David, il bello del calcio

David TrezeguetChissà cosa ha pensato Jean Tigana, quando ha visto questo ragazzino di 18 anni allenarsi con la squadra delle riserve del suo Monaco. Probabilmente avrà pensato che il suo predecessore, un certo Arsen Wenger, abbia decisamente esagerato nel lasciare un tale prodigio per 2 lunghi anni nella squadra B soltanto per ragioni di “ambientamento”.

La storia, come spesso accade, gli diede ragione e da quel preciso momento, Trezeguet (che faceva coppia con un altro prodigio Thierry Henry) a suon di gol e di giocate sensazionali, si è costruito una carriera ed una fama incredibile.

In virtù di questo, non è un caso se adesso, il Cobra de Rouen , a 35 anni, emigrato (volutamente) in un campionato da molti definito “inferiore” ed attualmente senza squadra, sia uno dei candidati per il “Golden Foot 2013”, insieme a gente come Cristiano Ronaldo, Didier Drogba e Andres Iniesta. Probabilmente non vincerà ma già essere presente in questa schiera rappresenta qualcosa di straordinario.

Senza squadra dicevamo. Già perché David in questa pretemporada del calcio argentino è praticamente già stato messo alla porta dal Pelado Diaz, scatenando le ire dei tifosi.
A questo punto, non si offenderà William Shakespeare, se esclamiamo: “c’è del marcio in Buenos Aires!”
Le domande che si pongono i tifosi bianco-rossi nei forum, nelle riunioni e via web sono semplici, chiare, ovvie: “com’è possibile che tutti i campioni che vestono la camiseta millonaria hanno vita breve a Nunez? Possibile che un campione mondiale che rinuncia a campionati blasonati, soldi e fama pur di giocare al River, disputando un campionato e mezzo segnando 16 gol in 35 partite (miglior scores de la banda) venga scaricato cosi facilmente?”

Purtroppo le spiegazioni sono poche, le domande tante ed i cattivi pensieri ancora di più. Se infatti si può essere d’accordo o meno con la scelta tecnica operata dalla società, è un dato di fatto che Il presidente Passarella non abbia mai avuto un buon rapporto con gli idoli Millonarios.

Ancora fresca è la ferita nella mente dei tifosi della lite del presidente con Fernando Cavenaghi nel 2012 che costò il suo abbandono, dopo che el torito era tornato al suo River, appena retrocesso in B, per prenderlo per mano e trascinarlo in Primera a suon di gol (19). Ma alla lunga lista dei nomi che probabilmente El Kaiser reputava ingombranti trovano posto anche Gabriel Batistuta, Alejandro Domínguez, Diego Buonanotte, Almeyda e Ariel Ortega.

E non è sicuramente un caso se anche Martín Demichelis, che aveva promesso di tornare a Nunez per finire la sua carriera, ci abbia ripensato accettando proprio l’altro ieri l’offerta dell’Atletico Madrid dichiarando: “Non voglio che mi succeda la stessa loro sorte”.
Con queste premesse, la patina di mistero che avvolge l’addio di David, appare forse un po’ meno oscura, ma non per questo giustificabile.

La candidatura al Golden Foot, l’affetto incondizionato di tutti i suoi fan e le numerose offerte che stanno arrivando da mezzo mondo (non ultima la petizione dei tifosi del Tolosa per convincere il presidente all’acquisto) non possono che ricalcare le grandi doti tecniche e morali del giocatore, merce rara in un calcio che corre dietro ai soldi, alla fama e al potere.
Ancora di più se si resta ad ascoltare le sue ultime dichiarazioni, da tifoso, da professionista ma ancor prima da Uomo: “Ho parlato con la dirigenza. Non rientro nei piani e me ne andrò ma, spero di tornare…come giocatore o in altri ruoli. Amo questa maglia, sono un tifoso e voglio finire la carriera qui. Giocherò in Argentina ma nonostante tutto il mio cuore resta a Nunez.”

David, il bello del calcio.