29/07/2013 – 29/07/2014: un anno senza Chucho

L’Ecuador ha affrontato la Coppa del Mondo nel suo nome, perchè in fondo, se la Tri è arrivata sino alle fasi finali della competizione iridata, il merito è anche suo. Perchè non sono frutto del caso 24 reti con la maglia della propria nazionale; così come non succede a tutti i calciatori di difendere 60 volte l’onore della nazione con le proprie prestazioni, a soli 27 anni.
A vederlo correre e segnare sul prato verde, il Chucho Benitez sembrava a tutti invincibile. Una forza, un agonismo e una carica senza eguali in quel corpo brevilineo e muscoloso: per alcuni era il giocatore ecuadoriano più forte di tutti i tempi, terzo nella classifica di reti segnate all time. Classifica che, senza dubbio, avrebbe scalato in poco tempo.
Il destino ha scelto per lui una strada diversa, che l’ha portato lontano dal pallone e da una rete da gonfiare, lontano da uno spogliatoio e dai compagni di squadra. Ma non per questo ne ha cancellato la memoria: da El Nacional al Birmingham, passando per il Santos e l’América, fino ad arrivare ai qatarioti dell’El-Jaish, società che si era innamorata di Christian, tanto da investire 8 milioni di euro per averlo con sè, senza sapere che avrebbe potuto apprezzarlo solo per 20 minuti.

Lasciare traccia di sè in un mondo che corre veloce, come quello del calcio, non è da tutti: Christian Benitez ci è riuscito. Oggi a ricordarlo non è solo la sua gente, quell’Ecuador che si aggrappava al suo talento nei 90 minuti della partita, non è solo il capitano e amico fraterno Antonio Valencia, che si è tatuato il Chucho sul braccio; a ricordarlo oggi c’è l’intero mondo del calcio. Tifosi, giocatori e allenatori, amanti del Sudamerica e delle storie a lieto fine.
Questa storia purtroppo una fine l’ha avuta e per niente lieta, ma il Chucho Benitez continua a vivere nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di guardarlo esultare dopo un gol, di chi ne ha condiviso armadietto e ritiro pre-partita, ma anche di chi ne sentirà parlare e si innamorerà del calcio, quanto ne era innamorato quel ragazzo di Quito.