La storia santastica: da Pelé a Neymar, 100 anni di Santos

100 anni di Santos (foto: Gonza Rodriguez per Globoesporte)

Non è un pesce d’aprile, pure se il soprannome è quello, Peixe, e se oggi si festeggia il compleanno. No, il Santos non è uno scherzo. Anzi: è una cosa serissima. E centenaria, da oggi. Compie un secolo di vita uno dei club più grandi al mondo, miglior sudamericano del XX secolo secondo un sondaggio promosso dalla Fifa nel 2000. 14 aprile 1912-14 aprile 2012: la storia del calcio si tinge anche di strisce bianconere.

1912: la prima formazione del Santos

Santos è il porto dove Charles Miller, studente nato a San Paolo da padre scozzese e madre anglo-brasiliana, sbarca nel 1894, di ritorno da un viaggio studio a Southampton, con 2 palloni in mano. In Inghilterra ha conosciuto ed apprezzato il football, in Brasile riuscirà a introdurlo nelle abitudini e nei pensieri quotidiani della gente. Per la fondazione del Santos, però, si devono attendere 18 anni. È il 14 aprile del 1912 quando Raymundo Marques, Mário Ferraz de Campos e Argemiro de Souza Júnior, tre sportivi cittadini, decidono di dare vita al Santos Football Club. Il primo presidente è Sizino Patuska, fondatore dell’Americano di San Paolo. I colori sociali, inizialmente biancazzurri con inserimenti dorati -come quelli del Clube Concordia, nella cui sede si svolge la riunione di fondazione- diventano bianconeri l’anno seguente. Curiosità: lo stesso giorno in cui nasce il Santos, accade la tragedia del Titanic. Per un gigante che muore, un altro che ha appena visto la luce.

1935, il primo titolo: 2-0 al Corinthians e campionato paulista in bacheca

Pelé è a qualche decennio dallo scrivere le pagine più importanti della storia del Santos, ma intanto c’è chi gli prepara la strada. Come Araken Patuska, figlio del primo presidente, e Arnaldo Silveira, nipote, autore del primo gol della storia santista nell’amichevole vinta per 3-2 col Santos Athletic Club, meglio conosciuto come “Club degli inglesi”. Già, i gol: più di una costante per il Peixe, che con 11793 reti, compresa quella segnata da Neymar al São Caetano domenica scorsa, è attualmente il club più prolifico della storia del calcio. Nel 1927, addirittura, la squadra ne fa 100 in 16 incontri, media di 6,25 a partita, nel torneo statale di San Paolo. Ma il titolo sfugge nella gara decisiva contro il Paulista (2-3). Sono decenni colmi di gloria (e di gol, appunto) ma vuoti di trofei. Tabù interrotto nel 1935: il 2-0 al Corinthians (reti di Patuska e Raul Cabral Guedes) dà al Santos il campionato paulista fino a quel momento soltanto sognato. È il primo titolo, ma per i successivi si dovrà aspettare ancora parecchio tempo.

La leggenda: Pelé, o Rei

20 anni, per la precisione. Nel 1955 una bacheca impolverata viene nuovamente riempita con il secondo titolo paulista, conquistato grazie a un cambio di strategia: basta giocatori affermati ma senza stimoli, meglio scommettere su chi arriva dalle giovanili. La scelta si rivela azzeccata, e non occorre neppure ricordare chi sia il simbolo per eccellenza dello stil novo santista: Edson Arantes do Nascimento detto Pelé. Doveva finire al Bangu: la madre, Dona Celeste, lo indirizza a Santos. Dove esordisce a soli 15 anni, il 7 settembre del 1956, in un’amichevole vinta per 7-1 contro il Corinthians di Santo André. Sarà chiamato in nazionale per la prima volta già l’anno seguente, a 16 anni. Con quello che di lì a poco diventerà O Rei, ma anche con Zito, Coutinho, Pepe e Dorval, negli anni 60 comincia la gloria, quella vera. Fatta di titoli statali, nazionali (5 volte la Taça Brasil, una volta il Robertão, i precursori del Brasileirão) e soprattutto internazionali: 2 Libertadores, altrettante Intercontinentali (1962, 1963).

