Copa América, storia di un mito – Uruguay 1995

L'ultimo Uruguay vittorioso in Copa América

Prosegue la rubrica con cui calciosudamericano.it vi porta a spasso nel tempo attraverso le edizioni della Copa América, la più antica competizione per nazionali esistente: nel 37° episodio rivivremo l’edizione del 1995, giocata in Uruguay e vinta, per l’ennesima volta, dai padroni di casa.

 

Lorenzo Tassi

Correva l’anno – Nel 1995 l’Unione Europea si allarga: entrano a farne parte Austria, Finlandia e Svezia, dando vita alla cosiddetta “Europa dei Quindici”. Il 17 gennaio un devastante terremoto colpisce Kobe, in Giappone: saranno quasi 7.000 le vittime; a febbraio, nell’UE, entrano in vigore i Trattati di Schengen (quelli al centro del dibattito italo-francese nelle ultime settimane). L’11 luglio la guerra di Yugoslavia conosce uno dei suoi momenti più tragici: è il massacro di Srebreniča; una settimana dopo inizierà l’eruzione del vulcano Soufriere, a Montserrat, eruzione che spopolerà quasi completamente l’isola caraibica. Sempre a luglio vengono presentati Windows 95 e eBay, mentre a ottobre, restando in America, scoppia il celeberrimo caso OJ Simpson. Le nascite celebri di sedici anni fa sono, per forza di cose, molto poche: comunque vale la pena di ricordare il pilota motociclistico Miguel Oliveira, la tennista Irina Chromačëva, la velista olandese Laura Dekker ed i calciatori della nazionale Under-17 Lorenzo Tassi (che ha debuttato in Serie A una settimana fa) e Leonardo Capezzi.

Torito, la mascotte

Il torneo – Quattro città dell’Uruguay furono scelte per ospitare l’edizione del 1995 di Copa América: Maldonado, Montevideo, Paysandú de Uruguay, Rivera. Come nel 1993, alle dieci squadre sudamericane ne vennero affiancate due estere, ancora una volta Messico e Stati Uniti. La formula venne mantenuta inalterata: tre gironi da quattro squadre, le due prime di ciascun girone e le due migliori terze si sarebbero qualificate alla fase finale, ad eliminazione diretta. Unica novità significativa, l’introduzione della vittoria da tre punti. Ancora una volta un gran numero di talenti erano in campo: i padroni di casa potevano contare sull’esperto portiere Alvez, e su Oscar Aguirregaray, Herrera, Adinolfi, Otero, Bengoechea, Fonseca, Francéscoli, Poyet, Diego Lopez, Abejion, Rubén Sosa. L’Argentina non era però da meno, avendo nelle sue fila Fabian Ayala, Chamot, Javier Zanetti, Abel Balbo, Simeone, Batistuta, Marcelo Gallardo, Schurrer, Astrada, Ortega, Borrelli; e il Brasile poteva vantare la squadra neo-campione del Mondo, con Taffarel, Jorginho, Aldair, César Sampaio, Roberto Carlos, Edmundo, Dunga, Tulio, Juninho, Zinho, André Cruz, Beto, Leonardo, Ronaldo, Dida. Tra le altre nazionali andrà menzionato il Messico vice-campione uscente, con Oscar Pérez, Ignacio Ambriz, Hermosillo, Jorge Campos, Luis Garcia, Galindo. Tra gli altri campioni in campo bisognerà ricordare poi Torrico (Bolivia), Vilches, Castañeda, Clarence Acuña, Salas (Cile), Higuita, Harold Lozano, Valderrama, Asprilla, Freddy Rincon, Oscar Cordoba (Colombia), Cevallos, Tenorio, Ivan Hurtado, Aguinaga (Ecuador), Gamarra, Celso Ayala, Roberto Acuña, Javier Arce (Paraguay), Jorge Soto, Olivares, Del Solar, Nolberto Solano (Perù), Friedel, Berhalter, Caligiuri, Reyna, Lalas (USA), Dudamel e Dolgetta (Venezuela). Le partite iniziarono il 5 luglio e finirono 18 giorni più tardi.

