Argentina – Olanda e quel ’78 tra dittature e “marmellate”

Mario Kempes (Photo by Getty Images)
Mario Kempes (Photo by Getty Images)

Dopo 24 anni, la “selecciòn” gioca una semifinale mondiale con gli uomini di Alejandro Sabella opposti all’Olanda di Louis Van Gaal in una sfida che, in passato, già regalò emozioni e controversie.

Nonostante l’incrocio relativamente recente, durante Francia 98, nel quale l’Argentina venne sconfitta ai quarti di finale per 2 reti ad 1, è un altro il precedente che merita attenzione. Mercoledì le due squadre si giocano l’accesso alla finale, la stessa finale che, nel 1978, le circondò di mille polemiche.

Quel mondiale, giocato in casa dai sudamericani, regalò la seconda stella ai padroni di casa ma tra giunta militare, “marmellate peruviane” e “desaparecidos”, in pratica non finì mai.

Argentina ’78 era l’occasione migliore che dittatura militare di Jorge Videla avesse per raccogliere consensi, dare alla propria tirannia un volto più umano e spostare sotto il tappeto la questione delle torture, dei “voli della morte” e dei “desaparecidos”.

Contro Daniel Passarella e compagni, l’Olanda del calcio totale, sebbene già in fase calante. Solo quattro anni prima l’Arancia Meccanica si era arresa alla Germania Ovest in una finale mondiale ed in Argentina cercava il riscatto.

Gli Orange, però, dovevano fare a meno di Johann Cruyff che, salvo ritrattare la sua posizione con molti anni di distanza, insieme al tedesco Breitner, convinto Maoista e critico di Videla, viene spesso indicato come simbolo del boicottaggio contro il Mondiale.

Intanto, intorno al Mondiale, vera e propria macchina del consenso abilmente progettata da Videla, infuriavano le proteste. Manifestazioni contro le violazioni dei diritti umani, come quelle guidate dal gruppo “Madri della Plaza de Mayo”, erano all’ordine del giorno e, inoltre, avevano il loro corrispettivo sul rettangolo verde.

Una su tutte, la “marmelada peruana”: una combine tra Argentina e Perù con quest’ultimo corrotto per perdere con almeno cinque reti di scarto per poter agevolare il passaggio del turno dell’albiceleste vittoriosa, alla fine, per 6 a 0.

Quando toccò ad Argentina ed Olanda, la musica non cambiò. Anche l’arbitro, Sergio Gonella, ebbe il suo bel da fare nel tener sotto controllo una partita che anche Johnny Rep definì “bollente”, tanto che, insieme al resto della squadra, minacciò di non continuare.

Eroe indiscusso del match dello stadio Monumental di Buenos Aires, finita 3 a 1 dopo tempi supplementari, fu Mario Kempes.

Allora in forza al Valencia, Kempes mise a segno una doppietta che, per altro, lo aiutò anche a vincere il titolo di capocannoniere, finendo la manifestazione iridata a quota sei reti. La sua prestazione, però, non mise fine alle polemiche.

Rob Rensenbrink, uno dei protagonisti di quella partita e di quel “Mondiale della vergogna”, come fu poi etichettato a posteriori, anni dopo dichiarò:

Se la traiettoria del mio tiro fosse stata diversa di cinque centimetri, saremmo stati campioni del mondo. In più, sarei stato premiato come miglior giocatore del torneo e miglior cannoniere – tutto nella stessa partita. Perciò mi piace guardare le cose da diverse angolature”.

Una diversa angolatura ed un diverso punto di vista sono, in effetti, ciò che caratterizza la prossima sfida tra le due nazionali pronte a giocarsi l’accesso ad una finale che, nel tumulto argentino, furono spesso invogliati a boicottare.

In più, è bello ricordare, a proposito di diverse angolature, che proprio Mario Kempes, al momento della premiazione, rifiutò la stretta di mano di Videla per correre subito a festeggiare con il resto dello stadio. Perchè loro, di macchinazioni, di consensi e “marmellate”, non ne hanno colpa.

Antonio Scancariello