Brasile 2014, è di James Rodriguez il gol più bello

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La cocente delusione della finale persa dall’Argentina si dimenticherà con fatica.
Ma oggi, per il Sudamerica calcistico, arriva una piccola soddisfazione: il gol segnato da James Rodriguez contro l’Uruguay (il primo dei due) è stato ufficialmente eletto come marcatura più bella di Brasile 2014.

Un riconoscimento giusto e meritato per il talento cristallino colombiano, che nella rassegna iridata brasiliana si è messo in luce con prestazioni sempre più che positive. La sua Colombia si è fermata (immeritatamente) ai quarti di finale, ma lui – che in questi giorni tratta un suo possibile passaggio al Real Madrid – la sua vittoria l’ha ottenuta lo stesso.

Gotze porta la Germania sul tetto del mondo. Argentina, resta solo rabbia e tristezza

Germania Campione (foto La Stampa)

Germania Campione (foto La Stampa)

La storia si ripete e come ad Italia ’90 sono i tedeschi ad imporsi di misura nella finalissima contro l’ Argentina, diventando Campioni del Mondo per la quarta volta nella loro storia. Quando ormai i calci di rigore erano vicinissimi, è arrivato il gran goal di Mario Gotze al 113′ a stendere l’ Albiceleste, ponendo fine ai sogni di gloria dell’ intero popolo argentino. Trionfo complessivamente meritato quello della squadra di Joachim Löw, ma l’ Argentina deve mangiarsi le mani per le due occasioni clamorosamente fallite da Higuain nel primo tempo e Palacio nei supplementari. La Coppa del Mondo alzata dal capitano Lahm sotto il cielo di Rio de Janeiro rappresenta la prima vittoria di un’ europea nel Continente americano, con il Maracanã a far da cornice ai festeggiamenti (sempre molto composti) della giovane Selezione tedesca. Disperazione e frustrazione per la massa di argentini arrivati fiduciosi nella città carioca a spingere la Seleccion verso il traguardo, a Buenos Aires la delusione è addirittura sfociata in degli scontri selvaggi tra tifosi e polizia, ultima e tragica immagine di una ferita che rimarrà a lungo nei cuori del popolo albiceleste

L' undici argentino

L’ undici argentino

L’ Argentina ha sopratutto il demerito di non essere riuscita ad approfittare nella prima frazione di una Germania scesa in campo assai titubante e anche un pò distratta. L’ infortunio nel riscaldamento di Khedira aveva costretto Löw a rivedere la formazione titolare, inserendo a centrocampo la matricola Kramer accanto a Kroos e Schweinsteiger. E come se non bastasse proprio il povero Kramer è costretto ad uscire dopo soli 30 minuti a causa di un colpo al volto subìto da un intervento con la spalla di Garay; al suo posto Schurrle: mossa all’ apparenza scriteriata, ma che si rivelerà decisiva. Il CT argentino Sabella invece rinuncia all’ ancora acciaccato Di Maria e schiera in campo gli stessi giocatori del match contro l’ Olanda. 

L' undici tedesco

L’ undici tedesco

La Germania non è arrembante come contro il Brasile, tanto possesso palla ma poche idee offensive. Al 21′ distrazione che rischia di condannare i ragazzi di Low, quando Kroos sbaglia grossolanamente un passaggio all’ indietro con la testa e consegna ad Higuain la possibilità di trovarsi a tu per tu con Neuer: gravissimo l’ errore del Pipita che calcia fuori in maniera orribile, graziando la formazione tedesca e forse intimorito dal trovarsi di fronte il portierone del Bayern. Alla mezzora la serata di Higuain prende una piega assai peggiore, quando segna su assist di Lavezzi (il migliore tra gli argentini nei primi 45′) ma vede annullarsi il goal per un fuorigioco comunque netto, nonostante stesse già esultando con alcuni compagni. La Germania si sveglia e ha due buone opportunità con Kroos che ci prova dalla distanza e Schurrle, ma Romero è attento in entrambe le circostanze. Al 40′ Messi semina il panico nell’ area avversaria, scavalcando Neuer con un tocco sotto, fortuna per i tedeschi che l’ ottimo Boateng sia lì e allontani il pallone vicino alla linea di porta. Nel recupero prima dell’ intervallo, calcio d’ angolo dalla destra per gli europei battuto da Kroos, con Howedes che sbuca di testa e coglie il palo da pochi passi. Ultima emozione che poteva costare carissima ai sudamericani.

Gonzalo Higuain spreca il vantaggio

Gonzalo Higuain spreca il vantaggio

Ad inizio ripresa novità nell’ undici di Sabella che sostituisce Lavezzi per dar spazio al Kun Aguero, anche lui di certo non al meglio delle condizioni. L’ Argentina è viva e si rende pericolosa specialmente con i lanci lunghi. Il laziale Biglia pesca Messi che si invola sulla sinistra e in diagonale sfiora di pochissimo il secondo palo difeso da Neuer, che brivido per la Germania. Poco dopo ancora palla in avanti per Higuain che viene sdraiato da un’ uscita all’ arma bianca di Neuer: il portiere prende prima il pallone “investendo” però l’ attaccante del Napoli, che cade a terra e si lamenta con l’ arbitro Rizzoli chiedendo il fallo. All’ 80′ occasione importante per Tony Kroos, che spreca su assist di un Ozil che quando si accende crea sempre delle situazioni di potenziale pericolo. Prima dei supplementari Alejandro Sabella, scongiurata la paura, sostituisce Higuain ed Enzo Perez, inserendo al loro posto Palacio e Gago, mentre Joachim Löw si affida a Mario Gotze per l’ esausto Miroslav Klose. 

Palacio fallisce davanti a Neuer

Palacio fallisce davanti a Neuer

Per la terza volta l’ Argentina è costretta a giocarsi i supplementari, le due squadre sono entrambe visibilmente stanche, ma i tedeschi hanno qualche goccia di carburante in più da spendere. Sopratutto dopo il clamoroso errore di Rodrigo Palacio, che imita lo sciagurato Gonzalo Higuain del primo tempo: è il 97′ quando El Trenza, sfruttando un intervento a vuoto di Hummels, si trova completamente solo davanti a Neuer e tenta un improbabile pallonetto che si spegne sul fondo. Un segno premonitore, infatti l’ Argentina non crea più nulla, concedendo ai tedeschi le ultime fiammate prima degli eventuali rigori. Al 113′ fuga solitaria di Schurrle sulla sinistra, nessuno lo va a contrastare e il giocatore del Chelsea mette dentro un pallone perfetto per Gotze (lasciato colpevolmente solo), che controlla splendidamente col petto e in spaccata insacca alle spalle di Romero. E’ il goal che illumina la serata del Maracanã, che piega le speranze e l’ orgoglio gli argentini, per la prima volta in svantaggio durante tutto l’ arco della rassegna iridata. Inutili gli ultimi assalti confusi dell’ Albiceleste, la Germania è in paradiso. Tedeschi Campioni del Mondo, solo lacrime e amarezza per i sudamericani. 

