Club Cerro Porteño

Lo scudo del Cerro PorteñoIl Club Cerro Porteño è una delle istituzioni calcistiche e sociali più importanti del Paraguay. Insieme – e contro – all’Olimpia è la squadra che raccoglie le passioni ed i dolori del popolo paraguayano, los guaranies, come vengono chiamati, dal nome della popolazione (i guaraní, appunto) autoctona, presente nel territorio all’arrivo degli spagnoli che portarono la barbarie della conquista, della civiltà, degli stermini.

SQUADRA Club Cerro Porteño
FONDAZIONE 1 ottobre 1912 (99 anni)
COLORI Maglia palata rosso-blu, pantaloncini blu, calzettoni rosso-blu
CITTÀ Asunción (Barrio Obrero)
STADIO General Pablo Rojas (32.910)
PALMARÈS

Primera División de Paraguay: 28 (1913 (imbattuto), 1915, 1918, 1919, 1935, 1939, 1940, 1941, 1944, 1950, 1954, 1961, 1963, 1966, 1970, 1972, 1973, 1974, 1977, 1987, 1990, 1992, 1994, 1996, 2001, 2004, 2005, 2009A)

Apertura: 5 (1997, 2001, 2004, 2005, 2009)

Clausura: 7 (1996, 1998, 1999, 2001, 2004, 2005, 2006) (imbattuto)

SOPRANNOME/I Ciclón del Barrio Obrero, El Club del Pueblo, La Mitad más uno, Azulgrana
CLASSICO/I RIVALE/I

Super Clásico (contro l’Olimpia); Clásico del Vecindario (contro il Nacional)

ALLENATORE Hugo Caballero

Il Cerro Porteño fu fondato nel 1912. In una zona della capitale del paese, Asunción, denominata Capilla San Juan c’era un terreno sgombro, utilizzato sin dal 1911 dai ragazzi del barrio per giocare al calcio. Poco distante, la signora Núñez aveva la sua casa e ospitava per le merende i ragazzini della zona, amici dei suoi quattro figli, che giocavano anche loro. Fu in questo contesto che, il 1 ottobre del 1912, un gruppo di amici appassionati di calcio fondò il Cerro Porteño Footbol Club, destinato a diventare uno dei club más clásicos del Sudamerica.

Atto di Fondazione

“1 ottobre 1912. Nella città di Asunción, capitale della Repubblica del Paraguay, il primo di ottobre del millenovecentododici, riuniti nella casa della signora Susana Núñez, nella Capilla “San Juan”, approvarono, previo scambio di pareri, la costituzione di un’associazione a cui si da il nome di Cerro Porteño Football Club e la cui finalità sarà la pratica del calcio”.

Il perché di un nome

Cerro, questo è abbastanza semplice. In spagnolo (sia sudamericano che castigliano) significa monte (bellissime le descrizioni dell’etnologo e scrittore indigenista José María Arguedas sui cerros del Perú). Il cerro di cui parliamo è quello anticamente conosciuto come Cerro Mba’e o Rambado, nelle vicinanze della città di Paraguarí, capitale del dipartimento omonimo. È una zona che si trova a sud di Asunción. Dopo il 1811 cominciò ad essere conosciuto come Cerro Porteño, in virtù della battaglia (la batalla de Cerro Porteño, appunto) che si consumò tra la truppa del Generale Belgrano (guardate in Argentina quanti club portano questo nome…) e le truppe realiste del Paraguay, che si rifiutavano di riconoscere come autorità suprema la Junta Gubernativa de Buenos Aires. Ma perché Porteño? Questo termine significa, sostanzialmente, “abitante del porto”, ed è il “soprannome” con cui si indicano gli abitanti di diverse città portuali dell’America Latina, anche se la più conosciuta e quella in cui il termine ha più pregnanza, è Buenos Aires, con stretto riferimento alla città vera e propria. Quindi, il termine Porteño è da riferirsi al Generale Belgrano e ai soldati argentini, quasi tutti bonaerensi. Ecco il motivo. Questo nome fu dato in omaggio alla prima vittoria paraguayana; a contribuire a quest’aura romantica interviene anche il fatto che non si fa menzione di chi propose il nome: uscì dal genio popolare – ecco il romanticismo – e fu unanimamente accolto. È probabile comunque, che i fondatori della squadra avessero in mente il nome del Club Cerro Porteño di Paraguarí, base contadina e proletaria agli inizi del 1909. Ogni squadra ha i suoi eroi, i suoi simboli, i suoi legami con la storia; anche il Cerro Porteño. Nel 1962 esce un libro sulla storia del club azulgrana (Escobar, Rocholl, Talavera, “Peregrinación al Cerro Porteño”. Cincuenta años de historia azulgrana); in questo testo viene raccontato del pellegrinaggio del 22 gennaio 1939. Circa 600 persone, in rappresentanza dell’istituzione, partono dalla Stazione Centrale di Asunción alla volta del Cerro Porteño: qui depositarono una lastra di marmo con la scritta: “Il Club Cerro Porteño ai precursori dell’indipendenza 1811-19 gennaio 1939“.

