A Buenos Aires si parla della riforma Grondona. Lammens: “Importante il bene del calcio argentino”

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Un campionato che fa discutere ancora prima di iniziare. No, non siamo in Italia, bensì in Argentina, dove la riforma scritta e resa vigente dalla buon’anima di Grondona sta prendendosi l’onore delle cronache ancora oggi, a parecchi mesi dall’ufficializzazione.

Questa sera (martedì ndr), nel quartier generale dell’AFA a Buenos Aires si discuterà ancora una volta del fatto che tale formato – per un campionato maggiore – possa essere davvero ciò che ci vuole per risanare un movimento povero di soldi, ma anche di contenuti. Le correnti di pensiero sono essenzialmente tre; la prima frangia vorrebbe che tutto rimanesse com’è (campionato diviso in due semestri, a venti squadre), la seconda invece è molto soddisfatta del lavoro fatto sotto Grondona (si parla, soprattutto, dell’Argentinos che così potrebbe continuare nell’impresa della risalita), mentre il terzo gruppo chiede che la norma venga parzialmente rivista sotto alcuni aspetti.

Di quest’ultima fazione fanno parte Matias Lammens, Daniel Angelici e Rodolfo D’Onofrio, rispettivamente numero uno di San Lorenzo, Boca Juniors e River Plate. “Non dobbiamo pensare solo a noi – ha detto Lammens – ma a ciò che è meglio per il calcio argentino. E sicuramente giocare tutto l’anno non è una buona cosa nè per le società, nè tantomeno per i calciatori“. Gli fa eco Angelici, che punta il mirino anche sul calciomercato: “Per migliorare dobbiamo omologarci al calciomercato europeo, come norme e come date“. Più criptico D’Onofrio, secondo il quale “sicuramente verrà rivista quasi tutta la riforma, che è stata fatta senza un minimo di intelligenza“.

Ciò che è certo è che prima della fine dell’anno, i presidenti si riuniranno parecchie volte. Sapere cosa ne uscirà, ad oggi, è però praticamente impossibile.