Il sigillo di Mario Gotze

Il sigillo di Mario Gotze (foto Gazzetta)

Finisce così il Mondiale brasiliano e non è di certo un caso che a vincere siano stati i tedeschi. Messi alle spalle tanti anni di programmazione e fin troppe delusioni (finalisti nel 2002, terzi nel 2006 e 2010), finalmente i Panzer salgono sulla vetta del Globo grazie ad un gruppo unito e pieno di talenti. Guidati da un allenatore serio, che anche ieri sera ha dimostrato tutto il suo valore nelle scelte fatte a partita in corsa. Difficile trovare una nota stonata tra i giocatori scesi in campo durante il Mondiale, ogni interprete ha remato dalla stessa parte fissando come obiettivo il trionfo finale. Girone di qualificazione agli ottavi raggiunto senza patemi, sono state messe in riga Francia e Brasile, addirittura umiliato con sette reti. Paradossale che a far soffrire la Germania, siano stati soprattutto gli algerini agli ottavi di finale. L’ Argentina ha combattuto ieri sera, giocando alla pari e creando le palle goal più nitide, sprecate però da Palacio, Higuain e Messi.

Capitolo a parte merita la prestazione della Pulce del Barca, che nonostante un Mondiale assai opaco è stato premiato a fine partita come miglior giocatore del Mondiale dalla FIFA. Viene da chiedersi il perchè: Messi è stato migliore dei vari James Rodriguez, Robben o Muller? Lo stesso Maradona, che alla vigilia della finalissima aveva spronato Messi indicandolo come leader della squadra, rimane allibito per la scelta della FIFA: “non lo meritava assolutamente, un premio assegnato da sponsor e marketing”, il perentorio commento del Pipe de Oro. E come dargli torto: se questo Mondiale doveva consacrare la Pulga quantomeno al pari di Maradona, non ci siamo proprio. Messi è parso spesso un corpo estraneo al resto della Seleccion e non ha avuto il carisma necessario per trascinare i compagni nei momenti di difficoltà.

Addirittura ci sono delle immagini che mostrano il 10 argentino sentirsi male durante il match, ma lui assicura che fisicamente si sentiva benissimo: “sono solo triste per non aver regalato alla nostra gente un successo che avremmo meritato, non fosse stato per le opportunità sprecate da me, Higuain e Palacio. Ci è mancata un pò di fortuna, eravamo reduci da delle partite sfiancanti e adesso c’è solo tanta delusione da smaltire”. Grande gioia ovviamente sponda tedesca, festeggiamenti giustificati ma tutto sommato sobri quelli dei giocatori della Germania. Il match-winner Mario Gotze è l’ eroe della serata del Maracanã:” è incredibile, indescrivibile la felicità di essere Campioni del Mondo”. Il capitano Philipp Lahm, bandiera della Nazionale, è raggiante per l’ ultimo trofeo conquistato in una carriera piena di successi: “siamo stati i migliori, è un sogno che si avvera”. Come non citare uno come Bastian Schweinsteiger, l’ immagine del suo volto sanguinante dopo uno scontro aereo con Aguero è la fotografia che i tifosi tedeschi porteranno dal Brasile, un lottatore instancabile simbolo di una Germania assetata di vittoria.

Tanto di cappello quindi alla compagine di Joachim Löw, conquistare la Coppa in Sud America è il massimo, specialmente dopo aver fatto piangere brasiliani ed argentini. Il mondo sudamericano deve purtroppo inchinarsi, in particolar modo il Brasile avrà molto su cui lavorare dopo una debacle che resterà negli annali come il più grande tracollo della Selecao. L’ obiettivo adesso per tutte le Nazionali sarà Russia 2018, dove i tedeschi avranno certamente meno da cambiare rispetto a molte altre Selezioni di pari blasone. Il calcio non si improvvisa e in un contesto difficile come quello del Sud America ci sarà molto da faticare affinchè Brasile, Argentina, ma anche Colombia, Uruguay e Cile possano arrivare al livello dei tedeschi, giudicati come esempio da seguire per il futuro.

TABELLINO E PAGELLE

Estádio Jornalista Mário Filho – Maracanã

Germania: Neuer; Lahm, Hummels, Boateng, Höwedes; Schweinsteiger, Kramer (32′ Schurrle); Müller, Kroos, Özil (120′ Mertesacker); Klose (88′ Gotze). Allenatore: J. Low

Argentina: Romero, Zabaleta, Demichelis, Garay, Rojo; Pérez (86′ Gago), Mascherano, Biglia; Messi, Higuain (78′ Palacio), Lavezzi (46′ Aguero). Allenatore: A. Sabella

Arbitro: Nicola Rizzoli (ITA)

Marcatori: 113′ Gotze

Ammoniti: Mascherano, Aguero (A), Schweinsteiger, Howedes (G)

 

GERMANIA

Neuer 6,5 – votato a fine partita come miglior numero 1 della rassegna brasiliana, regala qualche uscita da brivido come quella sul Pipita che poteva costare caro. La sola presenza però impaurisce gli attaccanti argentini, vedi gli errori di Palacio e lo stesso Higuain. Un mostro in quanto a tempismo e sicurezza.

Lahm 6,5 – capitano di mille battaglie, alza finalmente la coppa al cielo. Una buona prestazione, dalle sue parti difficilmente si passa e trovare terzini del suo valore è davvero impresa ardua.

Boateng 7 – un gigante, il salvataggio su Messi è provvidenziale.

Hummels 5,5 – grande classe e tanti buoni interventi, l’ uscita a vuoto su Palacio però è una pecca imperdonabile. Fortuna che l’ interista faccia peggio di lui davanti a Neuer.

Howedes 6 – il meno appariscente del pacchetto arretrato, soffre la velocità di Lavezzi e Messi quando scattano dalle sue parti, ma complessivamente regge bene. Il palo colpito al 46′ da pochi metri è un errore, doveva metterla dentro.

Kramer 6 – scelto al posto dell’ infortunato Khedira fa bene il suo compito, però si fa male dopo soli 18 minuti e deve arrendersi uscendo alla mezzora del primo tempo.

Schweinsteiger 7,5 – all’ inizio soffre, gli manca il consueto partner Khedira come spalla. Col passare del tempo comincia carburare, è ovunque e combatte su ogni pallone. Termina col viso sanguinante, continuando a contrastare qualsiasi argentino gli passi accanto. Un leone.

Kroos 5,5 – graziato da Higuain dopo il retropassaggio sbagliato al 21′, spreca anche due buone occasioni durante l’ arco del match. Tanta quantità, poca qualità.

Muller 6,5 – si vede poco rispetto ad altre partite in cui era stato protagonista assoluto. Ci mette grinta e tanta sostanza, lottando con gli arcigni difensori sudamericani su ogni pallone. Un delitto però premiare Messi come miglior giocatore, quando Muller ha fatto assai meglio durante il Mondiale.

Ozil 6 – la sensazione è che possa fare sempre di più di ciò che realmente fa. Quando si illumina regala giocate e assist importanti, ma ci sono troppe pause durante le sue prestazioni. Giocatore comunque importante.

Klose 5,5 – si nota poco, anche perchè i rifornimenti sono scarsi. Miroslav capisce che non è serata di gloria in zona goal e si sacrifica fino al fatidico cambio con Gotze.