Soprannomi: Marx e la lotta di classe

Cosa c’entrano adesso Marx, la lotta di classe e una squadra di calcio paraguayana? In un certo modo, c’entrano. Dovuto alle umili origini dei suoi fondatori e tifosi, il Cerro Porteño ricevette l’apodo di  club del pueblo (club del popolo). Il Paraguay dell’inizio del ‘900 (ma in America Latina le disuguaglianze sono ancora evidentissime) era un luogo fortemente marcato da un classismo esacerbato, e i rivali della squadra la bollarono, in maniera spregiativa, come squadra del popolo, di gente ignorante, bassa. Ma evidentemente non conoscevano né Marx, né la lotta di classe. Il soprannome, da offensivo e sprezzante, fu abilmente capovolto dai cerristas in qualcosa di positivo, tant’è che compare nello scudo araldico del club. In più, nel 1920, la Comisión Directiva del club, il cui presidente era all’epoca il prof. Adriano Irala, in un comunicato all’opinione pubblica, scrisse: “Il club del popolo. Questo nome costituisce per noi il timbro di orgoglio più legittimo, nato fra il popolo, organizzato sulle basi dell’uguaglianza e della fratellanza, il nostro club è veramente il Club del Popolo“. Anche nell’inno, apparso per la prima volta negli anni ’30, orgogliosamente si rimarca: “Cerro Porteño el Club del Pueblo” (Himno del Club Cerro Porteño. Ma il Cerro Porteño è anche la Mitad más 1 (la metà più 1), perché, nel 1952, un concorso organizzato dal settimanale sportivo El Golero, assegnò agli Azulgrana il titolo di club più tifato dai paraguayani.

Azul y grana

Nelle trentadue rivoluzioni, sempre perse, dal Colonnello Aureliano Buendía, uno dei protagonisti di Cien años de soledad (Cent’anni di solitudine) del colombiano García Márquez, c’è la metafora dell’America Latina. Gli scontri fratricidi tra opposte fazioni; il Paraguay della fondazione del Cerro Porteño non differiva, in questo senso. I colori della squadra non si devono alla casualità, né a scelte estetiche, tantomeno ad omaggi per altre squadre. Nel Paraguay della fondazione del Cerro Porteño quei colori rappresentavano los colorados (rosso) e los liberales (blu). E qui, interviene sempre la figura mitica, quasi una generatrice, doña Susana Núñez. Aveva deciso che il Cerro Porteño non sarebbe stato attraversato da lotte intestine, politiche. Casa sua, la vera culla della squadra, era un luogo di libera vita politica: lei liberale, suo marito colorado. Allora, cucì una bandiera rossa e blu, a testimonianza dell’unione e del superamento di dibattiti e lotte politiche per un unico scopo: il Cerro Porteño.

  • Luca

    complimenti domenico
    davvero un bell’articolo

    onestamente sono venuto a conoscenza di questo club da un annetto o gou di li, da quando seguo di piu il calcio sudamericano dal mio pc dublinese, paerto verso il calcio di tutto il mondo :-)

    In bocca al lupo alla Juve per le ultime 4 gare verso il tricolore, tranne una (sono leccese!)