Bolivia “celeste”: pronostici rispettati, Bolivar campione

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Musica e spartito sono uguali. La ventesima sinfonia, primo successo del 2015, la compone il Bolivar, che con un turno di anticipo mette in bacheca il suo titolo numero venti da quando è stata fondata la Liga Profesional de Futbol boliviano. La storia di questo club continua quindi a costellarsi di titoli e riconoscimenti; decisivo, in questo caso, l’1-0 dell’ “Hernando Siles” dove l’Academia (soprannome che non deriva dal caso) senza sforzi ha conquistato i tre punti necessari per dare il colpo di grazia ai rivali di The Strongest, ancora una volta rimasti col classico cerino in mano.

SUCCESSO DI GRUPPO – Davanti ai più di ventimila spettatori di La Paz è un gol dell’eclettico jolly Miranda a decidere la difficile partita contro il modesto San José, club che solo un mese fa si permetteva di battere 2-0 il River Plate in Coppa Libertadores. Ma in campionato c’è stata una sola protagonista, il Bolivar. Con il basco Cesar Azkargorta in panchina – ormai un’istituzione in Bolivia, tanto che la federazione gli chiede continuamente consigli per le decisioni importanti – ed il pittoresco Marcelo CLaure al timone, la squadra non ha avuto problemi a portarsi a casa un altro titolo, figlio proprio del lavoro fatto in virtù di un binomio tecnico-presidente che sembra funzionare del tempo. Claure, magnate della telefonia locale, non si è risparmiato negli investimenti, tanto che dopo la semifinale di Libertadores conquistata lo scorso anno ha deciso di confermare il gruppo per tentare l’assalto a quella del 2016. La rosa, ricchissima qualitativamente ma anche quantitativamente, annovera giocatori del calibro di Eguino, Gutierrez, Arce e Flores mixati perfettamente ai giovani saliti man mano dal vivaio. Tra i quali, quest’anno, si sono distinti il mediano classe ’94 Saavedra e l’esterno – di un anno più vecchio – Arrascaita.

ATTACCO ATOMICO – Il resto lo ha fatto un reparto offensivo di tutto rispetto, composto in primis dalle due stelle straniere Juanmi Callejon e Carlos Tenorio. Lo spagnolo, gemello del Callejon oggi al Napoli, ha segnato 23 gol nell’arco della stagione intera, mentre l’ecuadoregno – al netto di un infortunio abbastanza rognoso – è riuscito a metterne dentro ben 15. Tanta roba per i canoni boliviani. Da segnalare anche l’ottimo apporto degli altri stranieri; dal difensore centrale paraguayano Cabrera al centrocampista colombiano Cordoba, fino ad arrivare al 34enne Capdevila, altro iberico perfettamente integratosi in uno dei paesi più poveri del Sudamerica. Sia lui che Callejon infatti sono stati più volte sollecitati ad indossare la maglia della Verde, e non è escluso possano accettare in vista della prossima Coppa America.

PROSPETTIVE IN CHIAROSCURO – Dire oggi se il Bolivar avrà la capacità di emergere in ambito continentale rimane comunque difficile. Perchè Claure ha disponibilità importanti, ma quando le squadre boliviane sono chiamate al grande passo tutto si dissolve come polvere nell’aria. Purtroppo il contesto non aiuta, tra settori giovanili che sì – sfornano ogni tanto qualche buon talento – ma in primis tendono a monetizzare il prima possibile. Anche le infrastrutture non sono il massimo, per usare un eufemismo, basti pensare che a La Paz – dove la nazionale gioca le partite – da anni vengono concesse deroghe perchè l'”Hernando Siles” in teoria non sarebbe adatto ad ospitare partite internazionali. Tutto ciò limita l’ascesa di un paese piccolo, dove il calcio è il primo sport nazionale ma in diversi angoli di Bolivia viene giocato prettamente a livello dilettantistico.