Copa Libertadores: finisce la fase a gruppi, dominano Brasile e Argentina

Ottavi di finale - copa libertadores

Ottavi di finale - copa libertadoresSei squadre a testa per Brasile e Argentina, dodici su sedici in totale. La Copa Libertadores 2018 riporta gli equilibri agli antichi fasti, quando i due paesi calcisticamente più influenti del continente si contendevano la manifestazione spazzando via ogni possibile ingerenza di altri club. Senza l’eliminazione del Vasco, arrivato terzo del suo raggruppamento, si sarebbe addirittura fatto l’en plein, una situazione che non solo non si era mai verificata negli ultimi anni, ma che addirittura interrompe un po’ quello che era diventato il leitmotiv delle ultime stagioni, con tante sorprese pronte a inserirsi per dire la loro.

Il contingente brasiliano è capitanato dal Gremio campione in carica: l’Imortal ha vinto in scioltezza il gruppo 1 collezionando 14 punti, frutto di quattro vittorie e due pareggi. La squadra di Renato Gaucho è anche una delle quattro compagini (su trentadue) a non aver mai perso una partita: un risultato importante, che ha permesso ai brasiliani di mettersi dietro Cerro Porteño, Defensor Sporting e Monagas. Renato ha continuato sulla falsariga dello scorso anno, proponendo un 4231 nel quale l’ago della bilancia è rappresentato da Arthur, centrocampista centrale di grandissima qualità che piace, e non poco, al Barcellona. Davanti invece è sempre Luan a dettare ritmi di gioco e scambi tra le linee: il numero 7, tra assist decisivi e giocate d’alta scuola, si è tolto la soddisfazione di segnare anche due gol. Tre, invece, sono le reti segnate da Everton, il bomber della squadra, nonché nuovo riferimento offensivo dopo la partenza nell’ultima sessione di mercato di Barrios. Con soli due gol subiti, la difesa del Gremio è quella meno battuta della fase a gironi: d’altronde la cerniera centrale composta da Geromel e Kanneman funziona, come già dimostrato lo scorso anno, e Renato è un dt molto attento a questi particolari. Quindi, dove possono arrivare? Sulla carta è una squadra da semifinale, ma molto dipenderà dal sorteggio.

Meglio del Gremio ha fatto il Palmeiras, la squadra più in forma di questa fase a gruppi. Il Verdão ha messo insieme la bellezza di 16 punti in 6 partite, vincendo ben cinque match nel proprio raggruppamento, e fermandosi solo nel recupero della partita contro il Boca Juniors, durante la quale è stata raggiunta all’ultimo secondo da un gol di Tevez. Qualità e quantità: questa la ricetta vincente di Roger Machado, arrivato al Palmeiras a dicembre, al posto di Alberto Valentim. La squadra aveva bisogno di tornare protagonista, e per farlo ha scelto un dt capace di esaltare – nello stesso modo – singoli e organizzazione collettiva. A beneficiarne è stato soprattutto Miguel Borja: la punta ex Livorno, dopo un 2017 complicato, è tornato a segnare con regolarità sia in campionato che in Libertadores, dove al momento occupa il primo posto nella classifica dei cannonieri con sei gol in altrettante partite. Ma non solo, perché oltre ad aver disputato una grandissima prima fase, il club paulista ha salvato anche il destino del Boca Juniors, mantenendolo in vita da eliminazione quasi certa quando, nella partita con l’Atletico Junior, i brasiliani hanno deciso di giocarsela ugualmente, scegliendo di non eliminare una potenziale avversaria per la vittoria finale.

Già, perché nonostante qualche difficoltà, il Boca Juniors adesso diventa la vera favorita per arrivare fino in fondo: rosa ricca di talento, profonda, con qualità in tutti i reparti per un Guillermo Barros Schelotto che mai come quest’anno può finalmente arrivare a toccare con mano quell’obsesión chiamata Libertadores. A dare una mano potrebbero esserci altri rinforzi, in arrivo nella prossima campagna acquisti: si parla di un portiere (Marchesin), un centrale difensivo (Gustavo Gomez, che prenderà il posto di Magallan ceduto all’Ajax) e forse un esterno qualora Pavon dovesse andare via. Inoltre, per la seconda fase gli xeneizes probabilmente avranno di nuovo a disposizione il Pipa, Dario Benedetto. Mica male eh?

Il girone 4 ha visto River Plate e Flamengo passare il turno a braccetto. Il River Plate ha chiuso con 12 punti e il primo posto blindato nell’ultima partita, quando lo scontro diretto contro i rubronegros – giocato in casa – è terminato con un salomonico 0-0. Fatali ai brasiliani sono stati i due pareggi contro il Santa Fe, che di fatto hanno tratteggiato la sottile differenza di classifica. Il River Plate si conferma squadra copera: non gioca bene ma vince, non domina ma morde la preda nel momento migliore, sembra fuori dal match ma in realtà non abbandona mai il piano partita. Significativa la prima partita, proprio contro il Flamengo, giocata al Maracanã, dove dopo un primo tempo anonimo, i Millonarios sono riusciti a rimontare due volte gli avversari, impattando la gara nel finale con Mayada nonostante un paio di decisioni arbitrali avverse.