1969: per il Santos si fermano pure le guerre

Nel 1963, dopo un’epica tripla sfida vinta contro il Milan, a bissare il successo dell’anno precedente sui portoghesi del Benfica, il Santos è la prima squadra a conquistare il mondo per 2 volte di fila. E la prima a interrompere una guerra: quella in Congo, dove nel 1969 il Peixe si reca a disputare alcune amichevoli attirando l’attenzione anche dei combattenti, pronti a fermare le ostilità per poter seguire da vicino le gesta di Pelé e compagni. Anche se «in realtà i conflitti sono due: anche quello in Nigeria fu paralizzato all’arrivo del Santos» precisa lo storico Guilherme Nascimento. Quando il Re, dopo 1091 reti (sui 1283 ufficializzati dalla Fifa), lascia nel 1974 il Brasile per concludere la carriera negli States, comincia inesorabile il declino santista. Un paio di titoli paulisti e nulla più in bacheca per più di 20 anni, fino al trionfo in Copa Conmebol 1998 contro il Rosario Central. Uno spartiacque tra il senso di smarrimento post-Pelé e la nuova generazione di Meninos da Vila: quella dei Diego, dei Robinho, degli Alex.

2002: Diego e Robinho riportano il Santos ai vertici

Va ad Emerson Leão, al Santos nel 1998 e dal 2001 al 2004, una buona fetta di merito per i successi di inizio secolo. «Il presidente voleva comprare stelle, ma io lo costrinsi a dare fiducia ai giovani che avevo in casa. E lui: “È pazzo, retrocederemo”. Ma io ero certo che avrebbe funzionato». Funziona: 2 titoli del Brasileirão (2002 e 2004, il secondo con Vanderlei Luxemburgo subentrato in panchina), una finale di Libertadores persa col Boca Juniors (2003). Soprattutto, un modo di intendere il calcio che trae esempio dal passato e dalla necessità, divenuta virtù, di affidarsi ai talenti formati nelle giovanili. L’ultimo, chiaro, è Neymar. Miniera d’oro che porta con sè sponsor e tanti soldi, tanto che la decisione di fare uno strappo alla regola, resistendo agli assalti europei e trattenendo il gioiello, non si sta rivelando affatto controproducente dal punto di vista economico. Dal punto di vista sportivo, superfluo pure parlarne.

Neymar, presente e futuro santista

Il fenomeno dagli improbabili capelli alla mohicana e dal dribbling stordente ed irridente vince quasi da solo la Copa do Brasil 2010 e la Libertadores 2011, conquistata dopo una doppia finale col Peñarol. Coincidenza, lo stesso avversario contro cui Pelé alzò il primo trofeo continentale nel 1962. C’è da scommettere che il Peixe grande non si fermerà qui, e continuerà a inghiottire quelli piccoli. Con Muricy Ramalho in panchina e Paulo Henrique Ganso a coadiuvare, il bis nel 2012 è tutt’altro che impossibile. Nell’ambiente, del resto, ci tengono parecchio ad onorare la ricorrenza: «Ho già vinto al Fenerbahçe nell’anno del centenario, spero di ripetermi qui. Alcuni club non hanno portato a casa nulla nella stagione in cui hanno compiuto 100 anni, noi speriamo di vincere 2 o 3 trofei» dice il capitano Edu Dracena. Ma è chiaro che anche senza tituli una storia del genere, omaggiata in questi giorni da feste, libri e persino un film (“Santos, 100 anni di calcio arte”), non potrebbe comunque essere macchiata. Una storia santastica, appunto. Altri 100 di questi anni, Santos.