Schurrle 7,5 – un amuleto. Entra ed è sempre decisivo. Temperamento da fuoriclasse, la discesa e il cross per la rete di Gotze sono da applausi.

Gotze 8 – entra all’ 88′ e al 113′ mette la firma sul Mondiale. Una realizzazione splendida che scaccia alcune critiche ricevute in precedenza. Potenziale fenomeno, è lui l’ eroe della Germania.

Mertesacker s.v. – entra alla fine per sedare gli ultimi assalti argentini.

Löw 9 – il tecnico tedesco è bravo e fortunato. Durante il Mondiale prova diverse soluzioni: sbagliata quella di schierare Mustafi e Lahm a centrocampo, giuste tutte le altre. Tempistica perfetta nell’ alternare Klose e Gotze, fa rendere al meglio Schurrle schierandolo sempre a gara in corso. Ha fatto crescere negli anni la Nazionale dandole un gioco offensivo, mai una parola fuori posto, solo tanta dedizione e un immenso lavoro culminato con la vittoria finale. Mago.

 

ARGENTINA

Romero 6,5 – non compie interventi straordinari, ma quando viene chiamato in causa non sbaglia mai. Portiere di valore generale non eccelso, ha disputato un Mondiale al di sopra delle sue possibilità. Tramortito solo dal capolavoro di Gotze.

Zabaleta 6,5 – una partita in cui si danna l’ anima, lotta su ogni pallone. Tatticamente perfetto, si fa cogliere impreparato al 113′, come tutta la difesa.

Demichelis 5,5 – anche lui gioca bene, concede poco e contrasta su ogni avanzata tedesca. Lascia però solo Gotze, una macchia imperdonabile sulla sua prestazione, l’ unica della partita.

Garay 6,5 – giocatore completo, ritrovato al Benfica dopo un periodo negativo. Ottimo il suo Mondiale, sarebbe stata una stagione da incorniciare, non fosse per le finali perse prima col Siviglia e poi con la Germania.

Rojo 6 – il 24enne terzino dello Sporting Lisbona è una delle note più liete dell’ Argentina, giocatore con poca esperienza che ha sempre ben figurato. Mostra un carattere invidiabile, ringhiando su gente come Muller e Klose. Può migliorare tecnicamente.

Biglia 6 – svolge il suo compito di smista-palloni, giocatore assai diverso di quello visto in Serie A. Offre un assist importante a Messi, cala un pò col passare dei minuti.

Mascherano 7 – è stato probabilmente il più bravo della spedizione albiceleste. Qualche sbavatura, ma una generosità e una voglia di lottare che non vengono mai meno. Gioca alla pari con i centrocampisti avversari, un leader e Messi dovrebbe imparare da lui.

Perez 5,5 – il sostituto sulla carta di Di Maria si fa il mazzo, correndo tantissimo e sbagliando poco. Tuttavia non aiuta molto in fase di spinta, esce stremato.

Messi 4,5 – ha la palla per cambiare la storia della sua Nazione e dare ulteriore lustro ad una carriera fino ad ora ricca di soddisfazioni, ma la spreca calciando di pochissimo a lato. Zero reti dagli ottavi in poi, talvolta irritante quando prova a far tutto da solo. Troppe pause e poca stoffa del trascinatore. Però ha un alibi: non si può caricare un singolo calciatore di tutte queste responsabilità, seppur si tratti di un fenomeno. Le partite (specie in un Mondiale) si vincono in gruppo e le pressioni della stampa che continua a paragonarlo a Maradona non hanno di certo giovato alla Pulga. Quasi imbarazzato (giustamente) quando deve andare a prendersi il premio FIFA, ultima “barzelletta” delle tante viste in questo Mondiale.

Lavezzi 7 – le sue scorribande fanno paura alla Germania, nonostante a volte risulti un tantino “fumoso”. Sulla fascia mette in difficoltà Howedes e sostituirlo dopo soli 45 minuti è uno sbaglio di Sabella, a meno che il Pocho non fosse infortunato.

Higuain 4,5 – si mangia il vantaggio che poteva mettere la partita in discesa per l’ Argentina. Quando ti ricapita che Kroos ti serva un assist involontario mettendoti completamente solo davanti a Neuer? i grandi attaccanti si vedono in queste circostanze e il Pipita non è stato all’ altezza della situazione. Tavolta lento e macchinoso, di lui si ricorda solo il goal risolutivo contro il Belgio.

Aguero 5 – insieme con l’ infortunato Di Maria, il grande rimpianto di questa Argentina. El Kun è visibilmente fuori forma, con lui al 100 % la storia dell’ Albiceleste sarebbe potuta essere differente. Sabella avrebbe fatto meglio a risparmiargli questo ingresso in campo, tra l’ altro rischia anche l’ espulsione su Schweinsteiger. Un vero peccato che un attaccante del suo calibro non abbia potuto incidere sulle sorti della Seleccion.

Palacio 5 – di lui gli argentini ricorderanno le reti fallite contro Olanda e Germania ieri sera. In Italia è un cecchino, l’ errore durante i supplementari invece non è degno di un giocatore come El Trenza.

Gago 5,5 – lento, non doveva neanche entrare al posto di Perez.

Sabella 5 – sbaglia i cambi ed è anche sfortunato. Tradito da tutti gli attaccanti, non è colpa sua se Messi è un fantasma e gli altri sprecano goal facili. Ha il merito di aver portato in finale l’ Argentina.

 

 

 

Brasile 2014: Argentina – Germania, la resa dei conti

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Non c’è due senza tre. Argentina e Germania, dopo Messico ’86 ed Italia ’90, sono pronte a contendersi un’altra finale mondiale.

Il bilancio è di perfetta parità: due precedenti, una vittoria per parte. Diego Armando Maradona alza la coppa in Messico ma, appena quattro anni dopo, la Germania, risponde, in una partita in cui non mancano controversie.

Palla a centro, dunque, per l’atto finale di questo sorprendente Brasile 2014 ma non prima di aver passato in rassegna le prime due sfide così ricche di aneddoti e curiosità.

Il primo atto va in scena in Messico, nel 1986.

L’Argentina di Diego Maradona, ha già impressionato tra “Mano de Dios” ed altre prodezze ed arriva in finale dopo aver regolato un altro conto in sospeso, quello con il Belgio, apertosi quattro anni prima, durante Spagna ’82.

Proprio nello stadio che esaltò Maradona contro l’Inghilterra, l’albiceleste conquista il secondo titolo della sua storia, ma non senza soffrire.

La prima parte di gara, comunque, è tutta sudamericana. L’Argentina gioca meglio, mette sotto pressione la squadra tedesca costretta a capitolare sull’incornata vincente di Brown, anche se Schumacher e la sua uscita a vuoto non sono di certo esenti da colpe.

La ripresa, poi, inizia con il migliore degli auspici. Dopo 10 minuti, Jorge Valdano raddoppia, freddando l’estremo difensore tedesco piazzando la palla nell’angolo basso più lontano. Sembra fatta, ma non è così.

La Germania, allora ancora “Ovest”, annoverare campioni del calibro di Karl-Heinz Rummenigge, Lothar Matthaeus e Rudi Voeller, e tranquilli non si può stare.