Gallardo sembra aver ritrovato il bandolo della matassa, con il suo 4222 provvisto di tante soluzioni offensive di qualità, nel quale ultimamente si sta inserendo anche Juan Fernando Quintero. Il fresco rinnovo di Franco Armani porta tranquillità, viste le sirene di mercato, così come le ultime prestazioni di Lucas Pratto fanno ben sperare per il futuro. Cosa manca? Qualcosa dietro, sicuramente, ma niente che il mercato non possa risolvere.

Dall’altra parte, invece, il Flamengo ha già vissuto un cambio di gestione – da Carpegiani a Mauricio Barbieri – e ha dovuto incassare il brutto colpo legato a Guerrero, out per doping, al posto del quale è arrivato l’ex Fluminense Henrique Dourado. Non proprio la stessa cosa, ma abbastanza per candidarsi ad outsiders per questa seconda fase di Libertadores.

Il gruppo 5, quello nel quale il Vasco è stato relegato al terzo posto, è stato vinto dal Cruzeiro, che con 11 punti – ma miglior differenza reti – ha avuto la meglio sul Racing dei ragazzini terribili. Già, perché se la Raposa si è confermata squadra continua come sempre, l’Academia ha messo in mostra tanti talenti che sono pronti a decollare verso palcoscenici più importanti. Lautaro Martinez ha dato l’addio alla squadra con diversi gol pesanti, mettendo in vetrina tutte le qualità che da qui in avanti si godranno sulla sponda nerazzurra di Milano, mentre Zaracho, centrocampista bravo negli inserimenti, rapido in esecuzione e con diversi colpi interessanti nel proprio bagaglio. Poi, ovviamente, c’è Centurion, che di occasioni in Europa ne ha già avute due, entrambe fallite al Genoa. Perdere Lautaro sarà un problema, ma Coudet ha cucito addosso al suo Racing un’identità ben precisa, che può dare i suoi frutti a prescindere dagli interpreti.

L’accoppiata Brasile – Argentina ha funzionato anche nei gruppi 6 e 7. Santos e Estudiantes si sono giocati il primo posto in un raggruppamento dove, dopo un buon inizio, il Pincha si è visto addirittura rimontare dal Nacional di Montevideo, finendo a quota 8 proprio come il Bolso, ma passando per differenza reti. Il tutto mentre il Peixe se ne andava in scioltezza, pur segnando poco (solo sei gol in altrettante uscite) e non rubando l’occhio dal punto di vista del gioco. Nel Santos infatti a spiccare è la solidità difensiva, costruita sull’intesa perfetta tra il veterano David Braz e Lucas Verissimo, grande obiettivo di mercato del Torino. Il tutto, mentre il Pincha si conquistava la qualificazione nello scontro diretto dell’ultima giornata, quando a La Plata è arrivato il 3-1 sul Nacional, maturato grazie alla grande prestazione di Otero, autore di una doppietta e dell’assist per Melano.

Al lotto di qualificate si aggiungono ancora Corinthians e Independiente. Il Timão ha dato la solita impressione di poter fare molto, accontentandosi del minimo indispensabile come al solito. D’altronde la squadra per arrivare in fondo c’è, perché difficilmente in Sudamerica si trova un altro gruppo con così tanta qualità assortita e ben distribuita come nella squadra di Fabio Carille. Il problema riguarda però proprio il dt, che a giorni lascerà il club per volare in Arabia. Una perdita che potrebbe rivelarsi più grave del previsto, dato che l’allievo di Tite era riuscito a dare continuità dopo l’addio del suo predecessore e mentore.

Dall’altra parte c’è invece un Independiente che il suo comandante, Ariel Holan, se lo tiene stretto. Il dt, dopo aver vinto la Sudamericana, ha deciso di rimanere e con lui anche i top del club: da Meza a Benitez, passando per Campaña e con la sola eccezione di Magallan, andato all’Ajax a gennaio. La società ha già fatto sapere che metterà mano al portafoglio per rinforzare ulteriormente la squadra, in vista di una seconda fase dove il Diablo può dare molto fastidio.

A completare il quadro di qualificate agli ottavi di finale, che verranno sorteggiati il 4 giugno a Luque, ci sono Atletico Nacional, Colo Colo e due rappresentanti paraguayane, Libertad e Cerro Porteño. Tra questi, probabilmente sono proprio i Verdolagas ad avere le maggiori credenziali per impensierire i colossi del continente: Almiron, che la Libertadores l’ha sfiorata lo scorso anno a Lanus, ha a disposizione una compagine molto forte, completa, con alcune individualità tra le migliori del continente.

In fatto di singoli, l’argentino ha rivitalizzato gente come Dayro Moreno e MacNelly Torres, dati da tutti in fase calante, dando alla squadra un’identità mutabile a seconda dell’avversario affrontato. L’Atletico Nacional, in corsa anche per la vittoria del campionato, ha mistica ed esperienza per dare fastidio a tutti, e chissà che non siano proprio loro a spezzare il dominio di Brasile e Argentina, tornando sul tetto del continente a pochi anni dalla grande vittoria firmata Rueda.