare definitivamente il grande salto. Molti gli interrogativi, specialmente dopo le ultime due annate deludenti, ma non manca un certo ottimismo, cresciuto nelle settimane precedenti l’inizio della stagione. Bisogna, comunque, tentare almeno l’assalto alla qualificazione in Libertadores: arrivare più in basso del terzo posto sarebbe un fallimento.

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(foto @ucatolicaec)

Universidad Católica – Tornato in Serie A nel 2013, il Trencito Azul è andato oltre le più rosee previsioni per ben due anni di fila, occupandosi molto poco della lotta per la salvezza e spingendosi piuttosto ai piani alti della classifica, come dimostrano le due qualificazioni consecutive alla Copa Sudamericana, scenario che la squadra di Quito non è certo abituata a frequentare. Plasmata negli anni da Jorge Celico, che dal 2010 siede in panchina, escludendo la parentesi di dieci giornate da direttore sportivo dello scorso anno, l’Universidad Católica è una squadra che pensa prima di tutto a proporre gioco, specialmente nella versione 2013 (secondo miglior attacco del campionato, difesa molto più allegra), ma non solo, come dimostra il primo posto nella classifica del possesso palla dell’ultima Serie A. Il tecnico argentino ostenta ottimismo e assicura di poter stupire anche quest’anno, ma le cessioni hanno cambiato la squadra in profondità, con l’addio di diversi titolari tra cui Wila e Patta (32 gol in due lo scorso anno); non mancano comunque acquisti suggestivi, dal talentoso centrocampista Efren Mera a Jimmy Delgado, leader della classifica cannonieri della Serie B 2013 con l’Aucas, a Federico Laurito, argentino con un passato italiano (Udinese, Livorno, Venezia ed Empoli), che torna a vestire la maglia con cui fu vice-capocannoniere nel 2013. Per tutto il resto c’è Facundo Martínez, numero 10 e capitano, a Quito dal 2010, vicino al traguardo delle 200 presenze. Unica nota davvero stonata: i numeri ridicoli delle presenze allo stadio, che si anima soltanto in occasione dei big match, grazie ai tifosi ospiti.

(foto studiofutbol.com.ec)
(foto studiofutbol.com.ec)

LDU Loja – Club dalla fondazione relativamente recente (1979), la Garra del Oso si è tolta negli ultimi anni più di una soddisfazione: tre qualificazioni alla Copa Sudamericana negli ultimi quattro anni, un’epica vittoria sul Nacional al Centenario; impensabili sfide al Reina del Cisne, stadio capace di entusiasmarsi nelle serate giuste, con San Paolo e River Plate. Quest’anno c’è un allenatore nuovo, l’argentino Julio César Torregiani, al debutto in Ecuador, che ha portato con sé alcuni connazionali degni di nota come Juan Pablo Caffa, trentenne con un passato europeo di un certo livello (Real Betis e Saragozza), l’esperto attaccante Pablo Vázquez e il più giovane collega Facundo Callejo, che sembra aver ben impressionato in queste prime settimane. Johhny Uchuari, talento di casa, se ne è andato, come tanti prima di lui, alla quasi omonima LDU Quito. Per consolarsi c’è il ritorno del brasiliano Fabio Renato, che con i suoi gol, nel suo piccolo, ha fatto la storia del club dal 2010 a oggi: era stato allontanato in estate, dopo essersi presentato in stato di ebbrezza a un allenamento ed essere stato trovato in condizioni poco felici nel suo alloggio, ma è stato perdonato e reintegrato nella rosa a condizioni particolari, non rivelate pubblicamente dalla società. Alla rosa potrebbe unirsi, ma per ora mancano notizie ufficiali, anche Juan Carlos Espinosa, ecuadoriano noto per essersi finto peruviano ed essersi attribuito la falsa identità di Max Barrios per prendere parte al Sudamericano Sub-20 del 2013. I problemi economici sembrano essere piuttosto seri, ma una tranquilla stagione a metà classifica non dovrebbe essere al di là delle possibilità della squadra.