Nell’ultimo quarto d’ora, il match quasi si capovolge. Rumenigge sfrutta una dormita generale degli argentini su calcio d’angolo ed accorcia le distanze; Voeller, poco dopo, a nove minuti dal fischio finale, lo emula su un’azione-fotocopia.

Ma è qui che sale in cattedra chi è una spanna più su. Maradona, circondato da tre uomini, lancia Burruchaga verso la porta della Germania, ormai votato all’attacco. Solo davanti a Schumacher, Jorge non può sbagliare e mette il sigillo sulla vittoria finale.

Appena quattro anni dopo, nell’edizione successiva giocata in Italia, c’è già la rivincita. La sfida è di tutt’altro tenore.

Si gioca allo stadio Olimpico di Roma, in un clima apparentemente ostile all’Argentina che si vede fischiare l’inno. Maradona non gradisce e gli scappa qualche colorito e nervoso commento.

La sfida sembra risentirne. Le squadre si equivalgono e solo il famigerato “episodio” potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso una delle due compagini.

Suddetto colpo di scena arriva ad appena cinque minuti dal termine, quando l’arbitro assegna un rigore dubbio e discutibile alla Germania per fallo di un giovane Nestor Sensini su Voeller.

Andreas Breheme trasforma dal dischetto, segnando la fine di una delle finali più discusse nella storia dei Mondiali.

Ora, a 24 anni di distanza, con qualuncuno pronto a leggere tra le righe anche un derby in Vaticano, opponendo Ratzinger a Bergoglio, per altro noto tifoso del San Lorenzo di Almagro, le due squadre sono pronte ad una sorta di resa dei conti che metterà la parole fine alla questione. Almeno fino al prossimo incrocio.

Antonio Scancariello
(napolicalcionews.it)

Batistuta alla TV tedesca: “Mi aspetto una grande finale…”

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Gabriel Batistuta, massimo goleador nella storia della Nazionale Argentina con 56 reti tra il 1991 e il 2002, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Tv tedesca, Sport 1:

Batistuta, è già in ansia prima della finale?

Non ancora. Sono molto contento che l’Argentina sia in finale. Tutto il nostro paese è dietro la squadra e tiene le dita incrociate sperando di ripetere il trionfo del 1986. Prima del torneo avevamo tutti sperato che qualcosa di grande potesse accadere, ma adesso siamo fiduciosi che qualcosa di grande si possa avverare.

Merito anche di Alejandro Sabella?

La nostra fase difensiva è migliorata grazie a lui. Sembra tutto molto più ordinato rispetto a prima. Sabella ha portato ordine e compattezza alla squadra.

In attacco ci si basa troppo su Messi, giusto?

Purtroppo sì. E’ tutto focalizzato su di lui il gioco offensivo. Anche Higuain spesso è troppo isolato.

Cosa ne pensa del portiere tedesco, Manuel Neuer. È lui la garanzia di successo dei tedeschi?

Certamente. Ha una calma spaventosa. E’ un grandissimo portiere, mi ha impressionato soprattutto nella gara contro il Ghana.

Si è spesso parlato di rispetto per l’avversario. Quanto è grande il rispetto dell’Argentina nei confronti della Germania?

Storicamente i tedeschi sono stati sempre molto forti in tutte le competizioni. Se non giocasse contro l’Argentina, scommetterei sicuramente sulla vittoria tedesca a questi Mondiali.

Simone Clara

Argentina, è finale! Superata l’ Olanda ai rigori grazie a un super Romero

Maxi Rodriguez sigla il rigore decisivo (melty.it)

Maxi Rodriguez sigla il rigore decisivo (melty.it)

Sarà Europa contro Sud America la finale del 13 Luglio al Maracanã. L’ Argentina passa 4 a 2 ai calci di rigore contro l’ Olanda e approda per la quinta volta nella sua storia alla finalissima di un Mondiale, dove sarà attesa dalla Germania. Se la ricorderanno a lungo i tifosi dell’ Albiceleste la serata di Sao Paulo, in cui hanno sofferto per 120 minuti prima di vedere Messi e compagni trionfare dal dischetto. Una partita disputata sotto un diluvio incessante, equilibrata e piuttosto noiosa, dove le stelle delle rispettive squadre hanno faticato ad emergere e fare la differenza. Lo 0 a 0 che ha portato alla lotteria dei calci di rigore è frutto di un match molto tattico e che non è mai decollato, l’ importanza della posta in palio ha bloccato le due Nazionali che hanno badato sopratutto a difendersi. Semifinale assai diversa da quella vista la sera prima a Belo Horizonte, quando il Brasile veniva umiliato dalla Germania.

Gli argentini gremiscono l’ Arena Corinthians ed esultano in casa dei nemici storici, adesso sono ad un passo dal sogno di una vita: diventare Campioni del Mondo in Brasile. Il raggiungimento della finale (che come nel 1990 vedrà la Seleccion affrontare la Germania in una sfida ricca di fascino) vede celebrati in special modo il portiere Romero e Javier Mascherano: il primo per aver neutralizzato i rigori di Vlaar e Sneijder, il secondo perchè è stato semplicemente il leader in campo e l’ anima della squadra, facendosi trovare ovunque ci fosse bisogno del suo aiuto.

L' Arena Corinthians in maggioranza di fede argentina (clarin.com)

L’ Arena Corinthians in maggioranza di fede argentina (clarin.com)

Nell’ Argentina torna agli ordini di Alejandro Sabella il terzino Rojo, con Demichelis confermato accanto a Garay al centro della difesa. Centrocampo con Biglia, Enzo Perez e Mascherano (quanto è mancato Di Maria), in attacco tridente Lavezzi-Messi-Higuain. L’ Olanda di Van Gaal varia rispetto alla gara contro la Costa Rica: recuperato a sorpresa De Jong a centrocampo, torna quindi in panchina Depay, con Sneijder chiamato ad inventare la giocata per Robben e Van Persie.

Il primo tempo non è certo adatto agli amanti del bel calcio, neanche un’ occasione degna di nota. L’ Albiceleste cerca di approfittare della maggior velocità dei propri attaccanti, senza tuttavia creare grandi difficoltà alla difesa degli Oranje. Nell’ Olanda Van Persie è un fantasma e Robben e Sneijder vengono abilmente imbrigliati dalla strette maglie della retroguardia argentina.

Javier Mascherano sprona i compagni (foto gazzetta)

Javier Mascherano sprona i compagni (foto gazzetta)

Il tecnico Van Gaal ad inizio ripresa opta subito per un cambio: fuori Martins Indi e dentro il più rapido Janmaat. Le squadre non riescono a cambiare marcia, senza andare oltre qualche situazione potenzialmente pericolosa, scongiurata puntualmente da entrambe le difese. Al 62′ fuori anche l’ esausto De Jong e dentro il giovane Jordy Clasie. L’ occasione più importante capita ad Higuain, che arpiona un cross al bacio di Enzo Perez, ma non trova lo specchio con la palla che finisce sull’ esterno della rete. Meglio così, dato che il guardalinee segnala il fuorigioco, per altro inesistente. E’ l’ ultimo sussulto nella gara del Pipita, sostituito all’ 82′ assieme proprio a Perez, al loro posto Sabella inserisce El Kun Aguero e Rodrigo Palacio. L’ Argentina è però troppo sbilanciata e rischia di crollare proprio al 90′: Sneijder pesca Robben che si infila in area a tutta velocità, ma un gran recupero di Mascherano stoppa il tiro dell’ attaccante olandese, salvando probabilmente la porta albiceleste. Un enorme spavento per gli argentini presenti sugli spalti, non accade nient’ altro, si va ai supplementari mentre la pioggia continua a battere sull’ Arena Corinthians.