Luis Garcia, goleador alla pari con Batistuta

La fase a gironi – Nel girone A l’Uruguay padrone di casa ebbe vita piuttosto semplice: vincendo le prime due partite era già certo della qualificazione. Questo avvenne grazie al 4-1 rifilato nella sera dell’apertura al Venezuela (Fonseca, Otero, Francéscoli, Poyet, intermezzati dall’eterno Dolgetta) e all’1-0 sul Paraguay (Francéscoli). Nella terza partita la Celeste impattò 1-1 con il Messico (vantaggio latino con Luis Garcia, pari di Saralegui) e si garantì il primato. La nazionale messicana chiuse invece al terzo posto: iniziò malissimo perdendo contro il Paraguay (in rimonta, 1-2: vantaggio di Garcia e risposta di Cardozo e Samaniego), poi però batté il Venezuela 3-1 con due rigori di Luis Garcia e riuscì a strappare il pass come miglior terza classificata. Al secondo posto si piazzò il Paraguay, che vincendo contro il Venezuela (3-2 in rimonta, gol decisivo di Carlos Gamarra) totalizzò sei punti, lasciando a zero la Vinotinta. Nel gruppo B Brasile signore assoluto. Tre vittorie su tre per i campioni del Mondo in carica, tra l’altro in crescendo: 1-0 all’Ecuador (Ronaldão), 2-0 al Perù (Edmundo, Zinho), 3-0 alla Colombia (Zinho, Leonardo, autogol di Higuita). Alle avversarie le briciole: seconda fu la Colombia, autrice di un pari contro il Perù (1-1, Asprilla e Palacios) e di una vittoria ai danni dell’Ecuador (1-0, Rincon). Al terzo posto si classificò la nazionale ecuadoregna, grazie al 2-1 sui peruviani (Diaz e Mora, poi autorete di Ivan Hurtado), ma in virtù dei tre soli punti ottenuti non venne ripescata. Il girone C fu forse il più equilibrato: lo vinsero gli Stati Uniti, che batterono 2-1 il Cile (doppietta di Wynalda, gol Rojo di Rozental), persero contro la Bolivia (1-0, rete di Marco Etcheverry) ma poi superarono clamorosamente l’Argentina per 3-0, con gol di Klopas, Lalas e Wynalda. L’Albiceleste dal canto suo riuscì ad avere la meglio su Cile (4-0, doppio Batistuta, Simeone e Balbo) e Bolivia (2-1 in rimonta, Batistuta e Balbo nell’ultimo quarto d’ora per rispondere al vantaggio di Angola). I boliviani si piazzarono come seconda miglior terza pareggiando contro il Cile: 2-2, doppio vantaggio cileno con Basay e grande rimonta firmata Mercado e Ramos.

Aldair

La fase ad eliminazione diretta – Nei quarti di finale furono addirittura tre le sfide decise ai calci di rigore: l’unica vittoria ‘pulita’ fu quella dell’Uruguay sulla Bolivia, 2-1 firmato da Marcelo Otero e Daniel Fonseca, destinati a lasciare il segno in serie A solo un paio d’anni dopo; per i boliviani la rete di Sanchez al 75′ servì solo a salutare con gol la manifestazione. Come due anni prima, il quarto di finale mise di fronte Argentina e Brasile: restituendo lo sgarbo dell’edizione precedente, furono i verdeoro a vincere ai calci di rigore, dopo il 2-2 dei 90′ (vantaggio di Balbo, pari di Edmundo; nuovo vantaggio di Batistuta, nuovo pari di Tulio), con gli errori decisivi dal dischetto di Simeone e Fabbri. Fu invece un brutto rigore tirato da Gamarra a costare l’eliminazione al Paraguay contro la Colombia: nei tempi regolamentari Rincon aveva risposto al vantaggio Albirrojo di Villamayor, facendo terminare l’incontro sull’1-1. Fu 0-0 invece tra USA e Messico: dal dischetto Hermosillo e Alberto Coyote si fecero neutralizzare, e la selezione americana vinse 4-1. In semifinale molti meno patemi: l’Uruguay si sbarazzò per 2-0 della Colombia (Adinolfi e Otero, entrambi nel secondo tempo) e il Brasile degli Stati Uniti (1-0 con rete di Pluto Aldair, che oggi gioca ancora: a San Marino con il Murata). La finale del 3°/4° posto vide la rotonda vittoria dei Cafeteros, 4-1, sugli USA: Quiñonéz, Valderrama e Tino Asprilla portarono il parziale sul 3-0, poi dopo il rigore di Moore fu Rincon a calare il poker. Il 23 luglio, al Centenario di Montevideo, andò in scena la finalissima.

