Copa América, storia di un mito – Argentina 1929

Secondo titolo consecutivo per l'Argentina

Dodicesimo appuntamento con la rubrica che vi riporta indietro nel tempo per rivivere tutte le edizioni della Copa América che a luglio aprirà la sua quarantatreesima edizione: oggi voliamo in Argentina, nel 1929, per seguire le gesta della grande Albiceleste di Peucelle, Bossio, Evaristo e Seoane. Per la prima volta, l’Uruguay fu in difficoltà e chiuse al terzo posto: l’anno dopo sarebbe arrivato il grande riscatto con la vittoria del Mondiale.

Djalma Santos

Correva l’anno – Il 1929 è l’anno della grande crisi economica, del giovedì nero col crollo di Wall Street, ma è anche quello in cui sono nate alcune delle più famose donne dello scorso secolo: Audrey Hepburn, Grace Kelly, Jacqueline Kennedy, Anna Frank ed Hebe Camargo vennero alla luce tutte nello stesso anno. Tre importanti trattati vennero firmati: sono i Patti Lateranensi, la Convenzione di Ginevra e il Trattato di Lima. Fu anche l’anno di due celebri stragi: a Chicago Al Capone e i suoi uomini sterminarono la banda rivale capeggiata da Bugs Moran nella celebre Strage di san Valentino, mentre in Palestina avvenne il Massacro di Hebron. Volendo chiudere in leggerezza, diremo che nel 1929 uscì anche il primo numero di Braccio di Ferro. Per il calcio italiano fu l’anno della svolta: la serie A come la conosciamo oggi venne disputata per la prima volta. Detto delle famose donne nate nel 1929, occorre dire che gli uomini non furono da meno: classe ’29 sono Martin Luther King, Graham Hill e Yasser Arafat; tra i calciatori europei ricordiamo gli ungheresi Czibor, Kocsis e Palotán (autore della prima tripletta in Coppa dei Campioni), i tedeschi Koller e Rahn e l’austriaco Gerhard Hanappi, che ha la particolarità di aver progettato, una volta smesso di giocare, lo stadio che oggi porta proprio il suo nome, quello in cui gioca il Rapid Vienna. Tra i sudamericani ricorderemo invece l’argentino Grillo, l’uruguagio Santamaria, il peruviano Alberto Terry, il brasiliano Julinho ed il messicano Antonio Carbajal, recordman di presenze ai mondiali con cinque partecipazioni. Tutti questi nomi però impallidiscono di fronte ai tre giganti loro coetanei: nel 1929 nacquero infatti i leggendari Lev Jašin, Djalma Santos e Didi, sulle cui imprese sarebbe veramente lungo il dire.

Secondo titolo consecutivo per l'Argentina

Il torneo – Disputato per la prima volta in tre stadi diversi (Alvear y Tagle, Gasómetro e Libertadores de América), il torneo si svolse in soli sedici giorni, contro i 40-50 delle precedenti edizioni. Presero parte alla competizione l’Argentina padrona di casa, il Paraguay, il Perù e l’Uruguay; Bolivia, Brasile e Cile declinarono l’invito. Il primo novembre, di fronte ai 40.000 dell’Alvear y Tagle, accadde l’incredibile: il Paraguay travolse l’Uruguay campione olimpico per 3-0, dominando completamente la partita e andando a segno due volte con Aurelio González e una con Diogenes Dominguez. Due giorni dopo l’Argentina sconfiggeva con lo stesso risultato il Perù, grazie a Peucelle e Zemelzú. Il parallelo continuò una settimana dopo, con due 4-1, quello dell’Argentina al Paraguay e dell’Uruguay al Perù (tripletta di Lorenzo Fernández); il 16 novembre, il Paraguay prenotava il secondo posto nella competizione con un secco 5-0 al Perù con tripletta ancora di Aurelio González. L’ultima gara, pensata per essere decisiva, in realtà fu solo una passerella per la fortissima Selección, vincitrice per 2-0 sull’Uruguay con i gol di Ferreira e Mario Evaristo: l’Argentina vendicò così la finale olimpica dell’anno precedente, in cui a vincere era stata la Celeste. La classifica finale recitò Argentina 6, Paraguay 4, Uruguay 2, Perù 0. Per la seconda volta consecutiva, la quarta in totale, l’Albiceleste saliva sul tetto del continente.

González con la maglia dell'Olimpia

Il personaggio – Aurelio González fu capocannoniere di questa edizione del torneo, ma la sua brillante – e per certi versi epica – carriera non si fermò certo qui. Considerato il secondo giocatore paraguayano più forte di sempre, dopo Arsenio Erico, legò tutta la sua carriera calcistica al Paraguay, rifiutando nel 1933 una clamorosa offerta del San Lorenzo per poter combattere la guerra del Chaco nell’esercito paraguagio. Nato a Luque il 25 settembre 1905, giocò sin da subito come attaccante, debuttando con lo Sportivo Luqueño nel 1920, a soli 15 anni. Passato 22enne all’Olimpia di Asunción, restò con il Decano per tutto il resto della carriera diventando per tutti el Gran Capitán, vincendo 7 campionati paraguayani. Terminata nel 1940 la sua carriera sportiva, divenne allenatore dell’Olimpia con cui vinse altri otto titoli nazionali e raggiunse la finale di Copa Libertadores nel 1960. In nazionale debuttò nel 1924, disputando in tutto poco più di venti partite, sei edizioni della Copa América e un Campionato del mondo. Divenuto nel 1947 commissario tecnico dell’Albiroja, riuscì a portarla ai Mondiali del 1958. Ritiratosi anche dal ruolo di allenatore nel 1974, tornò nella sua Luque dove morì, 92enne, il 9 luglio del 1997.