Copa América, storia di un mito – Uruguay 1923

Prosegue il viaggio nella storia della Copa América per rivivere tutte le emozioni e conoscere tutti i grandi campioni che hanno creato la leggenda del torneo per nazioni più antico del mondo. L’edizione del 1923 venne disputata in Uruguay e fu la prima ad assegnare un posto alle Olimpiadi.

L'Uruguay campione

Correva l’anno – Il 1923 è un anno molto importante per il calcio italiano: la famiglia Agnelli acquista le quote di maggioranza della Juventus. Il principale fatto di cronaca arriva dalla Germania, con il tentato Putsch di Monaco. Sempre in quest’anno nasce ufficialmente la repubblica turca, viene fondata la rivista Time e si corre la prima 24 ore di Le Mans. In Spagna avviene il golpe militare ad opera del generale Rivera. Vengono fondate squadre di una certa importanza come Necaxa, Villarreal e Celta Vigo, mentre i giocatori nati non sono di primissimo livello, eccettuato il leggendario Xanetas, portiere considerato in Spagna secondo solo a Zamora. Tra gli altri vanno ricordati Gyula Lorant, Faas Wilkes, Adaozhinho, Danilo Martelli, Andrea Bonomi. In Sud America bisogna ricordare soprattutto due giocatori: il primo è Roberto El Tucho Méndez, miglior marcatore della storia della Copa América; il secondo è Juvenal, l’ultimo dei giocatori scesi in campo nella finale dei mondiali 1950 a morire, nel 2007. Negli altri campi furono numerose le nascite di grande importanza: da Franco Zeffirelli a Maria Callas, da Cesare Rubini (campione di pallanuoto e basket scomparso pochi giorni fa) a Ranieri di Monaco, senza dimenticare Italo Calvino, tutti i campi videro almeno una nascita illustre.

L'Estadio Parque Central oggi

Il torneo – Durò più di un mese la settima edizione del Campeonato Sudamericano, da ottobre a dicembre. Tutte le partite vennero disputate al Gran Parque Central. Come già accaduto nel 1921, erano state invitate cinque squadre ma il Cile decise di rinunciare: il torneo venne di nuovo disputato con formula a girone unico e quattro squadre. Ad aprire i giochi fu una grande partita: Argentina – Paraguay, giocata il 29 ottobre, terminò 4-3 per l’Albiceleste dopo un continuo gioco di rincorsa tra le due formazioni. Decisiva fu la tripletta di Aguirre. Una settimana dopo il Paraguay veniva sconfitto anche dall’Uruguay, col punteggio di 2-0, per poi andare a vincere contro il Brasile campione uscente, 1-0. Il Brasile perse poi le successive due gare, entrambe per 2-1, chiudendo con 0 punti e diventando la prima squadra campione in carica a chiudere ultima nell’edizione successiva. L’ultima gara, disputata il 2 dicembre 1923, fu quella decisiva per l’assegnazione del torneo, una vera e propria finale tra Uruguay ed Argentina.

La finale – Ancora una volta era l’ultima partita del torneo quella destinata ad assegnare il titolo: sia Argentina che Uruguay vi arrivarono con quattro punti frutto delle vittorie su Paraguay e Brasile. Nel già caldo pomeriggio di domenica 2 dicembre (ricordiamo che in Sud America dicembre equivale a giugno in Europa) le due squadre scesero in campo di fronte a 20.000 spettatori. La gara si rivelò piuttosto nervosa, con le due squadre attente più a non scoprirsi che ad offendere: al primo assalto però l’Uruguay si portò in vantaggio grazie alla rete di Petrone, abile ad anticipare l’uscita di Américo Tesoriere. Il secondo tempo vide il tentativo di rimonta dell’Albiceleste, frustrato dalle parate di Casella e affondato a 2′ dalla fine dalla rete di Somma. L’Uruguay tornò a conquistare il titolo dopo tre anni di pausa, il quarto su sette assegnati fino a quel momento.

Pedro Petrone ai tempi della Fiorentina

Il personaggio – Se il tuo soprannome è Artillero, cannoniere, un motivo ci sarà; se i tifosi della Fiorentina ti ricordano ancora oggi dopo settantasette anni, un motivo ci sarà. Pedro Petrone è uno degli attaccanti più forti che l’Uruguay abbia prodotto nella sua storia, il sesto miglior scorer di sempre della Celeste anche se disputò solo 29 partite ufficiali in nazionale. In Italia arrivò nel 1931, primo straniero acquistato dalla Fiorentina, dopo aver giocato nel Solferino (squadra non del famoso paese mantovano ma di un omonimo quartiere montevideano) e nel Nacional, in cui marcò qualcosa come 176 reti in 148 partite. Dotato di una velocità straordinaria (si dice che corresse i 100 in circa 11”, un tempo notevolissimo all’epoca), non particolarmente tecnico ma con un incredibile senso della posizione e un tiro potentissimo. Segnò molto, segnò in tutti i modi: di testa, di destro, di sinistro, di petto, di tacco. Solo nella Fiorentina non riuscì a segnare più reti che presenze, diventando comunque capocannoniere nel 1931-32 e totalizzando in viola 37 centri in 44 presenze. Nel 1924 un altro record: a 19 anni ancora da compiere vinse la medaglia d’oro olimpica con la Celeste, restando ancora oggi il più giovane oro calcistico. Moltissimi i titoli vinti in carriera: due ori olimpici, un Mondiale, quattro premi di capocannoniere tra Copa América e Olimpiadi, due Copa América, due titoli uruguayani nel Nacional. Appesi gli scarpini al chiodo ventinovenne, nel 1934, lasciò completamente il mondo del calcio ritirandosi nella sua casa del quartiere Solferino, dove morì nel 1964 a soli 59 anni.