Gli allenatori sfruttano l’ ultimo cambio a disposizione: nell’ Olanda esce un impalpabile Van Persie per dar spazio ad Huntelaar, dall’ altra parte Sabella riequilibra tatticamente il suo undici con Maxi Rodriguez al posto di uno stremato Lavezzi. E Messi in tutto ciò dov’è? neanche un acuto in 90 minuti, una giocata degna della sua classe che gli argentini tanto agognano. Leo decide quindi di darsi una svegliata e offre due assist deliziosi prima a Palacio e poi a Maxi, ma entrambi sprecano malamente davanti a Cillessen. Niente da fare, saranno i rigori a sancire la seconda finalista di Brasile 2014.

Ed è qua che avviene la magia. L’ eroe che non ti aspetti. Sergio Romero si supera sul primo tiro di Vlaar e sul terzo tentativo olandese di Sneijder, l’ Argentina non sbaglia un colpo (Messi, Garay, Aguero) e firma il suo successo con il quarto rigore di Maxi Rodriguez. Inutili le realizzazioni di Kuyt e Robben per i Tulipani di Van Gaal, ancora una volta gli olandesi si mangiano le mani e vedono così svanire la speranza di poter finalmente aggiudicarsi un Mondiale.

Sergio Romero vola su Sneijder

Sergio Romero vola su Sneijder

Romero viene acclamato dai compagni. Pensare quanti dubbi avvolgevano l’ ex Sampdoria alla vigilia fa capire quanto il calcio possa essere bello ed imprevedibile. Glielo aveva detto Mascherano prima che iniziassero i rigori: “Oggi sarai tu l’ eroe”. Che grinta El Jefecito: idolo del popolo argentino, guerriero inesauribile e personaggio di straordinario carisma. Neanche la violenta testata rimediata contro Wijnaldum ad inizio match ha affievolito lo spirito di Mascherano, il salvataggio su Robben è stata la giocata migliore dell’ intera partita.

L’ urlo di Romero (foto gazzetta)

La Seleccion di Sabella arriva dunque in finale, soffrendo e lottando in pieno stile argentino. Contro la Germania domenica al Maracanã, i suoi ragazzi avranno un giorno di riposo in meno e tanto stress nervoso accumulato in più, rispetto ai tedeschi che si presenteranno da favoriti dopo il 7 a 1 contro il Brasile, che è stato poco più di un allenamento. L’ Albiceleste dal canto suo può contare su un orgoglio smisurato, su un marea di argentini che sosterranno da vicino la Nazionale e su una qualità del collettivo di primissimo livello, che fino adesso si è vista solo a sprazzi. E poi c’è Messi, che in questo Mondiale si è acceso ad intermittenza e ieri (personalmente) ha deluso le aspettative. In partite così’ bloccate, il campione vero deve venir fuori e trascinare la propria squadra. Chissà che El Diez del Barca non abbia riservato le sue migliori giocate di classe proprio per la finale… La gloria è a portata di mano e al Maracanã si potrà compiere un qualcosa che potrà restare indelebile nei cuori degli argentini.

TABELLINO E PAGELLE

Olanda (3-5-2): Cilissen 6; Vlaar 6,5, De Vrij 7, Martins Indi 5 (46′ Janmaat 6); Kuyt 7, Wijnaldum 6, de Jong 6,5 (62′ Clasie 6), Sneijder 5,5, Blind 5,5; Robben 5, Van Persie 4,5 (96′ Huntelaar 5,5). All.: Van Gaal 

Argentina (4-3-3): Romero 9; Zabaleta 6, Demichelis 6,5, Garay 6,5, Rojo 6,5; Biglia 6, Mascherano 8, Pérez 6,5 (82′ Palacio 5); Lavezzi 5,5 (101′ Rodríguez 6,5), Higuain 5,5 (82′ Aguero 6), Messi 5,5. All.: Sabella

Arbitro: Cakir (Turchia)

Ammoniti: Demichelis (A), Martins Indi, Huntelaar(O)

Rigori: Vlaar parato (O), Messi rete (A), Robben rete (O), Garay rete (A), Sneijder parato (O), Aguero rete (A), Kuyt rete (O), Rodríguez rete (A)

 

 

Argentina – Olanda e quel ’78 tra dittature e “marmellate”

Mario Kempes (Photo by Getty Images)

Mario Kempes (Photo by Getty Images)

Dopo 24 anni, la “selecciòn” gioca una semifinale mondiale con gli uomini di Alejandro Sabella opposti all’Olanda di Louis Van Gaal in una sfida che, in passato, già regalò emozioni e controversie.

Nonostante l’incrocio relativamente recente, durante Francia 98, nel quale l’Argentina venne sconfitta ai quarti di finale per 2 reti ad 1, è un altro il precedente che merita attenzione. Mercoledì le due squadre si giocano l’accesso alla finale, la stessa finale che, nel 1978, le circondò di mille polemiche.

Quel mondiale, giocato in casa dai sudamericani, regalò la seconda stella ai padroni di casa ma tra giunta militare, “marmellate peruviane” e “desaparecidos”, in pratica non finì mai.

Argentina ’78 era l’occasione migliore che dittatura militare di Jorge Videla avesse per raccogliere consensi, dare alla propria tirannia un volto più umano e spostare sotto il tappeto la questione delle torture, dei “voli della morte” e dei “desaparecidos”.

Contro Daniel Passarella e compagni, l’Olanda del calcio totale, sebbene già in fase calante. Solo quattro anni prima l’Arancia Meccanica si era arresa alla Germania Ovest in una finale mondiale ed in Argentina cercava il riscatto.

Gli Orange, però, dovevano fare a meno di Johann Cruyff che, salvo ritrattare la sua posizione con molti anni di distanza, insieme al tedesco Breitner, convinto Maoista e critico di Videla, viene spesso indicato come simbolo del boicottaggio contro il Mondiale.

Intanto, intorno al Mondiale, vera e propria macchina del consenso abilmente progettata da Videla, infuriavano le proteste. Manifestazioni contro le violazioni dei diritti umani, come quelle guidate dal gruppo “Madri della Plaza de Mayo”, erano all’ordine del giorno e, inoltre, avevano il loro corrispettivo sul rettangolo verde.

Una su tutte, la “marmelada peruana”: una combine tra Argentina e Perù con quest’ultimo corrotto per perdere con almeno cinque reti di scarto per poter agevolare il passaggio del turno dell’albiceleste vittoriosa, alla fine, per 6 a 0.

Quando toccò ad Argentina ed Olanda, la musica non cambiò. Anche l’arbitro, Sergio Gonella, ebbe il suo bel da fare nel tener sotto controllo una partita che anche Johnny Rep definì “bollente”, tanto che, insieme al resto della squadra, minacciò di non continuare.