(foto @laredecuador)
(foto @laredecuador)

El Nacional – Un nono e due settimi posti negli ultimi tre anni: risultati a dir poco deludenti per la società delle forze armate ecuadoriane, abituata a tutt’altro tipo di traguardi. Dopo un 2013 vissuto pericolosamente, tra crisi economiche e bizzarre scelte per la panchina, il 2014 ha riportato un po’ di stabilità in più, con una qualificazione alla Copa Sudamericana sfuggita soltanto per differenza reti. Confermato, dopo questi sei mesi promettenti, e accontentato in materia di calciomercato, il tecnico Octavio Zambrano, ecuadoriano alla prima esperienza da allenatore in patria, ma con una lunga carriera alle spalle tra Europa e, soprattutto, Stati Uniti: l’obiettivo, dichiarato, è entrare nelle prime sei e riportare i militares nelle coppe. Un ruolo di primo piano spetterà a due acquisti di grande spessore, nonostante l’età: il Diablito Christian Lara, tornato nel club dove è cresciuto, ed Édison Méndez, un pezzo di storia del calcio ecuadoriano, reduce dal terzo mondiale della sua carriera, di nuovo in patria dopo la fugace esperienza colombiana. Importanti, poi, gli arrivi del difensore centrale Eduardo Morante e dell’attaccante Juan José Govea, in una rosa completata da tanti giovani provenienti dal settore giovanile: tutti, ovviamente, di nazionalità ecuadoriana, perché El Nacional è tale di fatto, oltre che di nome, e gli stranieri non sono ammessi.

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(foto benditofutbol.com)

Deportivo Cuenca – Dopo due anni di dissesto economico e lotta per non retrocedere non si poteva che tentare di ripartire prolungando il contratto del goleador argentino Juan Manuel Cobelli, che non le sue 14 reti ha contribuito alla salvezza dei morlacos, e ingaggiando un allenatore come Paúl Vélez. Uno che ha allenato le giovanili del Deportivo Cuenca, guidando due volte la prima squadra alla qualificazione in Libertadores, per dedicarsi poi a imprese non facili come la promozione in A con il Tecnico Universitario e l’epica campagna in Sudamericana alla guida della LDU Loja: un tecnico giovane, preparato, che conosce l’ambiente come pochi altri e promette un buon calcio. Detto che l’obiettivo dichiarato, almeno per quest’anno, è la sopravvivenza tranquilla nella massima serie, in sede di calciomercato Vélez ha puntato su alcune sue vecchie conoscenze dei tempi di Loja, da Walter Mamita Calderón, bomber trentasettenne già passato da queste parti un decennio fa, ai più giovani Koob Hurtado e Carlos Feraud, arrivati in prestito annuale dalla LDU Quito in un unico pacchetto comprendente anche Carlos Garcés e il più celebre Luis Bolaños. Tutti giocatori che non hanno fatto il salto di qualità necessario per giocare in una big o incamminati ormai verso il declino: per il Deportivo Cuenca, però, potrebbe essere più che sufficiente.

Serafin Pandi con la nuova maglia del Mushuc Runa (foto @clubmushucruna1)
Serafin Pandi con la nuova maglia del Mushuc Runa (foto @clubmushucruna1)

Mushuc Runa – In lingua quechua Mushuc Runa significa “Uomo Nuovo”, un nome non casuale scelto dalla cooperativa di credito e risparmio da cui, nel 2003, è nato il club. Nel corso degli anni, la prima squadra di calcio espressione delle comunità indigene ha scalato, nemmeno troppo lentamente, le varie categorie, fino a centrare una storica promozione in Serie A nel 2013. La prima stagione nella massima serie è andata secondo i piani: l’obiettivo della salvezza è stato raggiunto e con la maglia del Ponchito è apparso anche, in una mossa più simbolica che tecnica, il secondo calciatore indigeno del calcio professionistico ecuadoriano, il ventottenne Serafín Pandi, certamente agevolato dall’essere sposato con la figlia del presidente. Tra Chibuleo e Ambato, comunque, si fa sul serio e per questo 2015 si punta, almeno a parole, di qualificazione alle coppe: può sembrare un’esagerazione, nonostante l’arrivo di giocatori d’esperienza come il peruviano Giancarlo Carmona, il difensore ex Boca Juniors ed Estudiantes Christian Cellay e il suo connazionale Leonel Núñez, attaccante proveniente dal campionato greco. Non va dimenticato, però, che in panchina siede un certo Julio Asad, l’unico allenatore a vincere il campionato lontano dalle due città principali (impresa compiuta due volte, con l’Olmedo nel 2000 e il Deportivo Cuenca nel 2004).

