Art Déco

 

deco25.11.2006: Ronaldinho realizza uno dei gol più scenografici della storia del calcio. Xavi scodella al centro, e lui con un gesto istintivo, che per i normali appare come geniale, si inventa una rovesciata su stesso; in un momento in cui nessun fattore esogeno ne permetteva la realizzazione. Qualcuno deve essersi sbagliato: da un lato non è possibile che il grado di invenzione sportiva arrivi a tanto; dall’altro c’è la sensazione che qualcuno dimentichi chi compone il circostante. La formazione scorre, e si arriva al numero 20. Deco. All’anagrafe Anderson Luís de Souza. Chi dice sia brasiliano, chi portoghese, forse entrambe le cose. Di sicuro la nazionalità del pallone non gli ha chiesto alcun processo di naturalizzazione. In quella partita, che rimarrà ovviamente nella storia, lui gioca; a centrocampo. Della tecnica, ne rimaniamo tutti entusiasmati; ma esistono profumi rari nel calcio che incensano la qualità di una sottile intelligenza. È la raffinatissima implicazione indiretta di un gioco: l’intellettualità del piede. Deco non ha il passo per rompere un equilibrio verticale: può andare su quella traiettoria col primo dribbling, senza perdere la palla, ma poi è costretto allo scarico. La sua andatura, che non è letteralmente lenta, ma difficilmente caratterizzata da cambi di marcia, non gli permette di essere troppo corto sul rilascio del tiro. È la grana di coloro che non sono brevilinei: il rischio di arrivare sempre col passo lungo sul tiro. Tuttavia la personalità e la saggezza del tocco cambiano completamente la raffigurazione di un pittore. Perché Deco è un pittore, con la differenza che gli acquerelli non li va a comprare, ma li crea da sè. Rientra tra coloro che creano spazi prima non esistenti. Non c’era quel corridoio, non era possibile la palla filtrante: poi lui la mette esattamente là, e ti rendi conto che le soluzioni nel calcio sono dappertutto. Movimento tipico, quando parte da mezzala: corsa orizzontale dentro il campo e pallone costante dietro la linea dei difensori. Passaggi ravvicinati, precisione di giocata, lancio a scorticare il campo. Qualitativamente uno dei centrocampisti più forti mai esistiti. Contempla ogni minuzia del ventaglio tecnico. Corinthians, Porto, Barcellona, Chelsea, Fluminense. Oltre a qualche prestito locale nei primi anni di calcio. L’aveva preso il Benfica, ma sospettosa di una carenza fisica preoccupante, lo lasciò al Porto. Sulla fragilità ci avevano predetto giusto, ma senza la considerazione dello smacco più profondo. Vittoria in Champions League con il Porto l’anno successivo. Una katana che ti taglia in due.
A 36 anni, Deco si è guardato indietro. Qualche cianfrusaglia è stata piazzata sullo scaffale: 3 Campionati portoghesi, 3 Coppe di Portogallo, 3 Supercoppe di Portogallo, 2 Campionati spagnoli, 2 Supercoppe di Spagna, 2 Coppe d’Inghilterra, 1 Community Shield, 1 Campionato inglese, 2 Campionati brasiliani, 1 Campionato Carioca. Età: 36, le fasciature danno sempre più fastidio: si può anche dire ‘Stop’.
È disponibile quell’ultima immagine. L’avversario è l’Avai. La palla arriva alta, lui è al centro del campo. Come si controlla un pallone del genere? Rileggo veloce la formazione del Barcellona 2006. Intanto l’esterno del piede accarezza quel macigno ingestibile: ammortizzato l’impatto, piomba un avversario: sombrero al volo. Quando ripenso al gol di Ronaldinho, successivamente gli associo questa immagine. ” Fammi vedere quello che fai con la palla, e ti dirò chi sei”. Qualcuno la pensava così.