Eroe indiscusso del match dello stadio Monumental di Buenos Aires, finita 3 a 1 dopo tempi supplementari, fu Mario Kempes.

Allora in forza al Valencia, Kempes mise a segno una doppietta che, per altro, lo aiutò anche a vincere il titolo di capocannoniere, finendo la manifestazione iridata a quota sei reti. La sua prestazione, però, non mise fine alle polemiche.

Rob Rensenbrink, uno dei protagonisti di quella partita e di quel “Mondiale della vergogna”, come fu poi etichettato a posteriori, anni dopo dichiarò:

Se la traiettoria del mio tiro fosse stata diversa di cinque centimetri, saremmo stati campioni del mondo. In più, sarei stato premiato come miglior giocatore del torneo e miglior cannoniere – tutto nella stessa partita. Perciò mi piace guardare le cose da diverse angolature”.

Una diversa angolatura ed un diverso punto di vista sono, in effetti, ciò che caratterizza la prossima sfida tra le due nazionali pronte a giocarsi l’accesso ad una finale che, nel tumulto argentino, furono spesso invogliati a boicottare.

In più, è bello ricordare, a proposito di diverse angolature, che proprio Mario Kempes, al momento della premiazione, rifiutò la stretta di mano di Videla per correre subito a festeggiare con il resto dello stadio. Perchè loro, di macchinazioni, di consensi e “marmellate”, non ne hanno colpa.

Antonio Scancariello

 

 

 

 

Brasile 2014 – Seleção in semifinale, ma Neymar fa crac

Il Mondiale di Neymar è finito (foto: AFP)

Il Mondiale di Neymar è finito (foto: AFP)

E semifinale fu. Anche se con la sofferenza di sempre. È il Brasile ad accedere per primo alla ristrettissima élite delle magnifiche 4 che si giocheranno il Mondiale 2014, grazie al 2-1 di Fortaleza sulla Colombia deciso, come contro il Cile, dalle zampate di chi arriva dalla difesa. Ma a tenere banco è l’infortunio di Neymar: l’attaccante del Barcellona, la stella della Seleção obbligata a tenere in patria il trofeo, si è fratturato una vertebra a causa di una ginocchiata di Zuñiga e dovrà perdersi il resto del torneo. Ovvero la semifinale e una tra finale e finalina. “Non può recuperare in una settimana” il funereo annuncio di Rodrigo Lasmar, medico della nazionale. I titoli della stampa brasiliana sono tutti per lui. E mentre il napoletano, offeso su internet dopo la dura entrata, si discolpa, il Brasile si chiede ora come affrontare le ultimissime curve senza la sua fuoriserie. “È uno stimolo in più, vinceremo anche per lui” dice Maicon, schierato titolare al posto di Dani Alves. È quello che chiede un intero Paese.

LA PARTITA – Quanto alla gara, dalla possibile goleada si passa a una decina di minuti di sofferenza e tensione in stile Cile. A decidere, ancora una volta, sono i difensori: Thiago Silva devia da un passo il calcio d’angolo di Neymar per portare avanti il Brasile dopo pochissimi minuti, Davíd Luíz (già in gol nell’ottavo con la Roja) disegna la perfetta punizione che non lascia scampo a Ospina. Nel mezzo, tante occasioni per chiudere i conti già nel primo tempo, mancate solo dalla foga di un Hulk tanto propositivo quanto sprecone. E così il finale rischia di diventare una beffa: il fallo di Julio César sul neo entrato Bacca consente a James Rodríguez di firmare, dal dischetto, il sesto centro della sua magnifica competizione. Ma non basta. Colombia a casa, Brasile in semifinale. Anche se, come scrive Lance!, dopo il guaio capitato a Neymar quello di Scolari sembra lo “spogliatoio dell’eliminazione”.

 

BRASILE 2-1 COLOMBIA

BRASILE: Julio Cesar; Maicon, Thiago Silva, Davíd Luíz, Marcelo; Fernandinho, Paulinho (Hernanes 85′), Oscar; Hulk (Ramires 82′), Neymar (Henrique 88′), Fred. Ct: Luiz Felipe Scolari.

COLOMBIA: Ospina; Zúñiga, Zapata, Yepes, Armero; Sánchez, Guarin, Cuadrado (Quintero 80′), James Rodríguez; Ibarbo (Ramos 46′), Teo Gutiérrez (Bacca 71′). Ct: José Pékerman.

Gol: Thiago Silva 6′ (B), Davíd Luíz 68′ (B), James Rodríguez rig. 80′ (C)

Arbitro: Velasco Carballo (SPA)

Argentina – Belgio, quando il calcio diventa storia

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Corsi e ricorsi storici esistono anche nel calcio. Prima o poi ci si incontra di nuovo, pronti a riscattare un brutto risultato o a concedere una rivincita.

E’ successo anche all’Italia che, dopo l’eliminazione da un Mondiale e la sconfitta in finale di un Europeo, rispettivamente nel 1998 e nel 2000, entrambe contro la Francia, si è rifatta con gli interessi vincendo, a sue spese, un Mondiale, nella ormai famosa notte di Berlino.

Una partita del genere è anche Argentina-Belgio, il quarto di finale in programma domani.

Non è la prima volta che un Mondiale mette di fronte le due squadre che, in tale occasione, si sono già incontrate due volte.

La prima volta, come sottolinea anche il quotidiano argentino “El Clarin”, si gioca nel 1982, in Spagna, nella rassegna poi vinta dall’Italia, vede il Belgio vittorioso per 1-0.

In una partita molto tirata ed equilibrata, Vanderbergh castiga l’albiceleste campione in carica e nemmeno Maradona, al suo primo Mondiale, riusce a raddrizzare le sorti della partita. Emblematica la traversa colpita su punizione nei minuti finali.

Quattro anni più tardi, e dunque senza aspettare troppo, arriva la rivincita. Nella semifinale della ormai storica edizione messicana del 1986, le due squadre si affrontano di nuovo, ma il copione è diverso.

Diego ne fa due in poco più di un quarto d’ora, sulla scia di una doppietta ben più famosa, rifilata all’Inghilterra in una partita storica e dai mille significati, incluso quello politico-militare dominato dalla guerra delle Falklands – o Malvinas.

Ora, invece, a 28 anni di distanza, arriva il terzo confronto. Per molti è semplicemente Mertens contro Higuain, la piccola sorpresa belga contro la ben più attrezzata e favorita corazzata argentina ma, come visto, c’è dell’altro.

In più, c’è da notare come un goal di Dries Mertens in maglia azzurra, il primo, al Franchi di Firenze contro la squadra viola, abbia fatto saltare alla mente uno di quelli che Maradona mise a segno nel 1986.

Se di rivincita si tratta, lo dirà il campo ma, se così non fosse, resta la certezza che ci sarà modo, per entrambe, prima o poi, di rifarsi.