Franklin Salas con la nuova maglia del Deportivo Quito (foto Estuardo Vera/El Universo)
Franklin Salas con la nuova maglia del Deportivo Quito (foto El Universo)

Deportivo Quito – Esistere ancora, dopo quanto successo nell’ultimo anno, è già un successo. Essere ancora in Serie A, dopo aver sfiorato la retrocessione, una conquista da festeggiare. Tra tutti i club in crisi economica, l’Academia è senza dubbio il caso più clamoroso e, per certi versi, drammatico: nel 2014 i giocatori sono rimasti senza stipendi per mesi e mesi, sono scesi in sciopero, sono stati minacciati di morte dai tifosi quando i risultati non arrivavano e uno di loro è stato, all’uscita di una banca, derubato da uomini armati del denaro da distribuire alla rosa. Gli oggetti dai presunti poteri magici seppelliti in campo in occasione della partita con il Barcelona, nel tentativo di propiziare la salvezza, hanno aggiunto un tocco esoterico al caos. I debiti non permettono di sognare e infatti il nuovo tecnico, l’uruguayano Tabaré Silva, preferisce non parlare di obiettivi; la squadra che, pochi anni, fa viveva uno dei momenti migliori della sua storia deve sopravvivere oggi con un budget non paragonabile a quello delle prime della classe. L’austerity ha colpito il settore amministrativo del club, passato da 25 a quattro impiegati, e anche per i giocatori i soldi non abbondano, il che spiega perché siano rimasti soltanto quattro giocatori della rosa della scorsa stagione. Gli azulgrana sono stati tra i più attivi sul mercato, con circa 17 nuovi arrivati, della cui qualità si può però discutere: dall’estero sono arrivati un portiere colombiano, Nelson Ramos, e tre uruguayani (l’attaccante Juan ‘The Sexual Bomb’ Lalinde, il Polaco Claudio Rivero, centrocampista, e il difensore Luis Maldonado), per il resto tanti elementi di secondo piano, tra scarti di altri squadre e giocatori provenienti da squadre di Serie B. Una serie di nomi tra cui spicca quello del Mago Franklin Salas, ex Stella Rossa dal talento innegabile, ma arrivato ormai ai 33 anni di età. Un po’ poco.

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L’Indio veste Lotto (foto aucas.com)

AucasPapa Aucas torna, dopo otto anni passati tra il purgatorio della B e l’inferno della Segunda Categoria, nella serie che più gli compete. Fondato nel 1945 dai lavoratori della Shell, da cui il giallo e il rosso come colori sociali, l’Indio è certamente tra le squadre più amate della capitale, come testimoniano i 28000 tifosi che hanno assistito a novembre al match decisivo per il ritorno in Serie A. Molta storia, molti ricordi, un entusiasmo travolgente e un’attesa spasmodica per il Superclasico con la Liga Deportiva Universitaria, il vero derby di Quito secondo gli appassionati. Con l’aiuto del pubblico, l’Aucas dovrà sudarsi la permanenza in Serie A, perché le risorse sono poche e a disposizione di Juan Ramón Silva c’è una rosa tutt’altro che stellare: Lauro Cazal, attaccante paraguayano, è destinato a un ruolo da trascinatore, ma non potrà più contare sull’aiuto di Jimmy Delgado, ceduto così come il laterale Quinteros, passato ai rivali cittadini, e la promessa Nelson Lara, passato al Barcelona; tra gli acquisti, non esattamente sensazionali, si distingue solo Sebastián Blázquez, portiere argentino. Ci sarà da lottare.

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Armando Solis con maglia e bandiera della Fuerza Roja (foto @CDRiverEcuador)

River Plate – Non accadeva dal 1998 che Guayaquil fosse rappresentata da tre squadre nella massima serie: il posto che all’epoca era del Panamá è oggi del River Plate, società fondata soltanto nel 2007, con una collaborazione poi interrotta con l’omonimo club argentino, all’esordio assoluto in A. La grande novità sta nell’impianto che ospiterà le gare interne del River, inaugurato nel febbraio del 2014 e intitolato a Christian Benítez, prematuramente scomparso nel 2013: per la prima volta in Serie A si giocherà su un campo in erba sintetica. Divisa completamente rossa, pochissimi tifosi e, per ora, la salvezza come unico orizzonte plausibile. Humberto Pizarro, uno dei tre tecnici ecuadoriani di questa Serie A 2014, non ha più a disposizione il goleador paraguaiano Luis Espinola, ceduto in Colombia, ma può contare sull’attaccante argentino Facundo Serra, proveniente dallo Slovan Bratislava, e sul paraguaiano Manuel Maciel.