Argentina, il meglio ed il peggio del Clausura 2012. Arsenal campione per la prima volta, la TOP 11 di Calcio Sudamericano

L’Arsenal vince per la prima volta nella sua storia il titolo argentino.

Per la prima volta della sua cinquantennale storia, l’Arsenal de Sarandì si è laureata campione d’Argentina. La squadra appartenente alla famiglia Grondona è stata la nota lieta del semestre, iniziato con il Boca Juniors favoritissimo che ha però pagato lo scotto della doppia – anzi tripla – competizione. Dunque è il club del Viaducto, periferia della metropoli Buenos Aires a gioire inaspettatamente, in un testa a testa fantastico con il Tigre che ha lottato tutto il semestre con il Promedio e che solo nell’ultima gara, con il pareggio casalingo ottenuto contro l’Independiente, ha abdicato al titolo. Il Boca alla fine è rimasto con un pugno di mosche, soprattutto perchè come tutti sappiamo gli Xeneises – partiti in pompa magna – non solo perdono il campionato, ma anche la Libertadores e se l’8 agosto non dovessero battere il Racing nella finale di Copa Argentina ciò che ne uscirebbe sarebbe un semestre a dir poco fallimentare.

Tra le sorprese stagionali annoveriamo anche qualche altro club come il Newell’s, protagonista fino a 2/3 giornate dalla fine, e l’All Boys. La Lepra, rilanciata e rivitalizzata dalla cura del Tata Martino, ha fatto vedere forse il miglior gioco del Clausura portando alla ribalta giocatori come il laterale destro Santiago Vergini e il centravanti Maximiliano Urruti che dopo aver esordito nell’Apertura scorso ha trovato finalmente la sua prima stagione da titolare in maglia rossonera. Stesso discorso per l’Albo dello stratega Pepè Romero, trascinato da un gruppo solido e grintosissimo in cui nominare qualche protagonista sarebbe ingiusto: dal portiere Nicolas Cambiasso al bomber Mauro Matos, dal millonario Maxi Coronel ad Emmanuel Perea (che tripletta, quella contro il Boca!) per finire con il centrocampista rivelazione Martin Zapata, tutti hanno dato il loro contributo alla causa salvando un club additato come tra i papabili per la retrocessione.

Note positive, ma anche negative: le retrocesse Olimpo e Banfield hanno posto fine alla loro agonia salutando la Primera Division. Il Taladro in particolare, oltre alla retrocessione ha stabilito un altro record: è il primo club a retrocedere nonostante nel suo coefficente Promedio figurassero ancora i punti dell’Apertura 2009, stravinto dall’allora squadra di Falcioni e Tanque Silva. Maluccio anche Estudiantes, Racing ed Independiente: tre società che, per un motivo o per l’altro, sono chiamate a rivoluzionare in vista della prossima stagione. Il Pincha perde Veron e Boselli, e probabilmente perderà anche Enzo Perez e Gabriel Mercado che passeranno al River Plate, mentre per il portiere Mariano Andujar la situazione è critica e probabilmente il numero uno di proprietà catanese saluterà prossimamente La Plata. L’Independiente di Cristian Diaz sfoltirà la rosa, cedendo i pezzi in esubero  come Facundo Parra per togliersi i fardelli dell’ingaggio di chi prende troppo e non rende nulla. Diverso il discorso per l’Academia, che partirà nel prossimo Apertura – assieme alle precedenti due – con un Promedio pericoloso che nemmeno un’eventuale vittoria della Copa Argentina potrà limare.

Un plauso va invece fatto alle quattro neopromosse della passata estate. Si salvano Belgrano, Union, Atletico Rafaela e San Martin; le prime tre (soprattutto i Pirati) in maniera brillante, il Verdinegro vincendo la Promociòn contro il più blasonato Rosario Central. Per il tecnico Facundo Sava, subentrato a stagione in corso, è stata una grande impresa.