ANTONIO SCANCARIELLO
Napolicalcionews.it

L’Editoriale di CS – Il morso di Suarez? No, il “morso della FIFA”

L'episodio chiave di Italia - Uruguay (Fonte: telegraph.co.uk)

L’episodio chiave di Italia – Uruguay (Fonte: telegraph.co.uk)

In questi giorni si è molto parlato della vicenda di Luis Suarez, reo di aver morsicato Giorgio Chiellini durante il match Italia- Uruguay giocato martedi scorso.
Per l’attaccante uruguagio si tratta del terzo episodio di questa portata.
La prima volta a farne le spese fu Bakkal del PSV Eindhoven, poi Ivanovic del Chelsea ed ora il difensore azzurro.
Insomma, mancava il morso in maglia Celeste dopo Ajax e Liverpool.
Chiunque abbia un minimo di buon senso non può non indignarsi davanti a questo episodio.
La nazionale uruguagia ha nella sua caratteristica principale quella di non mollare mezzo centimetro e di dare il tutto per tutto per quella maglia che è come fosse un tuatuaggio, un credo, un onore.
Ma così proprio non ci siamo. Questa non è una critica nei confronti di tutti i giocatori uruguagi, ci mancherebbe, è una critica nei confronti di un giocatore che non si deve permettere di compiere simili gesti e che per un momento ha dimenticato a pieno i valori della maglia che indossa senza nessun tipo di scusante.
L’indignazione è stata profonda da parte di tante persone, compreso Chiellini che ha insistito nel far vedere all’arbitro il morso subito e ha rilasciato questa dichiarazione dopo la partita: “Suarez? La FIFA gli permette di fare il furbo”. Peccato che appena saputo della squalifica è rimasto dispiaciuto dalla “mano pesante” usata dalla FIFA: “Non ci sono sentimenti di gioia, di vendetta o di rabbia. Lui e la sua famiglia dovranno affrontare ora un periodo molto difficile: merita di stare coi compagni.”
Ma come? Prima si urla ai quattro venti che è un gesto riprovevole e si pizzica la FIFA e poi dispiace dei 9 turni e 4 mesi di stop?
Anche qui non ci siamo.
Ma la cosa che più mi dà fastidio della vicenda è la difesa a spada tratta di compagni (alcuni), allenatore e persino le istituzioni politiche nella persona del presidente Mujica.
Insomma, quella difesa che va fatta per forza e comunque anche quando da difendere non c’è niente.
Diego Lugano: “Nessun morso, cicatrici vecchie” oppure “Non ho visto morsi perché non ce ne sono stati”.
Oscar Washington Tabarez: “Chiellini era da squalificare”, “è stato commesso un errore, non un crimine” (per la seconda affermazione nulla da eccepire per il crimine, ma sull’errore…)
Già di per se le due dichiarazioni sono discordanti ma ognuno può aver visto un po’ quello che vuole, anche se risulta strano visto che il difensore centrale era nello stesso posto di Tabarez a momento del fatto.
Per fortuna, però, qualcuno ha ben pensato di mettere un attimo da parte Suarez, come per esempio il bookmaker “888 Poker” che in un suo comunicato ha annunciato la fine del rapporto con l’attaccante uruguagio ingaggiato soltanto due mesi fa come testimonial.
Anche Adidas ha voluto prendere le distanze nella persona  portavoce Oliver Brueggen: “Adidas non tollera il comportamento tenuto recentemente da Lui Suarez. Gli ricorderemo una volta di più gli alti standard che ci aspettiamo dai nostri giocatori. Non svolgeremo attività di marketing con Suarez durante i Mondiali”.
In questi giorni sono arrivate le scuse di Suarez (a testimonianza che qualcosa ha fatto) a Chiellini il quale sembra aver già dimenticato l’episodio, d’altronde le parole dette lo facevano già presagire
In conclusione: si è detto che Suarez usufruisce di uno psicologo che lo segue nell’arco della stagione, ottima cosa, ben venga. Però il Pistolero non sembra ancora guarito e forse 9 partite e 4 mesi di stop possono non essere sufficienti.
MATTEO MAGGIO

Trionfo Colombia, James Rodriguez elimina l’ Uruguay e mette il Brasile nel mirino. Il Maracanã ai piedi del fantasista cafeteros

James si coordina e infila l' 1 a 0

James si coordina e infila l’ 1 a 0 (foto gazzetta.it)

E’ stato presentato alla vigilia come il Mondiale di Neymar e Messi. La partita di ieri sera incorona però un altro fenomeno, James Rodriguez, dimostrando come il numero 10 colombiano abbia tutte le carte in regola per prendersi la scena a livello planetario. Ha trascinato la Colombia con una doppietta verso un traguardo storico, il quarto di finale contro il Brasile si appresta ad essere etichettato come uno dei match più vibranti dell’ intera rassegna brasiliana. L’ Uruguay ha lottato, svegliandosi però troppo tardi. La domanda più frequente per i tifosi della Celeste è come sarebbe potuta finire con Luis Suarez in campo, osannato in mille modi dagli aficionados sugli spalti. Mancavano infatti le due stelle delle rispettive Selezioni, il Pistolero e il lungodegente Radamel Falcao, ma lo spettacolo non è mancato assolutamente. E’ mancato piuttosto l’ Uruguay nel primo tempo, eccessivamente attendista la squadra di Oscar Tabarez che non è mai riuscita a rendersi pericolosa per i primi 45 minuti, concedendosi troppo agli attacchi dei Cafeteros. In una splendida cornice come quella del leggendario Maracanã, la stella che brilla si chiama James Rodriguez (capocannoniere del Mondiale con 5 reti) e adesso la Colombia sogna in grande; la Selecao di Felipe Scolari è avvertita, i ragazzi di Pekerman hanno voglia di continuare a stupire. 

L’ Uruguay schiera un undici difensivo, torna titolare Maxi Pereira con Diego Forlan ad occupare il posto di Suarez accanto ad Edinson Cavani. La Colombia varia rispetto alla formazione vista nei gironi, infatti in attacco tocca al tandem Teo Gutierrez-Jackson Martinez provare a scardinare la retroguardia uruguayana, solo panchina per Ibarbo. I primi 25 minuti sono di studio e risultano abbastanza noiosi: Cafeteros che amministrano il possesso palla alla ricerca del varco giusto, mentre la Celeste si chiude senza particolari problemi. Ci vuole un’ illuminazione per sbloccare la gara, la giocata del campione. Al 28′ James Rodriguez si accomoda con il petto la palla al limite dell’ area e calcia al volo prima che questa tocchi terra: il suo sinistro è magico, nasce una traiettoria impeccabile che si insacca in goal dopo aver toccato la traversa. In delirio i colombiani presenti (in maggioranza) al Maracanã, esaltati da questa perla del loro funambolo con la camiseta diez. Annichiliti gli uruguayani, così come Muslera che nulla ha potuto per evitare il vantaggio colombiano. Gli animi si innervosiscono, alcune scintille in campo tra i vari protagonisti rendono la sfida sempre più accesa. Cavani prova a svegliare i suoi con una punizione di poco alta, poi Ospina respinge un destro del Tata Gonzalez. Nullo in fase offensiva Diego Forlan. Si va negli spogliatoi con in Cafeteros meritatamente avanti.

