Ecuador – Gol, banane e cani morti: Delfín e Fuerza Amarilla promosse in Serie A

La festa del Delfin
foto: Facebook

Una vecchia conoscenza e una novità assoluta: a un turno dalla conclusione della Serie B ecuadoriana, due squadre possono già festeggiare la promozione in A. Una categoria che il Delfín non frequenta più dal 2001: recentemente era toccato al Manta rappresentare il centro noto per la pesca del tonno, ma il Cetáceo, alla seconda stagione in B dopo sei anni nell’inferno della Segunda Categoria, ha puntato fin dall’estate alla vittoria finale, investendo 900000 dollari in una rosa rinforzata con una dozzina di nuovi acquisti. La squadra non ha deluso le aspettative, passando gran parte del torneo al primo posto, grazie soprattutto al miglior reparto difensivo del campionato; se infatti il massimo marcatore, con appena nove gol, è il giovane Geovanny Macías, prodotto del vivaio locale, alla squadra allenata dall’argentino Fabian Bustos non manca certo esperienza in ogni reparto. Guardando la rosa si ritrovano un portiere come il colombiano Rolando Ramírez, riserva di Henao nell’Once Caldas vincitore della Libertadores nel 2004, difensori abituati ad altri paloscenici come l’argentino Pablo Saucedo ed Elvis Bone, in passato convocato anche dalla nazionale ecuadoriana, e più che onesti mestieranti da Serie A come Polo Wila, Byron Cano e Freddy Olivo.

La festa del Delfin
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Fondato nel 1989, il Delfín è noto per i suoi tifosi e, in particolare, per gli appartenenti alla “Barra del Perro Muerto”, un gruppo nato allo stadio Jocay di Manta ai tempi del Green Cross, club che ha poi abbandonato il professionismo, e passato a tifare i gialloblu. Il curioso nome è dovuto alla peculiare usanza dei tifosi di lanciare un cane morto sugli spalti durante le partite casalinghe: un’abitudine nata per caso, a causa della presenza di cumuli di rifiuti abbandonati accanto alle tribune, dove, durante una partita finita male, viene prelevato la carcassa in putrefazione di un cane, successivamente scagliata verso la tifoseria avversaria.

foto: La Hora
foto: La Hora

Il gesto, nato dalla rabbia del momento, diventa presto un rito scaramantico, da mettere in scena quando la squadra si trova in difficoltà. Gli animali, tengono a sottolineare i membri della Barra, vengono raccolti in giro per la città in settimana già defunti e conservati per le partite, non sacrificati appositamente per la squadra, come era stato riportato in passato da una trasmissione televisiva, scatenando le ovvie proteste da parte di svariate associazioni animaliste ecuadoriane. Qualche volta a qualcuno resta in mano un pezzo del cane come souvenir; anni fa, durante una gara interna con il Barcelona, la carcassa ha fatto tutto il giro dello stadio, tornando al punto di partenza. Negli ultimi anni, al posto del cane morto, viene usato un meno macabro peluche, meno maleodorante e più simpatico ai bambini.

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Foto: El Universo

Per il Fuerza Amarilla si tratta invece di una prima volta: la rapida scalata del club, che deve ancora compiere sedici anni, consente a Machala, quinta città del paese per numero di abitanti e capitale mondiale delle banane, di avere nuovamente una squadra nella massima serie, cosa che non accadeva dai tempi della retrocessione dell’Audax Octubrino nel 1999. Pur trovandosi alla prima esperienza in B della sua storia, la Avispa de Machala si è dimostrata all’altezza della sfida, non registrando problemi economici di alcun tipo nonostante i quattordici nuovi acquisti che hanno fatto più che triplicare le spese: è stata la vittoria del trentanovenne John García, tornato a giocare nella sua città natale, due settimane fa arrestato dalla polizia per aver reagito all’aggressione di uno suo tifoso, ma anche del tecnico paraguayano Raul Duarte, subentrato a nove giornate dal termine per completare l’impresa, del manipolo di giocatori uruguayani in rosa e, in fondo, del pubblico, che con l’avvicinarsi dell’obiettivo è aumentato sempre più fino a raggiungere, nel secondo semestre, una media di circa 2700 spettatori per partita, tutt’altro che disprezzabile a queste latitudini. I progetti per il futuro, a sentire il presidente Fabian Aguilar, non mancano: la società, che possiede un centro d’allenamento di recente costruzione, circondato da piantagioni di banane, ha come obiettivo a lungo termine la qualificazione a un torneo internazionale.

Salutano la Serie B e retrocedono in Segunda Categoria, invece, Deportivo Azogues e Deportivo Quevedo: per i secondi, che avevano iniziato la stagione con l’italiano Pederzoli in panchina, un rapido ritorno nelle serie inferiori dopo la breve apparizione in Serie A nel 2013.