L'ultimo Uruguay vittorioso in Copa América

La finale – La storia, si sa, spesso si diverte a fare scherzi anche piuttosto sadici: il Brasile aveva vinto da un anno la Coppa del Mondo ai calci di rigore, e nella Copa América immediatamente successiva avrebbe detto addio al trofeo dal dischetto, rimandando di altri due anni l’appuntamento con un titolo da sempre maledetto per la Seleção. Le premesse in realtà furono buone per la nazionale allenata da Zagallo: al 31′ Tulio, mitico attaccante tutt’oggi in attività nonostante abbia abbondantemente varcato la quarantina, portò in vantaggio i suoi. L’Uruguay non riuscì ad impostare una reazione vera e propria, perdendosi spesso sulla trequarti avversaria: ma proprio da lì sarebbe arrivato il pari, quando al 50′ Aldair stese Martinez e l’arbitro, il messicano Carter, assegnò una punizione. Il tiro libero fu calciato da Pablo Bengoechea, che trovò una traiettoria magica segnando il gol del pari, secondo centro per lui in una finale continentale dopo quello del 1987 sul Cile. Da lì a fine partita poco accadde, e i 90′ si chiusero sull’1-1: sarebbero stati i rigori ad assegnare il titolo. Il primo dei rigori fu calciato da Enzo Francéscoli, che nonostante l’intuizione di Taffarel andò a segno; il primo brasiliano a tirare fu Roberto Carlos, che con un’esecuzione alla sua maniera segnò di forza nel centro della porta. Bengoechea e Zinho andarono in rete scegliendo angoli opposti. Il terzo rigore fu decisivo: Herrera rischiò seriamente di farsi fermare dal portiere, ma segnò; Tulio invece non fu così fortunato, e mandò la palla tra le mani di Alvez. Gutiérrez e Dunga andarono in rete nel quarto tiro dagli undici metri, e poi fu il turno di Daniel Martinez. L’attaccante subentrato ad Otero all’intervallo eseguì impeccabilmente, spiazzando Taffarel e rendendo inutile il quinto rigore brasiliano. Per l’Uruguay si trattava del quattordicesimo (e finora ultimo) titolo continentale: ad oggi la Celeste ha trionfato in tutte le grandi manifestazioni disputate sul proprio territorio, record assoluto.

Enzo Francéscoli, MVP del torneo

Il personaggio – Lo abbiamo già incontrato più volte in questa rubrica, è uno dei giocatori sudamericani più noti in Italia (almeno tra quelli degli anni Novanta), non si poteva chiudere senza ricordarlo. Prendendo spunto dal fatto che venne eletto miglior giocatore dell’edizione 1995 (tra l’altro per la seconda volta, dopo il 1983: solo Manuel Seoane riuscì nell’impresa), il giocatore di cui parleremo oggi è Enzo Francéscoli. Nato nel 1961 a Montevideo da padre italiano e madre spagnola, Francéscoli è ricordato come uno dei centrocampisti più eleganti di ogni tempo: splendido nelle movenze, geniale nell’invenzione, letale nella finalizzazione, ha avuto una carriera notevolmente al di sotto del prestigio che si sarebbe meritato. Tra le sue squadre Wanderers, River, RC Paris, Marsiglia, Cagliari, Torino; pochi i trofei alzati al cielo, tra cui però spiccano 5 titoli argentini, una Libertadores, una Sudamericana, una Ligue1 e tre coppe América. Fino all’altroieri (29 maggio 2011) era il giocatore di ruolo col maggior numero di presenze in maglia celeste, 73 tra il 1983 ed il 1997; domenica è stato superato da Diego Forlán, altro pezzo di storia del calcio uruguagio. El Principe ha lasciato una lunghissima eredità nel calcio di oggi: da lui ha tratto ispirazione, per sua stessa ammissione, Zinédine Zidane, che ha tra l’altro chiamato Enzo uno dei suoi figli; da lui Diego Milito prende il soprannome (per una questione di somiglianza fisica); Pelé lo ha inserito nei FIFA 100; a Cagliari è ancora oggi uno dei principali idoli della tifoseria; nella classifica dei marcatori storici del River Plate occupa il terzo posto. Ovunque è andato Francéscoli si è sempre fatto riconoscere, destando gli sguardi ammirati di tutti. Da vero Principe.