L’ inizio ripresa vede subito la squadra di Pekerman gettarsi alla ricerca del raddoppio, contro un Uruguay rientrato sulla cancha spaesato e privo di idee. Al 50′ un’ azione da manuale della Colombia: Teofilo prende palla sulla destra e la passa a Jackson Martinez che allarga sulla sinistra per Armero, cross al bacio in direzione secondo palo per la testa di Cuadrado che serve il tap-in facile al solito James, stavolta nei panni di rapace attaccante. Difesa uruguagia messa e ferro e fuoco, è un gioco da ragazzi per Rodriguez siglare la sua doppietta personale. Si fa durissima per la Celeste e Tabarez decide di buttare dentro Stuani e Gaston Ramirez per Forlan e Alvaro Pereira. A questo punto la Colombia può arretrare e l’ Uruguay esce dal guscio. El Cebolla Rodriguez, tra i più attivi, impegna Ospina dalla distanza con un violento sinistro a fil di palo, ma il portiere si salva in corner. Ci prova Cavani di testa senza fortuna e Maxi Pereira ha un’ ottima opportunità all’ 80′, quando Ospina gli sbarra la strada. All’ 84′ ancora El Matador Cavani pericoloso, il suo destro dal limite viene messo in angolo dal perfetto Ospina. Forse l’ Uruguay meriterebbe il punto della bandiera, ma niente da fare, la porta colombiana rimane immacolata.

 

Esce e saluta il Mondiale dunque un Uruguay comunque positivo, eliminato da una Colombia nettamente superiore sotto l’ aspetto tecnico. Senza Suarez il potenziale offensivo è dimezzato e la stampa celeste accusa la FIFA: secondo i giornali il gruppo è rimasto scosso dalla vicenda della squalifica al Pistolero e con lui in campo sarebbe andata diversamente. Ai quarti di finale c’è però la Colombia di Josè Pekerman, meritatamente. Non osiamo pensare l’ ansia di tutto il popolo cafetero per questa sfida contro il Brasile; Neymar e compagni hanno evidenziato notevoli difficoltà contro il Cile e saranno più stanchi mentalmente e fisicamente dei colombiani. Un’ impresa quindi possibile per un undici che gioca semplicemente benissimo e ha caratteristiche che potranno mettere in difficoltà enorme i brasiliani. Un altro derby sudamericano tutto da gustare.

Gli uruguayani omaggiano Suarez

Gli uruguayani omaggiano Suarez

Nel post gara alcune dichiarazioni dei protagonisti di questo Colombia-Uruguay. Diego Godin, anche stavolta tra i migliori nell’ Uruguay, dice che “la Nazionale ha unito il Paese, la gente è sempre stata dalla nostra parte. Abbiamo regalato un tempo, peccato ma dobbiamo essere orgogliosi di quanto fatto al Mondiale”. Amareggiato Arevalo Rios: “abbiamo avuto tutti contro, a partire dal girone in cui ci davano già per spacciati. Il gruppo ha dimostrato di che pasta è fatto, usciamo a testa alta”. Il Maestro Tabarez è sempre il solito impassibile galantuomo: “orgoglioso di questi ragazzi, sapevamo che tipo di squadra è la Colombia: fanno tanto possesso e individualmente hanno talento. Hanno sbloccato la partita con un’ invenzione di Rodriguez e nel secondo tempo ci abbiamo provato in ogni modo a riaprire il risultato. Ringrazio i miei uomini, il mio futuro lo valuteremo insieme all’ AUF”. Sponda Cafeteros, Josè Pekerman è sicuramente soddisfatto: “felice per il popolo colombiano, meritano un traguardo come questo, ambito da molto tempo. E’ sempre complicato giocare contro l’ Uruguay, ha un gran tecnico e giocatori importanti. Il nostro primo tempo è stato ottimo, adesso il Brasile. James? è fondamentale avere giocatori come lui, ha qualità fuori dal comune”.

Finisce così un ciclo per l’ Uruguay, tanti saluteranno la Celeste a partire presumibilmente da Diego Forlan, che avrebbe voluto incidere diversamente in questo ultimo Mondiale. Poco da rimproverare comunque ai ragazzi di Tabarez, spremuti da un girone proibitivo e senza la stella Luis Suarez hanno dovuto soccombere contro un avversario fortissimo come la Colombia. Adesso si valuterà il futuro con Tabarez e si inserirà progressivamente qualcuno dei tanti giovani talenti nati nel Paese della Garra Charrua, sperando che riescano quantomeno ad eguagliare i successi ottenuti da questo Uruguay. La Colombia invece tocca il cielo con un dito e si concentra immediatamente per battere il Brasile. Squadra solida e piena di qualità quella di Pekerman, che ha allestito una macchina da guerra spaventosa. In porta Ospina è stato una garanzia fino ad ora, perfetto contro l’ Uruguay, ha dato sicurezza ad un reparto arretrato che sta rendendo oltre le più rosee aspettative. Zuniga, Zapata, Yepes e Armero formano una cerniera affiatatissima e su standard assai superiori a quelli fatti vedere in Serie A. A centrocampo Sanchez e Aguilar mischiano abilità tattiche a buone doti in fase di impostazione e potranno dare filo da torcere alla mediana del Brasile. Le soluzioni sugli esterni e in attacco sono svariate: Rodriguez e Cuadrado stanno facendo i fenomeni, Gutierrez e Martinez sono punte inserite benissimo nei meccanismi oliati della Selezione colombiana. Teofilo non sarà un bomber e spesso viene criticato: il suo lavoro in campo lo tiene generalmente lontano dalla porta, ma tanti colleghi più sponsorizzati di lui dovrebbero prendere spunto dai suoi movimenti. L’ intelligenza tattica e la dedizione di questo attaccante sono fuori discussione. E considerando che in panchina c’è gente come Ramos, Quintero e Ibarbo, Pekerman ha solo l’ imbarazzo della scelta. Chissà se la sua Colombia riuscirà nel miracolo sportivo di far fuori i padroni di casa brasiliani, di certo la sua Nazionale è già nella storia.

 

URUGUAY – COLOMBIA 0 – 2

STADIO: Maracaná de Río de Janeiro

Arbitro : Björn Kuipers

URUGUAY: Fernando Muslera 6,  José María Giménez 5,5 , Diego Godín 6,5 , Martín Cáceres 5,5 , Maximiliano Pereira 5,5, Alvaro Pereira 5 , (52′ Gastón Ramírez 5,5), Alvaro González 5 ,  (66′ Abel Hernández 5), Egidio Arévalo Ríos 6, Cristian Rodríguez 6,5 , Diego Forlán 5 , (52′ Christian Stuani 5) y Edinson Cavani 5,5. DT: Oscar Tabárez.

COLOMBIA: David Ospina 7,5, Camilo Zúñiga 6,5 , Cristian Zapata 6, Mario Yepes 6,5 , Pablo Armero 7, Abel Aguilar 7, Carlos Sánchez 6,5 , Juan Cuadrado 7 (80′ Fredy Guarín sv), James Rodríguez 9 (84′ Adrián Ramos sv), Jackson Martínez 6,5 y Teófilo Gutiérrez 6,5 (67′ Alexander Mejía 6). DT: José Pekerman.

GOL: 28′ , 50′ James Rodríguez (C).

AMMONITI: 54′ José María Giménez (U), 77′ Diego Lugano (U), 78′ Pablo Armero (C).