LA TOP 11 DI CALCIO SUDAMERICANO – Come di consueto, costruiamo la nostra Top 11 basandoci su quanto si è visto in questo semestre e premiando – forse esageratamente ma meritatamente – i nuovi campioni d’Argentina. In campo schieriamo un 4-4-2 con molta qualità sugli esterni e una forte spinta realizzativa in attacco. A difendere i pali la menzione è d’obbligo per l’unico giocatore del Racing salvabile, ovvero Sebastian Saja. Il Chino, sogno proibito del River Plate, ha parato il parabile e salvato il salvabile in un semestre stregato in cui è stato protagonista anche del famoso scontro con Teofilo Gutierrez dopo il Clasico di Avellaneda. Sulla destra va una vecchia conoscenza del calcio italiano: Santiago Vergini, un passato poco fortunato con l’Hellas Verona, è la rivelazione di una delle squadre rivelazioni. Gerardo Martino lo manda in campo praticamente sempre, e quando lui manca la difesa del Newell’s balla parecchio; molto bravo in fase difensiva, si distingue per le sue proiezioni offensive in attacco per sfruttare le sue doti acrobatiche. Doti che non possiede Damian Perez, gregario mancino dell’Arsenal de Sarandì campione, un trottolino dal moto perpetuo sempre presente e sempre puntuale, preciso. Più che argentino, uno svizzero. In mezzo alla linea arretrata ci sono Lisandro Lopez, l’uomo che con un’incornata ha risolto il campionato, ed uno dei suoi possibili compagni di squadra futuri. Con la Licha schieriamo lo sfortunatissimo Juan Manuel Nacho Insaurralde, arcigno marcatore del Boca Juniors che sul finire del campionato si è procurato un bruttissimo infortunio al crociato del ginocchio destro ed ha dovuto rinunciare alla finale di Libertadores. In mediana spazio a due gregari dei centrocampi protagonisti del clausura: il primo è Jorge Ortiz, girovago che all’Arsenal ha trovato la sua dimensione riprendendosi il posto che gli spetta e facendo ricordare ai tanti appassionati di essere ancora un elemento utile; al suo fianco il tuttofare del Tigre, Romàn Martinez, obiettivo di mercato delle big abbagliate dalla poliedricità di questo ragazzo sgrezzato da Rodolfo Arruabarrena. Il Vasco ha dei meriti anche sull’esplosione del Cachete, al secolo Diego Morales, un trequartista dal destro metafisico che – come tanti estrosi – non aveva ancora deciso cosa fare da grande. Ebbene, la cura Arruabarrena ha restituito al Tigre una mezzapunta intelligente e completa che noi schiariamo a sinistra per lasciare spazio, a destra, ad un freccia colombiana che risponde al nome di Carlos Carbonero. Quando Stefano Borghi, espertissimo di calcio sudamericano, due anni fa ne parlò magnificamente lui giocava ancora nell’Once Caldas. Passò poi all’Estudiantes dove non esplose, ma a Sarandì ha trovato davvero la sua dmensione. Qualche cartellino di troppo, ma corsa, dribbling e gol a volontà. Davanti i due posti li riserviamo al capocannoniere Carlos Luna e al sempre eterno Esteban Fuertes. Due storie diverse ma molto più simili di quanto si possa pensare; il Chino, dopo un paio di stagioni in Ecuador, è tornato al Tigre dove ha ripreso a segnare con insistenza laureandosi capocannoniere con 12 reti. Per il Bichi invece, questo era il passo d’addio: infatti Fuertes lascerà il Colon ufficialmente, anche se a Santa Fe stanno facendo di tutto per tenerlo almeno in dirigenza ma lui ha deciso di prendersi un po’ di tempo per pensarci. A guidare questo undici tocca all’allenatore campione, Gustavo Alfaro. Lo stratega dell’Arsenal – non per nulla è soprannominato “Genio” – ha portato un titolo storico ed insperato a Sarandì; quanto basta per meritarsi una statua davanti al Viaducto.